Euroremigrazione

Espulsioni e detenzione, il sì del Parlamento Ue. L’Europa vota la remigrazione, i Popolari vanno con i nazisti e sconfessano Papa Leone. Il voto in Europa avviene a 24 ore dal pronunciamento esplicito della Chiesa cattolica contro la remigrazione, che è una politica fondata in modo dichiarato su principi di tipo xenofobo e razzista. L’Europa democratica, quella delle origini (e poi quella di Mitterrand, di Schmidt, di Craxi, di Kohl e della Merkel) è stata pesantemente sconfitta. Forse è scomparsa. Il parlamento europeo ha votato sulla remigrazione (cioè sull’espulsione dei profughi) e ha vinto in modo schiacciante una maggioranza guidata dai partiti di estrema destra e filonazisti, che ha fagocitato anche i popolari. La componente democratica del Parlamento (i verdi, i socialisti, le sinistre e parte dei liberali) è finita in minoranza. Il risultato parla chiaro: 418 contro 218. L’Europa democratica non c’è più.

Il provvedimento prevede l’uso di campi di concentramento in paesi terzi per la cacciata dei migranti dall’Europa e la possibilità di tenerli prigionieri, anche se non hanno commesso nessun reato, fino a due anni e mezzo. Nelle stesse ore nelle quali in Europa avveniva questo ribaltone, che oltretutto cancella l’attuale maggioranza che sostiene la commissione, in Italia la Camera votava la leggina che prevede il premio (circa 600 euro) agli avvocati che accettano di rinunciare alla difesa dei richiedenti asilo e li convincono ad accettare l’espulsione. In questo caso si tratta di una misura che cancella i principi più elementari del diritto, abrogando alla radice i doveri della difesa e calpestando e irridendo l’etica professionale degli avvocati. Il voto in Europa avviene a 24 ore dal pronunciamento esplicito della Chiesa cattolica contro la remigrazione, che è una politica fondata in modo dichiarato su principi di tipo xenofobo e razzista. Il papa, senza mezzi termini, proprio l’altro ieri aveva espresso la sua condanna. Il partito popolare, di origini cristiane e democristiane, ha compiuto la scelta di rompere con la cultura e la tradizione cristiana e con la dottrina del Vaticano, e di scegliere l’alleanza coi partiti piccoli o grandi di fede neonazista.

Per l’Europa è una svolta. Che ieri sera è stata rivendicata in modo esplicito e trionfale dalla premier italiana Giorgia Meloni: “Avevamo promesso agli italiani che avremmo difeso i confini e che avremmo cambiato l’Europa e l’abbiamo fatto con coraggio, pazienza e determinazione”. Difficile darle torto. Gli sbarchi si sono ridotti e sono enormemente aumentati i morti in mare (grazie alla riduzione dei soccorsi) e l’Europa non è più quella dei padri fondatori ma sta rischiando un processo di fascistizzazione. Le sue componenti socialiste cristiane e liberali sono in rotta. (“L’Unità” – Piero Sansonetti)

Il fatto è di una gravità eccezionale. Mi vergogno di essere italiano ed europeo. Speravo che il Parlamento europeo, che rappresenta la volontà dei popoli, si distinguesse dalla Commissione europea e dal Consiglio dell’Unione europea, che rappresentano la volontà dei governi, invece è avvenuta una vergognosa saldatura con un autentico sfregio, forse esiziale, alla UE di ormai lontanissima memoria.

Se questo significa governare il fenomeno migratorio… più vannacciani di così…e questa sarebbe l’Europa da cui dipendono le sorti dell’equilibrio democratico mondiale…questa è l’Europa di Giorgia Meloni…se è vero come è vero che la Meloni usa le ginocchiere per rapportarsi a Donald Trump, purtroppo è altrettanto vero che in Europa adottano i guanti per comprare i prodotti ittici dalla pescivendola romana per antonomasia…di questo passo più che di patentino anitifascista si dovrà parlare di patentino euroremigrazionista…

Chi può salvare Italia ed Europa dal vento sempre più impetuoso della destra? Se in Italia aspettiamo Conte, Schlein, Bonelli, Fratoianni e simili, se in Europa speriamo in Macron, Merz, Von der Leyen e simili, rischiamo di sprofondare nel buio totale.

Il sacerdote e filosofo piemontese Vincenzo Gioberti fu ideatore di un progetto, che prese il nome di neoguelfismo, delineato nel celebre saggio del 1843 Del primato morale e civile degli italiani. I punti chiave del progetto di Gioberti prevedevano una Confederazione di Stati a guida papale sfruttando il forte prestigio spirituale e storico della Chiesa cattolica. Questa visione ebbe un enorme successo iniziale tra i moderati perché conciliava la fede cattolica con gli ideali patriottici. Tuttavia, il progetto naufragò nel 1848, quando Pio IX si rifiutò di dichiarare guerra all’Austria (potenza cattolica), decretando il fallimento definitivo della soluzione neoguelfa.

