La commissione di vigilanza sulla spazzatura Rai

Per verificare lo stato di salute della Rai basta accendere il televisore per venire automaticamente sballottati fra spazzatura culturale e propaganda politica. Lo stallo emergente dalla Commissione di Vigilanza, impantanata nel mancato assenso alla nomina del presidente proposto dalla Rai stessa, non ne è che la riprova.

Esistono due punti di riferimento per uscirne. Da una parte il regolamento Ue, l’European media freedom act, in vigore già da un anno, che non è una direttiva e quindi non ha bisogno di essere recepita per via parlamentare ed è fondato su quattro semplici pilastri: indipendenza dal potere politico, procedure di nomina dei vertici trasparenti e aperte, finanziamenti stabili e prevedibili, rispetto dell’indipendenza editoriale e del pluralismo.

Dall’altra parte la legge, che impone una maggioranza di due terzi per la ratifica del presidente Rai designato dai consiglieri, ma senza che il quorum scenda nel caso di più fumate nere: una sorta di strettoia, che dovrebbe garantire un minimo di imparzialità.

In mezzo la polemica politica: il centrosinistra che accusa la maggioranza di voler usare la Rai come arma elettorale e il centrodestra che insiste sul discorso dell’egemonia culturale della sinistra che non vuole accettare la fine del monopolio avuto finora.

Credo che la Rai stia toccando il fondo. La sua storia è fatta indubbiamente di speculazione politica, ma la sua attuale realtà di informazione è fatta di mera passerella partitica, tanto per nascondere formalmente la cassa di risonanza coordinata e continuativa del governo. In materia di obiettività nell’informazione la Rai è addirittura peggio di Mediaset (è tutto dire…).

Quanto all’egemonia culturale, magari esistesse quella di sinistra, invece sguazziamo nella spazzatura culturale bipartisan per la quale la Rai non è seconda a Mediaset (ed anche qui è tutto dire…).

Certo non sarebbe un presidente nominato in stile consociativo a cambiare l’andazzo, ma servirebbe almeno a salvare la faccia anche in vista della ormai strisciante competizione elettorale.

Quanto alla direttiva europea di cui sopra, penso che purtroppo avrà l’effetto di una grida manzoniana. E poi, come si permette la Ue di darci una lezione? Noi i panni sporchi televisivi e radiofonici siamo capaci di lavarceli in casa o meglio siamo capaci di conviverci e di ridurre il gioco democratico a competizione sportiva in cui si nuota nello “sporco”.