Si vis democratiam, para consilium

Il punto programmatico più divisivo all’interno del campo più o meno largo del centro-sinistra è costituito dalla politica internazionale: da una parte una visione ancorata sostanzialmente allo schema “si vis pacem, para bellum” aggiornato con l’aumento delle spese militari seppure finalizzato ad un’azione concertata e rigorosamente difensiva; dall’altra parte la prioritaria considerazione della diplomazia come arma di deterrenza e di fuga da un rischioso pragmatismo bellico.

La questione sta purtroppo diventando solo occasione di polemica metodologica (vedi elezioni primarie giocate su questo punto dolente) o di sbarramento pseudo-riformista a livello programmatico (il centro che si coalizza e configura come ala realista contro certa sinistra sognatrice e populista).

È indubbio che al riguardo esistano diverse sensibilità che peraltro dal discorso “riarmo sì riarmo no” si allargano alla politica migratoria sintetizzabile nello scontro tra una visione etico-aperturista ed una politico-pragmatista.

Il centro-sinistra deve assolutamente trovare seppure faticosamente una sintesi accettabile fra queste opinioni non nascondendole nelle polemichette equilibriste, ma mettendole proficuamente a confronto in modo trasparente e costruttivo. L’ispirazione costituzionale e cristiana potrebbero essere di grande aiuto: di fronte a discorsi articolati e chiari la gente capirebbe e apprezzerebbe chi non fa della demagogia ma della buona democrazia.

L’Europa unita sarebbe il miglior viatico per l’elaborazione di una politica di pace e di giustizia tra i popoli: l’esercito unitario potrebbe essere la quadratura del cerchio delle armi? il neo-atlantismo critico potrebbe essere la risposta alla disastrosa invadenza israelo-americana? la prospettiva dei “due popoli-due Stati” potrebbe essere il canovaccio fondamentale per puntare alla pace in medio-oriente? un’accoglienza concordata, programmata e gestita potrebbe essere lo schema per una politica migratoria razionalmente aperta?

Spunti di riflessione personale! È inutile incartarsi nella contrapposizione fra etica e politica che dovrebbero essere le due facce della stessa medaglia. Se è vero che l’Ucraina (che forse sta diventando sempre più un falso problema…) ha diritto di difendersi e che è imprescindibile il dovere di aiutarla (come?), altrettanto pertinente mi sembra la domanda sul “fino a quando continuare a fornirle armi”? Se Conte fa le sue sparate strumentali, non per questo Schlein deve balbettare per tenere unita la baracca, brandendo un programma di là da venire, mentre i cosiddetti centristi rincorrono i moderati foderando loro gli occhi col velleitario prosciutto del riformismo.