Le offese parallele…asimmetriche

Il famoso conduttore televisivo Vladimir Soloviev, insignito dell’Ordine d’Onore russo da Vladimir Putin, ha formulato pesanti e violenti insulti contro il capo del governo italiano. Con un’escalation di rara durezza e volgarità, il conduttore vicino alle posizioni del Cremlino, nel corso di una puntata del programma Polnyj Kontakt si è espresso in italiano con parole bollate come «vergognose» da tutta la politica italiana, definendo la premier «una fascista, bestia naturale, idiota patentata, una cattiva donnuccia» e addirittura arrivando ad apostrofarla come «PuttaMeloni». (“Corriere della Sera” – Marco Galluzzo)

 

Nell’ottobre 2022, durante le trattative per la formazione del governo, Silvio Berlusconi venne fotografato al Senato con un appunto (“pizzino”) in cui definiva Giorgia Meloni “supponente, prepotente, arrogante e offensiva”. Il foglietto includeva la frase “non si può andare d’accordo” con lei, a causa della sua indisponibilità al cambiamento.

 

C’è molta differenza tra gli epiteti lanciati da Soloviev e i giudizi scritti e posti in bella mostra da Berlusconi? Nella forma sì: il conduttore televisivo russo è stato certamente molto più volgare e offensivo. Nella sostanza no: le due fotografie non sono sovrapponibili, ma si nota benissimo che si riferiscono alla stessa persona. Oltre tutto mentre le offese russe provengono da un “nemico”, quelle di Berlusconi provenivano da un “amico”. Nel primo caso ne è nato un incidente diplomatico con tanto di convocazione dell’ambasciatore in Italia; nel secondo caso citato nacque soltanto uno spiacevole scontro tra il leader in declino e una sua recalcitrante epigona in ascesa.

Vediamo di seguito le reazioni dell’interessata nei due casi.

Meloni ha risposto agli insulti di Soloviev con un post su X: “Per sua natura, un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Ma non saranno certo queste caricature a farci cambiare strada. Noi, diversamente da altri, non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini. La nostra bussola resta una sola: l’interesse dell’Italia. E continueremo a seguirla con orgoglio, con buona pace dei propagandisti di ogni latitudine”. (Adnkronos)

                                                                                        

A rispondere a Berlusconi è la stessa Meloni: “Mi pare che tra quegli appunti mancasse un punto e cioè ‘non ricattabile'”, ha detto uscendo dalla Camera.

 

Non sembrano confermare le analogie tra i due fatti? Tutta la mia umana solidarietà a Giorgia Meloni in quanto persona e ancor più in quanto donna. Non dimentichiamo però che il clima politico è spesso caratterizzato da dinamiche conflittuali, definite come “politica dei veleni” o scontro a colpi bassi. Questo scenario include inchieste giudiziarie, attacchi personali, campagne elettorali aspre e accuse reciproche, che spesso degenerano in violenza verbale.

Quindi le pesanti accuse rivolte a Meloni, pur nella loro inaccettabile trivialità, ci possono stare e non mi scandalizzano più di tanto. Lei stessa a volte non va per il sottile con i suoi interlocutori.

E poi anche i mittenti delle due invettive sono analoghi: non era forse Berlusconi amico di Putin? Tutto torna alla (quasi) perfezione…