Il Vangelo supera i confini della geopolitica e della georeligione

Le mie riflessioni sul caso Trump-Leone XIV proseguono, una tira l’altra e a volte sono, o quanto meno, sembrano, addirittura, contrastanti.

Ha molto stupito ed è sembrata ridicola l’affermazione trumpiana di “blasfemo padrinaggio” rispetto al papato prevostiano: “L’ho fatto eleggere io!”. In verità non sono rimasto stupito e non ho per niente sorriso di fronte a questa smargiassata.

Il conclave sfociato nell’elezione di Leone XIV, volenti o nolenti, aveva fatto sorgere, non solo in me, il dubbio che avesse operato una “nomina geopolitica”, volta a far convivere al meglio il Vaticano con lo strapotere Usa malauguratamente impersonificato da Trump oppure una “nomina georeligiosa”, volta a tenere unita la baracca ecclesiale cattolica piuttosto divisa a livello vaticano, a livello intercontinentale e a livello statunitense oppure un mix fra le due strategie.

Questo dubbio può essere stato cavalcato da Donald Trump, al quale non è parso vero, da megalomane qual è, provare a brigare di conseguenza: di qui a dichiararsi grande elettore di papa Prevost la strada è lunga, ma il presidente americano è capace di accorciare le distanze.

Senonché lo Spirito Santo è avvezzo a capovolgere le logiche conclaviane, la storia lo insegna: papa Giovanni XXIII era stato eletto come innocuo pontefice di transizione, mentre il suo papato ha segnato nientepopodimeno che la svolta conciliare; papa Giovanni Paolo I era stato nominato anche lui come pontefice italiano in grado di riportare la Chiesa sotto le grinfie curiali dopo che Paolo VI aveva volato molto più alto, lungo e largo, ma si ribellò e fu portato nel seno di Abramo; non ci sarebbe da stupirsi che i signori cardinali avessero fatto un pensierino poco evangelico e molto strategico addosso a papa Leone XIV, pensando magari di prendere con una fava il piccione geopolitico e quello georeligioso, ma forse avevano fatto i conti senza l’oste e lo Spirito Santo ci ha messo del suo.

Mi viene spontaneo ricordare al proposito una gustosa barzelletta. Dicono piacesse molto a papa Giovanni Paolo II.

“Dio Padre osserva, con attenzione venata da una punta di scetticismo, l’attivismo dei cardinali di Santa Romana Chiesa, ma non riesce a capire fino in fondo lo scopo della loro missione. Con qualche preoccupazione decide di interpellare Dio Figlio in quanto, essendosi recato in terra, dovrebbe avere maggiore dimestichezza con questi importanti personaggi a capo della Chiesa da Lui fondata. Dio Figlio però non fornisce risposte plausibili, sa che sono vestiti con tonache di colore rosso porpora a significare l’impegno alla fedeltà fino a spargere il proprio sangue, constata la loro erudizione teologica, la loro capacità diplomatica, la loro abilità dialettica, ma il tutto non risulta troppo convincente e soprattutto rispondente alle indicazioni date ai discepoli prima di salire al cielo.  Anche Dio Figlio non è convinto e quindi, di comune accordo, decidono di acquisire il parere autorevole di Dio Spirito Santo, Lui che ha proprio il compito di sovrintendere alla Chiesa.  Di fronte alla domanda precisa anche la Terza Persona dimostra di non avere le idee chiare, di stare un po’ troppo sulle sue ed allora il Padre insiste esigendo elementi precisi di valutazione, minacciando un intervento diretto piuttosto brusco e doloroso. A quel punto lo Spirito Santo si vede costretto a dire la verità ed afferma: «Se devo essere sincero, anch’io non ho capito fino in fondo cosa facciano questi signori cardinali, sono in tanti, ostentano studio, predica e preghiera. Pregano soprattutto me affinché vada in loro soccorso quando devono prendere decisioni importanti. Io li ascolto, mi precipito, ma immancabilmente, quando arrivo col mio parere, devo curiosamente constatare che hanno già deciso tutto!»”.