Ho ripensato paradossalmente a questo progetto considerato il fatto che solo il papato, da parecchio tempo a questa parte, è portatore autorevole e tenace di una visione dei rapporti internazionali basata sulla giustizia e sulla pace.

In occasione del Vertice del G7 in Francia nel 2026, noi, Presidenti delle Conferenze Episcopali cattoliche di Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti, con il sostegno del Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea, desideriamo rivolgere un appello comune ai Capi di Stato e di Governo. Di fronte ai conflitti armati, alle fratture geopolitiche, alle disuguaglianze crescenti, alle sfide climatiche e ai mutamenti tecnologici, ricordiamo che il fondamento dell’azione politica ed economica deve essere sempre la dignità di ogni persona umana.

Chiediamo agli Stati del G7 di riaffermare il loro impegno a favore del multilateralismo, del rispetto del diritto internazionale e della ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti. In un mondo segnato dalla guerra e dall’instabilità, è più che mai necessario consolidare le istituzioni internazionali, tutelare le popolazioni civili e promuovere i diritti fondamentali, in particolare la libertà religiosa e la dignità delle persone più vulnerabili.

Invitiamo inoltre i Paesi del G7 a riportare la persona umana al centro dello sviluppo e della solidarietà interna zionale e chiediamo un ascolto reciproco più attento tra i popoli. Mentre in molte regioni del mondo aumentano i bisogni umanitari, incoraggiamo a mantenere un forte impegno a favore della lotta contro la povertà, dell’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, della sicurezza alimentare e di uno sviluppo che rispetti le popola zioni e l’ambiente. Auspichiamo inoltre un rafforzamento della cooperazione internazionale contro la criminalità organizzata, la tratta di esseri umani e i traffici illeciti che alimentano la violenza e rendono più fragili le società.

Di fronte al rapido sviluppo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, sottolineiamo l’urgenza di una governance etica, trasparente e democratica, che garantisca che tali innovazioni rimangano al servizio del bene comune e della persona umana. Chiediamo un’attenzione particolare agli effetti che esse hanno sui bambini e sui giovani, nonché sul rispetto delle libertà fondamentali.

Esortiamo infine gli Stati del G7 ad assumersi pienamente la propria responsabilità nella lotta contro il cambiamento climatico, a promuovere una transizione ecologica giusta e a sostenere le popolazioni più esposte alle sue conseguenze. Ricordiamo inoltre che i migranti e i rifugiati, costretti a fuggire dalla guerra, dalle persecuzioni o dalle catastrofi ambientali, devono sempre essere accolti con dignità e umanità, pur riconoscendo la legittima responsabilità degli Stati di preservare il bene comune.

Con questo appello, come pastori delle nostre Chiese e discepoli di Gesù Cristo, ribadiamo la volontà della Chiesa cattolica di essere accanto ai popoli, di porre il suo impegno al servizio dei più vulnerabili e la sua capacità di dialogo al servizio della pace, della giustizia e del bene comune mondiale.

Le risposte negative non hanno tardato a farsi sentire in sede G7 dove è continuata in modo vergognoso la pantomima bellica e in sede europea con il capolavoro della remigrazione fatta legge.

Da pur convinto sostenitore della laicità della politica mi chiedo provocatoriamente, a distanza di quasi due secoli, se non avesse qualche ragione Vincenzo Gioberti.

Sicuramente aveva mille ragioni Giorgio La Pira, che è stato uno dei massimi teorici e profeti dell’europeismo. La sua visione andava oltre i confini degli stati nazionali, prefigurando un'”Europa dei popoli” estesa dall’Atlantico agli Urali. Per La Pira, l’integrazione non era solo un accordo economico, ma una missione spirituale e di pace. La sua visione si articolava attorno ad alcuni pilastri fondamentali:

Un’Europa dal volto umano e spirituale: sosteneva che l’Europa dovesse farsi centro di irradiazione di valori umanistici per i Paesi in via di sviluppo.

Il Mediterraneo come “Lago di Tiberiade”: profondo conoscitore del dialogo interreligioso, ha promosso i Colloqui Mediterranei, immaginando questo mare non come un confine, ma come un ponte di pace e incontro tra Europa, Africa e Medio Oriente.

La distensione e il superamento dei blocchi: ha creduto fermamente nella caduta pacifica della “Cortina di Ferro” e, con le sue iniziative e i convegni internazionali, ha lavorato per la fine della Guerra Fredda e il disarmo.

La sua eredità di costruttore di ponti, basata sul primato della persona e sulla diplomazia tra le città, rimane un punto di riferimento per il dibattito sull’identità europea.