Il governo trilussian-pirandelliano

Un tasso di occupazione così alto in Italia non si vedeva dal 2004, ben prima della crisi iniziata con il fallimento della banca Lehman Brothers e delle numerose altre crisi che l’hanno succeduta. Ad aprile 2026 gli occupati sono cresciuti di 123mila unità rispetto a marzo e di 269mila su aprile 2025, per un totale di 24milioni 337mila lavoratori. Lo rileva l’Istat, che registra un tasso al 63,1%. In parallelo, è diminuito il numero degli inattivi ed è ai minimi dal 2004 anche la disoccupazione, che scende al 5,1%, così come quella giovanile che cala al 16,9%. «Un dato molto importante, che conferma un record storico. Non c’erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione», esulta sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Più lavoro dunque per uomini e donne, dipendenti e autonomi, in diverse classi d’età a eccezione di quelle più giovani. (“Avvenire” – Elisa Campisi)

È questo il record che fa esultare Meloni e che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe coprire e compensare una miriade di altri indicatori di una situazione di grave difficoltà socio-economica per il nostro Paese.

Nei ragionamenti del governo ci sono due contraddizioni di fondo. Le cose che vanno male dipendono dalla situazione di crisi internazionale, quelle che vanno bene sono da ascrivere a merito dell’attuale governo.

Penso che tutti conoscano la gag dell’avvocato a colloquio col suo cliente: esaminano gli aspetti di una causa piuttosto complessa. Qui, dice l’avvocato, tutto bene, vinco io; qui rischiamo e perdiamo. Al che il cliente chiede: ma perché quando si vince, vince lei e, quando si perde, perdiamo insieme.

La seconda contraddizione è simile alla prima: le cose che vanno male dipendono dai governi precedenti, magari soprattutto da quelli di segno politico diverso, mentre per quelle che vanno bene il merito è tutto dell’attuale governo.

Il dato confortante sull’occupazione funziona un po’ come il tasso di colesterolo nel sangue (una questione di vita o di morte…): se va bene il colesterolo, va tutto bene anche se il paziente ha magati tumori sparsi in tutto il corpo. L’importante è il colesterolo, tutto il resto…

Lungi da me sottovalutare il problema occupazionale, ma i trionfalismi mi sembrano fuori luogo: ho provato ad addentrarmi nel labirinto dei dati sull’occupazione e confesso di essermi perso, le loro parzialità e contraddittorietà sono tali da mettere in discussione il dato aggregato apparentemente molto soddisfacente. Basterebbe vedere come il tasso di occupazione cali vistosamente per le giovani generazioni con le conseguenti fughe all’estero, disagi economici scaricati sulle famiglie di origine, i drammi psicologici, l’impossibilità a programmare il futuro a livello esistenziale, etc. etc. E così anche se guardiamo alla distribuzione del lavoro a livello territoriale. E così anche e soprattutto se approfondiamo il discorso a livello retributivo: si lavora, ma spesso il lavoro è sotto pagato, il che non è di secondaria importanza.

“Ancora una volta l’Italia fa meglio delle previsioni”. Con questo tono trionfante Giorgia Meloni ha commentato gli ultimi dati dell’Istat sulla crescita del Pil in Italia, nel periodo aprile-giugno di quest’anno. Le stime dell’Istituto di statistica sono state leggermente più alte del previsto, perché nel secondo trimestre dell’anno il Pil è salito dell’1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questo ha fatto aumentare anche la “variazione acquisita” (cioè quanto è già cresciuto il Pil dall’inizio dell’anno, rispetto a tutto il 2025): lo 0,8%, mentre prima era allo 0,6%.

Nel messaggio di Meloni sui social, peraltro, ci sono due imprecisioni o forzature. La prima è dove la presidente del Consiglio afferma: “Gli analisti stimavano una crescita tendenziale del PIL dello 0,7%. I dati diffusi oggi dall’ISTAT certificano invece una crescita dell’1,0%”. Non è proprio così: i due numeri che ha citato non sono paragonabili. La previsione dello 0,7% riguardava la crescita del Pil in tutto il 2026. Quell’1%, invece, riguarda solamente il periodo aprile-giugno.

In più, la premier non ha perso l’occasione per attaccare chi “tifava per il rallentamento dell’Italia”, criticando: “Continuate pure a sottovalutarci”. Ma va ricordato che la previsione dello 0,7% non veniva proprio da ‘nemici’ dell’Italia, che la volevano “sottovalutare” per fare un dispetto al governo. Anzi, era una previsione fatta proprio dal governo. Ad aprile, nel Documento di finanza pubblica, l’esecutivo aveva messo nero su bianco la stima per il 2026: 0,7%. E aveva inserito anche quelle per gli anni successivi: 0,8% nel 2027, poi 0,9% nel 2028. Insomma, anche per i prossimi anni, di qualunque colore sia il governo, ci sarà probabilmente poco da festeggiare. (Fanpage.it)

Concludendo, se le cose vanno così bene, come mai allora emergono dati drammatici a livello del ricorso alla sanità pubblica: la gente smette di curarsi perché non ha le risorse sufficienti.

D’altra parte la storia si ripete in materia di sicurezza, partendo da un concetto molto parziale e per certi veri fuorviante: le cose vanno bene se nessuno mi rompe i cosiddetti ed ho la possibilità di voltarmi dall’altra parte rispetto ai problemi della società.

Il Viminale: Italia tra i luoghi più sicuri al mondo. Ma la percezione dei cittadini è diversa. Il ministro dell’Interno Piantedosi presenta il Dossier sicurezza di Ferragosto: giù omicidi, furti e femminicidi. Ingressi via mare in calo del 52%, rimpatri +34%, esaminate più domande di protezione. Eppure più di una famiglia su quattro non si sente serena nel posto dove vive. (“Avvenire” – Marco Iasevoli)

In tutta onestà non mi sento di dare tutte le colpe possibili e immaginabili all’attuale governo, di condannarlo su tutti i fronti, ma nemmeno di assolverlo con formula economico-occupazionale-securitaria. Probabilmente il virtuale processo si dovrebbe concludere per insufficienza di interventi nel tessuto complessivo del Paese, nel sociale, nelle questioni internazionali: non si sta facendo niente, si lascia che il mondo vada per la sua strada, ci si barcamena, si galleggia sui problemi.  E quando si interviene lo si fa spesso a sproposito, tanto per dare illusioni, solo per garantirsi superficialmente il consenso, per usare lo spauracchio dei reati scritti sulla carta, per apparire sul pezzo, per puntare all’equità spartendo i costi e i benefici alla Trilussa, fornendo ai cittadini una visione della realtà da interpretare in modo pirandelliano.

Meloni, speriamo che se la cavi. Gli italiani si arrangino.