Forse lo Spirito Santo per l’ennesima volta ha buttato all’aria i piani vaticani e ha irritato parecchio Donald Trump non foss’altro per il fatto che il tycoon era arrivato a prospettare, tra il serio e il faceto, una trasformazione della Trinità in Tetrade (o Quaternità). Il papa americano diventa così il nemico evangelico degli Usa di Trump, scombinando le carte cattoliche statunitensi e tirando dalla sua parte una fetta importante della gerarchia che aveva costituito la spina nel fianco di papa Francesco. Forse per la base cattolica occorrerà un supplemento di interventismo dello Spirito Santo: ho seri dubbi infatti che i cattolici elettori decisivi di Trump si ravvedano così in fretta e si lascino impressionare dai pronunciamenti prevostiani: il Vangelo c’era anche prima delle elezioni americane…e speriamo che la destra religiosa Usa la smetta con le sue ridicolaggini…

Da “frontman”, nel mondo patinato degli attori di Hollywood, dell’opposizione a Donald Trump, il 4 volte candidato al premio Oscar Mark Ruffalo non fa notizia certo per le critiche al discusso presidente Usa. Se fosse davvero Hulk (il ruolo che per primo lo ha reso celebre), ben volentieri toglierebbe ogni potere all’inquilino della Casa Bianca. Ma questa star di modeste origini italiane (calabresi di Girifalco da parte di padre, imbianchino) è una persona semplice, dai modi spontanei. E colpisce di più per la difesa, appassionata, che fa di un altro suo connazionale: papa Prevost: «È un uomo sincero nella fedeltà ai principi di Cristo e ai suoi insegnamenti. Ha dimostrato gran coraggio nel difendere questi principi sulla scena mondiale, di fronte alla violenza di queste guerre ingiuste. E gli attacchi che sta subendo dalla destra religiosa Usa, che si definisce cattolica, sono ridicoli. Attaccano il Vicario di Cristo leggendo la Bibbia e cercano di impartirgli lezioni di teologia, è qualcosa difficile da credere. Anche se vorrei che la Chiesa aprisse di più sui diritti riproduttivi, come ha fatto per il cambiamento climatico». (“Avvenire” – Eugenio Fatigante)

Una riflessione ulteriore, collegata peraltro a quelle sopra formulate, riguarda le minacce se non addirittura i possibili ricatti finanziari trumpiani verso il Vaticano, che non naviga in buone acque economiche, e verso il mondo cattolico statunitense bastonabile in tutte le sue iniziative sociali e solidaristiche. Questi ricatti, accompagnati dai ventilati pericoli scissionistici a livello di cattolicità nonché dall’apertura di eventuali armadi con tanto di scheletri di compromissione passata col potere statunitense, potrebbero sortire qualche effetto frenante sull’improvvisa accelerazione prevostiana. Lo sterco del diavolo, nonostante la puzza che emana, riesce spesso a tentare la Chiesa: saprà papa Leone resistere a questa tentazione e rispondere eventualmente: “Desidero una Chiesa povera a servizio dei poveri e non dei potenti”?

Dopo l’entusiasmo evangelico di cui mi sento partecipe, ci sta anche il realismo ancor più evangelico al fine di evitare che il tutto si risolva in una sorta di melassa apologetica. Gesù quando fiutava questo pericolo fuggiva, si nascondeva, pregava in silenzio. Mi auguro che papa Leone XIV sappia continuare nella sua contestazione evangelica verso l’ipocrisia dello “strampotere” americano, della patriottica ed imperialistica aggressività russa, del violento e spietato vittimismo israeliano, del falso e ambiguo attendismo cinese etc. nonché verso la “subalternità” degli uomini di precaria volontà, accompagnata dal comodo e deresponsabilizzante tifo dei cattolici in vena di riscossa religiosa e dei laici in vena di riscossa politica.

La mia paura è che possa subentrare nel Papa la fuorviante ed assorbente vena diplomatica: il ritorno alla diplomazia infatti è una delle sue proposte che però non deve tarpare le ali della denuncia. A ognuno il suo “mestiere”: un conto infatti sono i richiami, i segni e le testimonianze evangeliche del Papa, altro discorso le disponibilità e capacità diplomatiche del Vaticano. Per l’amor di Dio non facciamo confusione ed evitiamo, come detto, la melassa apologetica così come il buonismo diplomatico.