C’è chi pensa che ogni problema si risolva con uno slogan. Da una parte c’è chi dice: «Nessun limite, venite tutti», come se bastasse evocare un principio morale; dall’altra chi, come Trump, Meloni, Afd in Germania, utilizza la crisi in corso per provare a fare campagna elettorale in patria. Entrambi vendono illusioni. Servono umanità, realismo, cooperazione europea e capacità di governare i fenomeni, non di cavalcarli. (dall’intervista di Matteo Renzi rilasciata ad “Avvenire”)
I venditori di illusioni abbondano, però alla politica non possiamo togliere la possibilità di volare alto, di sognare in grande, di sperare in un mondo diverso. Ecco perché la pur accattivante idea degli opposti populismi in materia migratoria non mi convince affatto. Non si possono mettere sullo stesso piano il vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, e Matteo Salvini. Sulle parole del primo si costruisce una politica degna di tale nome, sulle parole del secondo non si difendono i confini ma il proprio egoismo e si butta a mare la politica.
Attenzione a non togliere alla politica il polmone ideale, pensando di poter respirare soltanto con quello del pragmatismo. Non basta l’etica? Il problema e che non esiste più l’etica! Alla teoria degli opposti populismi abbinerei purtroppo quella degli opposti pragmatismi: da una parte chi vuol chiudere le frontiere illudendosi di difendere il proprio benessere; dall’altra parte chi le vuol aprire, ma solo un pochettino…finendo per fare la parte del poliziotto buono funzionale a quello cattivo.
Per un problema di enorme portata, come quello migratorio, strutturale e non solo emergenziale, difficilissimo, perché mette in discussione tutto il nostro vivere a livello nazionale ed internazionale, non ci possono essere soluzioni facili e drastiche: chi lo pensa o è in mala fede o vuol ingannare tutti, sfruttando i peggiori sentimenti che albergano nell’animo delle persone.
L’altra sera mi è capitato di assistere allo sfogo di un migrante a Ceuta: piangeva e spiegava di avere tentato l’approdo verso la Spagna per curare il suo tumore. Ho pensato subito: davanti a Dio pagheremo carissime le nostre indifferenze, ne risponderemo e non ci potremo giustificare scaricando le colpe su Salvini, Vannacci, Meloni e compagnia stonando, ma nemmeno sostenendo di aver fatto il politicamente possibile (troppo poco!).
Non dimentichiamo che la politica è la forma più alta di carità se si fa appunto guidare dalla carità e non mette alla carità il freno inibitore della politica. Tutti discutono e nessuno fa niente. Anche la sinistra, devo ammetterlo, fa pochissimo, parla di equilibri, di leadership, di alleanze, di elezioni. Presenti agli elettori, senza paura di aprire il cuore, un coraggioso biglietto da visita fatto di qualche misura concreta a favore dei migranti, lasciando perdere, per l’amor di Dio, la comoda e fuorviante discriminazione fra migranti regolari e clandestini. Se c’è clandestinità è quella della politica, sballottata a sinistra fra riformismo, moderazione e centrismo. Smettiamola con queste stucchevoli disquisizioni teoriche.
«Una religione che non si occupi anche della fame, delle topaie dove vivono i poveri, dei veleni che avvelenano la terra, l’acqua e l’aria, è sterile come la polvere» (Martin Luther King). Vale per la religione, figuriamoci se non vale per la politica.
Quanto agli investimenti in difesa: dire no a finanziamenti europei a condizioni vantaggiose è un errore oggi sul Safe, come era un errore ieri sul Mes per la sanità. La vera domanda è come utilizzare quelle risorse. Devono servire a innovazione, ricerca, tecnologia e industria della difesa europea. Internet nasce anche dagli investimenti nella difesa: investire bene significa rafforzare sicurezza e competitività. (ancora dall’intervista di Matteo Renzi rilasciata ad “Avvenire”)
Siamo sempre ed ancora sul piano dell’etica che deve fare i conti con certe esigenze. Anche le armi possono servire. Siamo sicuri? Se continuiamo su questo piano non ne usciamo vivi. Nel centro-sinistra rischia di essere una questione dirimente: non so se dispiacermene per gli effetti divisivi o se compiacermene per la conseguente chiarezza da operare sul punto.
Il dettato evangelico del porgere l’altra guancia non è soltanto una virtù eroica, ma è anche una necessità per vivere in pace. Diversamente continuiamo pure a disquisire sulle armi e sul loro uso: faremo politica. Quale politica? Quella senza etica! E fino a quando?
«Il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia» (Papa Francesco, discorso del 04 febbraio 2017 ai partecipanti all’Incontro “Economia di Comunione”, promosso dal Movimento dei Focolari).
