I più autorevoli esperti in campo geopolitico terminano le loro pur spietate analisi accendendo un faro di speranza sull’Unione europea, l’unico soggetto capace, per storia, cultura e forza economico-sociale, di promuovere un ordine internazionale basato su democrazia, multilateralismo e convivenza pacifica.
Ebbene, la luce europea si sta comunque rivelando piuttosto fioca e addirittura parecchi Paesi aderenti formalmente all’Unione si stanno dando molto da fare dall’interno, se non per spegnerla, per renderla debole e assai poco illuminante. Il quadro è piuttosto inquietante e desolante.
A proposito di luci ricordo come mio padre usasse spesso un provocatorio e virtuale episodio per rende l’idea del buio imperante: in una notte disperatamente nebbiosa gli automobilisti si affidarono a due lucine visibili in lontananza per uscire dallo sconforto del raggiungimento di una meta impossibile; alla fine del viaggio si accorsero che avevano seguito un carro da morto che li stava portando al cimitero.
Sta qui la minaccia principale al progetto europeo che le prossime elezioni parlamentari e presidenziali in alcuni Paesi chiave dell’Unione potrebbero rendere concreta. I partiti sovranisti stanno dentro l’Europa – lo stesso Roberto Vannacci si è fatto eleggere deputato a Strasburgo con 500mila preferenze – e difficilmente vorranno seguire le orme del nazionalismo indipendentista alla Nigel Farage, che ha portato alla Brexit. Ciò che accomuna il Rassemblement National, Alternative für Deutschland, Vox, Diritto e Giustizia e in parte Fratelli d’Italia (con alcune altre formazioni in Polonia e in Italia) è la volontà di indebolire la dimensione sovranazionale della Ue piuttosto che di abbandonarla. La destra tedesca fa in parte eccezione, perché non esclude l’uscita dall’attuale Unione a favore di una nuova confederazione. I nazionalismi più o meno moderati che in patria fanno leva sul sentimento identitario della propria comunità culturale, religiosa e linguistica hanno un atteggiamento doppio verso l’Unione. Sono coerentemente contrari a istituzioni federali verso cui spostare sovranità dai governi degli Stati membri, restano tuttavia interessati ai benefici dello spazio comune che vengono dal libero scambio, dai fondi strutturali e da iniziative come il Next Generation EU. Per paradosso, si accontentano proprio di un’Europa grettamente economicista, quella che criticano per alimentare le insoddisfazioni interne del proprio elettorato e guadagnare consensi. (“Avvenire” – Andrea Lavazza)
Proprio nei Paesi fondatori, Francia, Germania e Italia, si sta brigando per ridimensionare mortalmente il sogno europeo. Se non ci credono i fondatori, figuriamoci i parvenu dell’Est… Se il disegno è chiaro nelle arrembanti forze politiche di destra francesi e tedesche, per l’Italia è molto più furbescamente ma ancor più pericolosamente camuffato ed equivoco.
Il letale pragmatismo, che assomiglia sempre più a bieco egoismo nazionale, rende passive ed ininfluenti le popolazioni: l’aria che tira è quella di destra, una destra nazionalista, sovranista ed anti-europeista. In un simile quadro, favorito indubbiamente dall’andazzo trumpiano, dal bellicismo strisciante e da un penoso livello delle élite governative, le prospettive non sono rosee.
In cosa sperare? In un ravvedimento inoperoso della società americana, in un improvviso risveglio pacifista delle giovani generazioni, in un rimbalzo culturale dopo aver toccato il fondo?
La sinistra dovrebbe farsi carico di questo rinascimento europeo, ma non ne ha il coraggio, la spinta ideale e la capacità politico-programmatica. Non si capisce se stia governando al ribasso in disonorevoli compromessi con le forze conservatrici o se si stia trasformando in un’opposizione di comodo.
Tutto sommato in Italia rimane qualche barlume di riscossa seppure inficiata da ridicoli personalismi, da penose faziosità e da rigurgiti (anti)riformisti. Forse l’Italia, per tanti motivi, rimane il Paese più europeista degli anti-europeisti. Meglio di niente…
In questo ultimo periodo, il mio amico Pino, prodigo di amare ma interessanti riflessioni, chiude le sue missive con un ritornello che recita così: “E la sinistra? Primarie sì primarie no…siamo sempre lì…”.
