Modena città aperta

La deriva individualistica della nostra epoca ha prodotto una visione della sicurezza come protezione del singolo contro il mondo esterno: una visione parziale, oltre che controproducente.  L’individuo sicuro non è quello meglio sorvegliato ma quello che abita una comunità che esiste, che si riconosce, che si aiuta, che sostiene il lavoro pubblico delle istituzioni e che poi si ritrova in piazza, in quel luogo comunitario e politico per eccellenza, per affermare con la propria presenza fisica che chi vuole minare la vita pubblica e libera dei cittadini troverà davanti a sé non individui isolati, ma una comunità coesa. La piazza di Modena non è soltanto una risposta a ciò che è accaduto ma è un rito, un atto generativo: il momento in cui una comunità si auto-produce e si rende visibile a se stessa. Un’urgenza civile che va alla ricerca della consapevolezza di non essere soli. (“Avvenire” – Paolo Venturi)

Durante la campagna elettorale regionale del 2020 Matteo Salvini aveva lanciato un’opa leghista sull’Emilia Romagna. Ricordo una sua puntata in un mercatino bolognese dove venne apostrofato da alcune donne, che gli urlarono di andarsene a casa, perché nella società emiliana non c’era posto per la sua demagogica politica. I risultati elettorali confermarono quella spontanea sensazione e Salvini se ne tornò effettivamente a casa con le pive nel sacco.

Ha provato a rifarsi vivo (a parole) a Modena all’indomani del grave episodio del violento attentato ad opera di un cittadino di origini extracomunitarie, ma dotato di cittadinanza italiana. È partito un penoso tentativo di strumentalizzazione in chiave remigrazione: rivedere la concessione della cittadinanza e prevederne la revoca in difesa dell’ordine e della sicurezza. Un intervento talmente sbracato e sconclusionato da mettere in difficoltà i moderati del centro-destra (poliziotti buoni) e da fornire un assist alle mire elettorali di Vannacci e c. (poliziotti cattivi). Non mi interessano questi squallidi ed opportunistici balletti: la destra è quella che è e non sarà il moderatume del coccodrillone Maurizio Lupi né il tatticismo dell’affaristica e civettuola Marina Berlusconi a cambiarne l’ispirazione e la politica.

Che mi ha impressionato e consolato è stata la risposta di Modena che non si è fatta aspettare, evidenziando un atteggiamento culturale di alto livello ed una visione sociale molto aperta e costruttiva.

Non cedere all’odio e alla paura. Questa la risposta di Modena al terribile attacco di sabato, in una manifestazione convocata dal sindaco Massimo Mezzetti che ha portato in piazza all’indomani migliaia di persone. Restare una città unita, coesa e solidale: questo è il modo migliore di reagire alla lacerazione inferta al tessuto sociale dalla violenza dell’attentatore, Salim El Koudri, cittadino italiano di origini marocchine. La solidarietà con le vittime, l’orrore per la dinamica dell’assalto, la grande emozione suscitata da un evento eccezionale per il nostro Paese, si prestano a strumentalizzazioni tanto facili quanto pericolose. Uscite pubbliche e titoli di prima pagina coinvolgono in blocco le nuove generazioni di origine immigrata in un discorso d’allarme che le addita come pericolo per la sicurezza. Con l’aggiunta di pseudo-soluzioni insensate, come l’incremento delle espulsioni o le restrizioni negli ingressi: una cannonata fuori bersaglio, essendo il responsabile cittadino italiano a tutti gli effetti. Un prodotto purtroppo della nostra società, non di qualche invasione straniera. Tutto questo come se l’uccisione a Taranto di Bakari Sako da parte di un branco di giovani italiani pochi giorni prima non fosse lì a ricordarci i rischi del gettare benzina su presunti scontri di civiltà. (“Avvenire” – Maurizio Ambrosini)

Che suscita ammirazione è la forte saldatura fra la società civile e le pubbliche istituzioni, il sano realismo solidale nei riguardi del fenomeno migratorio, una seria capacità di autocritica a livello delle problematiche sociali, una notevole maturità di fronte ai drammi della nostra società: nessuna stonatura in chiave polemica, nessuna qualunquistica reazione, nessuna istintiva discriminazione.

Aggiungo un mio personale apprezzamento per la città di Modena ed i suoi abitanti, derivante dall’esperienza relazionale (anche per motivi professionali oltre che politici) con la società modenese. Ho da tanto tempo espresso questo giudizio: i modenesi sono i primi della classe che oltre tutto sono simpatici perché fanno copiare.

Allargando il discorso a livello regionale, un tempo si diceva in modo politicamente colorito: “L’Emilia rossa non si tocca”. Oggi si può affermare in modo convinto e convincente: “L’Emilia aperta non si chiude.