Ormai è uno stillicidio. Continuano gli addii alla Lega, soprattutto in direzione Futuro nazionale. Il gruppo alla Camera di Roberto Vannacci si prepara ad accogliere Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof, ma anche i forzisti Attilio Pierro e Davide Bergamini (entrambi però ex Carroccio), arrivando così a otto deputati e nessun senatore. La conferma dovrebbe arrivare sabato, all’iniziativa futurista in programma a Viareggio. Lascia ufficialmente il partito di Matteo Salvini, invece, Erik Pretto. Il deputato vicentino abbandona la Lega dopo quasi 20 anni «con un senso di amarezza enorme», confida ad Avvenire. Pesano tante incomprensioni con la leadership, sfociate in accuse di morosità e carte bollate. «Dal 2018, tra contribuzioni dirette o indirette ho versato 322mila euro al partito», replica Pretto che – prima di riporre per sempre il fazzoletto verde nel cassetto – ha inviato le sue memorie difensive. I rumors ora lo danno in direzione Forza Italia. «Non è all’ordine del giorno un mio passaggio a Fn», ci dice Furgiuele, deputato calabrese noto per l’evento sulla remigrazione alla Camera. Salvo aggiungere che «questa non è la Lega in cui sono cresciuto io. Si parla di progetto o programma, non di sogni o identità. Prospettive? Boh». Sul suo ingresso in Fn, però, arrivano conferme. (“Avvenire” – Gianluca Carini)
Sono lontano mille miglia dalla storia e dalla cultura leghista. Ho da tempo osservato in lontananza la sgangherata radicalizzazione salviniana e pensavo che fosse un abito stretto per i leghisti, sballottati fra la barricadiera ma sostanziosa eredità bossiana e il precario perbenismo amministrativo degli Zaia e dei Giorgetti.
Invece ecco spuntare le sirene vannacciane, che sembrano fare una certa presa sull’elettorato e sui parlamentari leghisti. Il malcontento c’era, covava da tempo, ma sta prendendo una piega estremista piuttosto che una strada perbenista. Da tempo mi chiedevo il perché l’ala moderata non sottraesse il controllo del partito, in discesa di consensi, al farneticante Matteo Salvini: probabilmente la moderazione non è di casa nella Lega.
Fatto sta che in un partito sempre più allo sbando sta serpeggiando una fascinazione verso Roberto Vannacci ed il suo Futuro Nazionale. Da una parte emerge la voglia di chiarezza ideologica, dall’altra la confusione politica, da una parte emergono le tentazioni casalinghe forzitaliote, dall’altra quelle forestiere vannacciane, quasi niente arriva da Fratelli d’Italia, troppo meloniano e inquadrato e quindi poco appetibile per i leghisti insoddisfatti.
Non so se si tratti di meri aggiustamenti all’interno della destra o di una sua crisi esistenziale alla ricerca di un’identità perduta. Forse Giorgia Meloni avverte questo smarrimento e sotto sotto lo teme, rifugiandosi più nel passato di marca fascista che in quello di stampo berlusconiano, che però non credo sia molto attrattivo per la gente sparpagliata tra salvinismo e vannaccismo.
Naturalmente questi contrasti si ripercuotono sull’azione di governo e sulla lunga e insopportabile propaganda elettorale in vista delle elezioni politiche del 2027. Anche il varo della riforma elettorale ne risentirà. Il centro-sinistra potrebbe approfittare di questi sbandamenti anche se la storia insegna che non si può costruire sulle ingombranti macerie altrui, ma sulle proprie solide fondamenta.
