Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump riferendosi a Giorgia Meloni in una telefonata con “l’Aria che tira” su La7 che ha riportato in questi termini la traduzione. Il testo originale in inglese risulta essere questo: “She begged me for a picture! She wanted a picture with me so badly. I would haven’t done it, but I felt sorry for her!”.
Raggiunto telefonicamente dal giornalista Daniele Compatangelo, nel commentare i principali dossier internazionali dopo il G7 di Evian, il presidente statunitense sposta subito la conversazione sulla premier italiana. “Non so cosa dirle! Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!”, è la traduzione scelta dall’emittente, mentre altri hanno tradotto “mi dispiaceva per lei”, il concetto è pressoché invariato.
La replica della premier: “Certe cose meritano una risposta immediata: le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate, sono francamente allibita. Non so perché il Presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”. Così Meloni su Instagram. (RaiNews.it)
Chiedo scusa per l’autocitazione: infatti ho scritto come di seguito due giorni or sono a commento del recentissimo G7 e dei suoi protagonisti.
“Fra questi una Giorgia Meloni, complice la sua incolpevole bassa statura fisica, in versione scolaretta più o meno scodinzolante intorno a improvvisati insegnanti del nulla: tutti con i loro problemi interni alla rassegnata ricerca di una boccata d’ossigeno o, per meglio dire, con la loro bomboletta personale a cui attingere per continuare a respirare. Diciamola tutta: una pena! La nitida fotografia della inettitudine politica che si lascia travolgere dagli avvenimenti sfuggenti ad ogni e qualsiasi controllo: un’agenda dettata dal tecno-capitalismo imperante e belligerante.
La nostra imbarazzata ed imbarazzante premier ha capito di non potere svolgere alcun ruolo protagonistico di ponte far Europa e Usa e allora ha ripiegato sul mero storico massimo sistema occidentale fatto di alleanze ormai impossibili. D’altra parte in questi giorni tutti i suoi adepti politici e mediatici hanno cantato così: vuolsi così colà dove NON si puote ciò che si vuole”.
Di fronte all’ennesimo proditorio rutto del presidente americano la carità di patria mi imporrebbe una sorta di difesa d’ufficio: la lascio a chi di dovere. Preferisco difendere i diritti delle vere vittime delle follie trumpiane.
Dal punto di vista politico la pena generale (peraltro maldestramente evocata e scaricata da Trump sull’ultima malcapitata che si è dimenticata di spegnere la luce) è tale per cui non mi sembra il caso di infierire e quindi non aggiungo altro, mi accontento di essere stato facile profeta nel passato remoto e prossimo e di registrare come i rapporti politici fra Italia (e non solo) e Usa siano ormai da affidare al capolavoro della comicità di Ettore Petrolini con la molto romana e poco europea Meloni, che rinascerà più bella e più superba che pria, e l’incendiario Trump, somigliante in tutto e per tutto a Nerone, che si considera un artista più che un sovrano e si esibisce suonando e cantando mentre il mondo brucia e mentre intorno i nani e le ballerine lo considerano un male necessario.
