Certo quello tra Sánchez e Meloni è diventato un tormentone redditizio per la sinistra e la destra europea, italiana e spagnola. Ma c’è un momento in cui i vantaggi lucrati dalla polemica quotidiana iniziano a diventare stucchevoli e irragionevoli. Spagna e Italia sono Nazioni in prima linea nel far fronte ai flussi migratori, ed entrambe hanno un bisogno disperato di più Europa. Ma le due leadership hanno deliberatamente deciso di acuire le divisioni dentro l’Unione anziché sanarle. L’Italia mettendo in piedi una impropria, cinica ed esagerata “sospensione di Schengen” che, lo dicono le stesse autorità italiane, si sta realizzando attraverso una blanda, simbolica e formale (per non dire inutile) azione di controllo. Più scenografia e slogan che realtà. La Spagna sancheziana a sua volta non sembra aver alcun interesse ad alleggerire la tensione: la decisione di iniziare controlli simmetrici alle frontiere nei confronti di voli e navi provenienti dall’Italia dimostra che il gioco di specchi piace e serve anche a Madrid. Il punto è che non serve all’Europa e serve invece a tutti i nemici dell’Europa, che gongolano. Ed è questo il punto che dovrebbe convincere i due leader a far rientrare la crisi degli ultimi giorni, a rinunciare anche al prevedibile rimpallo sul “chi ha iniziato prima” (l’accusa che Sanchez muoverà a Meloni) e su chi ha agito per ritorsione anziché per elementi oggettivi (è quanto dirà Roma a Madrid). Le due cancellerie riprendano piuttosto il lavoro comune. Non solo sui migranti, tema che tra l’altro è stato oggetto di una riunione europea appena pochi giorni fa – riunione già ridotta a barzelletta da questa ennesima lite intergovernativa -. Italia e Spagna hanno interessi convergenti sul bilancio europeo, sul debito comune, sul pilastro sociale dell’Unione. Meloni ha giocato la sua carta sovranista, Sánchez la sua carta progressista. Ognuno ne ha ricavato o pensa di averne ricavato qualcosa. Ora torni la responsabilità e giochino insieme la carta europea: la corda che stanno tirando rischia di spezzare la fragile tela dell’Unione. (“Avvenire” – Marco Iasevoli)
Sarò un fazioso anti-italiano, sarò un pregiudiziale simpatizzante filo-spagnolo, sarò un inguaribile antipatizzante meloniano, ma faccio come Roberto Benigni. Durante una campagna elettorale in cui si contrapponevano Berlusconi e Prodi, con la sua impareggiabile verve ironica, disse nel pieno di una trasmissione televisiva della Rai, fregandosene altamente della par-condicio: «Io non sono di parte, ma Berlusconi non mi piace…». Non ho l’autorevolezza del grande Benigni, ma provo ad imitarlo: «Io faccio l’europeo in barile, non mi schiero, ma Giorgia Meloni non mi piace…anche perché mi ricorda tanto l’approccio internazionale di…».
Mio padre, quando gli capitava di ascoltare qualche notizia riguardante provocazioni fra nazioni, incidenti diplomatici, contrasti internazionali, era solito commentare: “S’ag fis Mussolini, al faris n’a guera subita. Al cominciaris subit a bombardar”. Ci sono tanti modi per fare la guerra…
Non c’è dubbio che a fare la prima mossa ostile sia stato il governo italiano con una insensata sospensione degli accordi di Schengen: non si può gettare benzina sul fuoco per poi pretendere che gli altri lo spengano.
Fatto sta che l’Italia non perde occasione per disfare la tela europea nella notte delle drammatiche emergenze internazionali: ha la vocazione di schierarsi sempre dalla parte sbagliata. Un tempo si schierava omertosamente col vincitore, oggi contro chi ragiona e parla in “europese”, preferendo comunque e nonostante tutto il “trumpese”.
Sanchez ha avuto l’ardire di prendere posizione contro Trump in ordine alla sua bellica e antieuropea politica internazionale e non vorrei che Giorgia Meloni innescando questo folle scontro con Sanchez, intendesse fare un favore a Trump (il nemico del mio nemico Sanchez è mio amico) oltre che a Vannacci (il nemico del mio amico Salvini è mio amico).
Spero che Sanchez faccia prevalere la ragionevolezza e ci allunghi una mano. Sì, perché, oltre ai marocchini, in mare ci siamo finiti anche noi e non riusciamo a sbarcare sulle coste della vera Ue.
