Retroscena bellico senza siparietti

Giorgia Meloni, in questa fase, ha tutto l’interesse, anche in chiave interna, a non mostrarsi più troppo accondiscendente verso lo “scomodo” alleato. Da qui la precisazione, con l’aggiunta che la leader di FdI ha sottolineato l’importanza di quel «principio dell’unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questa fase di grandi crisi internazionali» e che sta a cuore a entrambi. La presidente del Consiglio avrebbe ricordato a Trump di aver detto certe cose, nel recente passato, perché non condivideva alcune prese di posizione del presidente Usa (il riferimento è all’impegno europeo, e anche italiano, che Trump avrebbe voluto da subito per Hormuz dopo aver avviato la guerra agli ayatollah iraniani senza consultarsi con gli alleati storici). Punto e basta. Non per questo adesso chiede «segnali comunicativi» da parte trumpiana, per attestare una ritrovata distensione. Quelle distanze ci sono state e restano, ma l’alleanza storica non si discute e il confronto ora proseguirà. (“Avvenire” – Eugenio Fatigante)

Osservando le immagini televisive provenienti dal G7, tenutosi in Francia ad Evian, ho avuto la sensazione che si stesse svolgendo un rito mediatico lontano mille miglia dagli enormi e drammatici problemi sul tappeto: ognuno dei partecipanti sembrava recitare con imbarazzo una parte prestabilita, il clima appariva molto formale senza i soliti siparietti, la scena era tale da far emergere la distanza abissale fra il mondo e chi lo dovrebbe governare.  7 personaggi (anzi 9 inclusi i due leader Ue) in cerca d’autore. L’unico ispiratore plausibile e non più inconfessabile è la guerra.

Fra questi una Giorgia Meloni, complice la sua incolpevole bassa statura fisica, in versione scolaretta più o meno scodinzolante intorno a improvvisati insegnanti del nulla: tutti con i loro problemi interni alla rassegnata ricerca di una boccata d’ossigeno o, per meglio dire, con la loro bomboletta personale a cui attingere per continuare a respirare. Diciamola tutta: una pena! La nitida fotografia della inettitudine politica che si lascia travolgere dagli avvenimenti sfuggenti ad ogni e qualsiasi controllo: un’agenda dettata dal tecno-capitalismo imperante e belligerante.

La nostra imbarazzata ed imbarazzante premier ha capito di non potere svolgere alcun ruolo protagonistico di ponte far Europa e Usa e allora ha ripiegato sul mero storico massimo sistema occidentale fatto di alleanze ormai impossibili. D’altra parte in questi giorni tutti i suoi adepti politici e mediatici hanno cantato così: vuolsi così colà dove NON si puote ciò che si vuole.

È stata scoperta con enorme ritardo l’acqua calda, vale a dire che la tregua fra Russia e Ucraina dovrà vedere un tavolo di trattativa in cui le carte le daranno America e Russia, mentre Ucraina e Ue staranno a guardare.

Quanto al Medio Oriente la Ue si candida a sminare lo stretto di Hormuz Iran permettendo, dopo che i patti li faranno i Paesi arabi in nome e per conto di Trump a Netanyahu piacendo. Con tanti saluti e baci al multilateralismo, al diritto internazionale e ad eventuali conferenze internazionali per la pace come da interessantissima e agibile proposta di cui sotto.

Tuttavia, una iniziativa negoziale dell’Europa va sollecitata senza esitazioni, pur partendo da condizioni chiare: un immediato cessate il fuoco, per poi affrontare in un quadro multilaterale e con tutti i tempi necessari le questioni più controverse, quali lo status dei territori occupati ‒ anche acquisendo se del caso pareri giuridici della Corte internazionale di giustizia ‒ le garanzie di sicurezza richieste dall’Ucraina, nonché i futuri equilibri della sicurezza europea. Si tratta di un percorso complesso, ma che non va escluso a priori, restituendo alla diplomazia il ruolo che le compete in luogo della sola minaccia delle armi. L’Europa, per storia, cultura e responsabilità, può e deve assumere un ruolo propulsivo: il continente che nel Novecento ha conosciuto le tragedie più devastanti della modernità, dopo la Seconda guerra mondiale, ha saputo trasformare antiche rivalità in un progetto di cooperazione senza precedenti.  Oggi l’umanità intera ha bisogno di un gesto radicale: una Conferenza internazionale per la pace che oltre a un negoziato fra potenze rappresenti una ricostruzione dell’anima dei popoli. In concreto, una Conferenza per la pace può nascere da una iniziativa congiunta dei Capi di Stato e di Governo europei che poi si estenda ai Paesi del Mediterraneo, cerniera tra Nord e Sud del mondo, e farsi proposta globale coinvolgendo gli altri continenti nel contesto delle Nazioni Unite. Potrebbe sfociare così nella redazione di una Carta della Pace, documento simbolico e operativo al tempo stesso, che raccolga principi e impegni concreti: il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati immediati per tutti i conflitti, il divieto dell’aggressione, il disarmo progressivo e la contro-proliferazione nucleare, la diplomazia preventiva, la cooperazione per lo sviluppo sostenibile, la protezione dei civili e dei migranti. (“Avvenire” – Maurizio Delli Santi, Membro dell’International Law Association)