Nessuno scisma, nessuna “nuova Dc”. Non al momento, comunque. Ma il campo largo è avvisato: il popolarismo non è una tradizione da rispolverare all’occorrenza a favore dell’elettorato moderato. È un’eredità viva, che vanta numeri e peso specifico, a partire dai territori, e reclama spazio nel programma del centrosinistra. Sbaglia, dunque, chi legge nell’evento organizzato ieri all’auditorium Antonianum di Roma, Costruire comunità, il seme di un nuovo partito pronto a raccogliere l’insofferenza dei riformisti del Pd. Scenario che può sempre verificarsi, sia chiaro, specie se a lungo termine l’istanza avanzata non troverà riscontri. Ma il punto è un altro. Si tratta di alzare la testa, proporre una visione, tracciare un confine entro il quale il contributo dell’associazionismo, del civismo e delle reti territoriali trovi la sua dimensione politica, nazionale ed europea. La presenza di Romano Prodi, seppur in video collegamento, pesa come un macigno. Specie perché contemporanea a quella di Walter Veltroni a Torino, per l’evento dell’altra anima moderata del Pd, Energia popolare, guidata da Stefano Bonaccini. Il segnale è chiaro: il pedigree di coalizione di Governo passa dal centro, il centro popolare. L’assioma di partenza è semplice: c’è una realtà feconda di cittadini impegnati e comunità territoriali che cerca riscontro nella classe dirigente all’opposizione, chiamata ad ascoltarla e a rappresentarla. Non per blandirla, piuttosto il contrario. Perché, per dirla col dem Graziano Delrio, tra i promotori dell’incontro, «i partiti sono importantissimi ma hanno bisogno della società perché è quella che consente la reazione». Il referendum sulla giustizia lo dimostra. Ma da dove partire? L’esperienza dei territori, la dimensione civica, la sussidiarietà e la cura della persona sono un buon inizio. (“Avvenire” – Matteo Marcelli)
Molto interessante anche se ancora piuttosto vaga l’iniziativa dei cattolici-popolari in cerca di rilancio a sinistra. Lascio volutamente perdere il termine obsoleto ed equivoco di “centro” per concentrare la mia attenzione sulle prospettive di un rinnovato impegno politico proveniente dalla storia, dalla cultura e dalla socialità dei cattolici progressisti.
Appartengo a questo filone socio-culturale, non ho alcuna nostalgia democristiana, non mi considero né centrista né moderato, non ho sposato alcun partito, mi sento una persona politica perduta senza collare, addirittura senza casa.
Intravedo il percorso abbozzato dai cattolici di cui sopra, prendo atto che non desiderino ripetere la Democrazia Cristiana e nemmeno provocare uno scisma all’interno del partito democratico. E allora? Se ho ben capito, partendo dal basso delle esperienze di base si vuole puntare all’alto dei valori cattolici tramite un impegno politico ancora tutto da precisare.
Senonché le elezioni politiche sono dietro l’angolo e chi ha tempo non aspetti tempo. Si fissi una sorta di carta dei principi per aprire su di essa il confronto, coniugando tali principi con gli auspicabili contenuti dell’azione politica. Cosa ne sortirà? Non lo so, so soltanto che lo sbocco politico ha bisogno di una storia e i cattolici popolari ce l’hanno (si pensi all’apporto nell’elaborazione della Carta Costituzionale). Probabilmente hanno anche la possibilità di esprimere una classe dirigente degna di questo nome (non c’è solo Prodi), dopodiché si può scegliere dove abitare e come accogliere i cittadini che possono stare al gioco (protagonisti e sostenitori ad un tempo).
Ho visto tante iniziative prepolitiche naufragare nel mare tempestoso della politica, a volte addirittura prima di prendere il largo. Sarebbe un disastro irreversibile se dovesse succedere. Mi riservo di valutare criticamente i passi ulteriori e aspetto con una certa ansia di riuscire ad entusiasmarmi. Mi sento e sono troppo di sinistra per temere gli schematismi della sinistra; mi sento e sono cattolico e non ho paura di sporcarmi le mani in politica; non sono moderato e ritengo che ci sia bisogno di genio e sregolatezza; non sono di centro perché sento l’impellente bisogno di schierarmi dalla parte della “povera gente”; non sono ingenuo perché ho fatto molte esperienze e non mi lascio facilmente incantare; sono un idealista e, come tale, ho tanti sogni nel cassetto. Chissà che non arrivi qualcuno che mi aiuti a fare sintesi di queste caratteristiche: lo aspetto con ansia, senza presunzione alcuna e mettendo da parte lo scetticismo che mi tenta.
