Nucleare pulito e politica sporca

La direzione è tracciata. Confermata dal vertice di maggioranza del 6 maggio scorso, ribadita da Giorgia Meloni nel premier time in Senato di mercoledì e celebrata ieri dal ministro della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Entro l’estate, con la legge delega promessa dalla premier, il quadro giuridico per il ritorno al nucleare in Italia sarà pronto e farà da base al piano energetico nazionale allo studio dell’esecutivo. Secondo Pichetto la produzione inizierà già a «metà del prossimo decennio». Ma la scelta è destinata a suscitare polemiche, specie in un Paese che ha già bocciato il ricorso ai reattori per uso civile in due tornate referendarie: nel 1987, poco dopo il disastro di Cernobyl, e nel 2011, a pochi mesi dallo tsunami che innescò l’incidente di Fukushima. Tuttavia l’accelerazione della maggioranza ha già molti endorser. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un appello «a tutti i partiti» perché sostengano la strategia, mentre il numero uno di Enel, Paolo Scaroni, ha auspicato investimenti «massicci». Ovviamente non mancano i contrari, tra i quali si distingue Avs, contraria in linea generale, ma ancor di più dopo la bocciatura di ieri del suo emendamento in commissione Ambiente della Camera, che chiedeva di limitare l’uso del nucleare ai soli scopi civili nella ricerca e nella produzione di energia. (“Avvenire” – Matteo Marcelli)

Scusi, lei è favorevole o contrario? Per favore, ragioniamo! Sul tema del nucleare abbiamo dei precedenti pronunciamenti referendari negativi. Se non erro la motivazione fondamentale dell’atteggiamento popolare negativo era, e forse è ancora, la dubbia sicurezza degli impianti e la prospettiva di catastrofiche conseguenze in caso di incidenti. A queste preoccupazioni rispondono la tecnologia sempre più avanzata e il tasso di pericolosità molto inferiore rispetto ad altre opzioni energetiche. Ne prendo atto anche se non lo ritengo un ragionamento molto convincente: una drammatica analisi costi-benefici troppo estrema e troppo pragmatica. La paura, nonostante tutto, continua a fare novanta.

Rimane da valutare un’argomentazione (quasi) politica, che mi portò all’astensione, se ben ricordo, in occasione dei precedenti referendum sull’adozione del nucleare: la mancanza di una linea comune a livello europeo e il conseguente ridimensionamento di tutte le ragioni del sì e del no. I calcoli economici non sono inconfutabili ed univoci se alcuni Paesi adottano il nucleare e altri no.  La sicurezza diventa una chimera se consideriamo di avere alle porte l’aria di chi ha le centrali nucleari (la Francia ad esempio).

La questione rischia di diventare pirandelliana e di trasformarsi in demagogico scontro fra benpensanti del sì ed estremisti del no. Vorrei capirci molto di più. Non mi sento infatti di aderire acriticamente al pragmatismo economicistico che tutto giustifica e tutto rende compatibile. Non voglio nemmeno però ripetere gli errori storici dell’anti-progresso tecnologico nella radicale illusione delle vittorie di Pirro.

L’Europa, come al solito, non esiste: ognuno fa le sue scelte più o meno al buio e noi, come sostiene acutamente e simpaticamente Massimo Cacciari, continuiamo ad acquistare automobili sempre più sofisticate e costose senza possedere la patente di guida.

La scienza non è dirimente in quanto non è neutra e può essere tirata da una parte o dall’altra a seconda delle volontà politiche che la interpellano. Manca peraltro un quadro strategico definitivo in materia di approvvigionamento energetico entro cui collocare le scelte di breve, medio e lungo periodo. Non vorrei che l’input fondamentale fosse quello di renderci autonomi rispetto ai Paesi ricchi di petrolio e portatori di inevitabili ricatti verso il resto del mondo. Il discorso è globale e non può essere ridotto ad una prova di forza internazionale: tutto sommato è un’altra faccia della guerra.

Ci sarà tempo e modo di riflettere e ragionare seriamente: almeno speriamo. Diventerà la via d’uscita dialettica del governo Meloni in vista delle prossime elezioni politiche? Una colossale e sporca distrazione di massa entro cui confondere i giudizi e le scelte dei votanti magari inchiodandoli ulteriormente all’astensione con tanto di propedeutica diatriba sul nucleare pulito?