L’eurobullismo masochista

Papa Francesco ha usato l’espressione «l’abbaiare della NATO alle porte della Russia» in un’intervista al Corriere della Sera pubblicata il 3 maggio 2022. Il Papa rifletteva sulle possibili cause che avevano spinto Vladimir Putin a invadere l’Ucraina. Citando un capo di Stato incontrato prima del conflitto, paragonò l’espansione della NATO a Est a un “abbaiare” che poteva aver irritato o facilitato la reazione della Russia. Il Pontefice precisò che non si trattava di giustificare l’aggressione russa, ma di ammettere una complessità di fattori e di “imperialismi in conflitto”.

Riunione dei leader della Coalizione dei Volenterosi in concomitanza dell’anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina. Il premier britannico Andy Burnham formalizza a Kiev, nella prima visita ufficiale, l’autorizzazione a fornire i progetti riservati del missile a lungo raggio Storm Shadow. Londra in questo modo permetterà a Ucraina e Francia di avviare linee di assemblaggio del missile in territorio ucraino, da impiegare contro la Russia. Macron, in ottobre e novembre esercitazione dei Volenterosi. “Abbiamo preso una decisione e le esercitazioni su vasta scala che saranno condotte proprio dalla nostra coalizione nei mesi di ottobre e novembre dimostreranno la sua prontezza operativa e la sua capacità di agire una volta cessate le ostilità. E questo è molto importante”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron nel collegamento con i Volenterosi. “È molto importante continuare a dare prova della nostra determinazione e della nostra prontezza in materia di garanzie di sicurezza”. (ansa.it)

Il Papa parlava nel 2022 di abbaiamento, oggi si potrebbe tranquillamente parlare di virtuale bullismo. Non mi interessa di essere più o meno etichettato come amico del giaguaro russo: non accetto il comportamento dell’Europa e della Nato appiattiti in una logica di guerra che peraltro fa il gioco della Russia.

Al di là della reale intenzione di Mosca di attuare un’escalation in Ucraina e colpire i Paesi Nato, lo stallo nei negoziati fa crescere timori e diffidenza tra la Russia e l’Alleanza. E alimenta la retorica muscolare. In questo senso, vanno inquadrate le minacce dirette di Maria Zakharova alla Gran Bretagna, scagliate proprio mentre il Cremlino liquidava come «allarmistiche» le speculazioni. Di fronte alla promessa della Gran Bretagna di fornire a Kiev tecnologia militare top secret, la portavoce del ministero degli Esteri russo ha ventilato la possibilità di una «risposta contro strutture del Regno Unito sia all’interno sia all’esterno dei confini ucraini». E ha aggiunto: «Qualsiasi contingente straniero ostacoli l’operazione speciale diventerà un obiettivo legittimo». Il riferimento sono le esercitazioni annunciate per l’autunno dalla Coalizione dei volenterosi lungo la frontiera con l’Ucraina. Un atto, per Mosca, che segna «un ulteriore coinvolgimento dei Paesi europei della Nato nel conflitto». (“Avvenire” – Lucia Capuzzi)

Come volevasi dimostrare. In mezzo a questo casino Trump fa il furbo, il garante bilaterale, e l’Italia gioca a fare la volenterosa, ma solo un pochettino.

‘L’Italia è determinata a operare al fianco dei partner internazionali per favorire un percorso negoziale verso una pace giusta e duratura’, ha confermato la premier Meloni, partecipando in video-collegamento al vertice. ‘L’Ucraina sarà uno Stato indipendente per sempre, su questo non c’è dubbio: gli ucraini non saranno mai ciottoli per gli stivali dello zar’, ha detto Zelensky nel corso delle celebrazioni. L’Italia “non parteciperà” alle esercitazioni. Lo fanno sapere fonti di governo ricordando che si tratta di una scelta in linea con la posizione italiana, ribadita più volte nei mesi scorsi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del “no a soldati italiani” a Kiev.(ansa.it)

E allora dal momento che non si sa più a che santo-governante votarsi tanto vale votarsi a chi di santi se ne intende, vale a dire il Vaticano, che oltre tutto la sa molto più lunga in campo diplomatico.

Il “ministro degli Esteri” di papa Leone XIV è determinato ad aprire spiragli di dialogo, per quanto minimi, nella convinzione che, nel tempo, possano diventare possibili canali negoziali fra le parti. Non c’è altra strada poiché – ha ribadito Gallagher al termine del faccia a faccia con l’omologo Sergeij Lavrov – «la soluzione alla guerra non è militare». L’attenzione alle questioni umanitarie – dal ritorno a casa dei bambini ucraini agli scambi di prigionieri –, allora, diventano la base per ricostruire i legami spezzati dal conflitto. L’arcivescovo britannico lo ha ribadito, in attesa del viaggio a Mosca del cardinale Matteo Zuppi, inviato di pace, in programma nelle prossime settimane. 

A mio avviso si sta venendo a creare una situazione in cui per affrontare seriamente i problemi ed avviarli a soluzione bisogna prescindere dalla politica istituzionalizzata e sperare nelle istituzioni ecclesiastiche.

A Venezia, per trovare una mediazione sul centro di culto islamico, è intervenuto il patriarca. Moraglia ha parlato di «questione delicata», a proposito del dibattito aperto tra il Comune e l’associazione musulmana sul progetto. Il neosindaco Venturini: non ci sono le condizioni. La comunità bengalese: pronti a scendere in piazza. La diocesi: si risponda all’esigenza di avere un luogo e si chieda il rispetto della cultura in cui si vive. Contro ogni forzatura, il via alla mediazione del Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia per il centro culturale islamico di Mestre. È dunque un appello a trovare le ragioni di una sintesi, nel pieno del dibattito, da parte del patriarca. «Siamo di fronte ad una questione delicata che tocca un aspetto fondamentale della vita della città e dei suoi abitanti. L’auspicio è che non vi siano forzature e che si instauri un dialogo costruttivo tra Comune, città e comunità islamica bengalese per riuscire a condividere punti comuni su cui convergere e se possibile lavorare insieme per rispondere all’esigenza di un luogo di culto conoscendo e rispettando le leggi, la storia e la cultura della realtà in cui si vive. È urgente accrescere la reciproca conoscenza e fiducia. E questo – ha concluso Moraglia – può avvenire attraverso un obiettivo e diffuso percorso di integrazione». (“Avvenire” – Francesco Dal Mas, Venezia)

Qualcuno ipotizzerà una mia senile conversione di carattere integralista, qualcun altro penserà che io sia plagiato dal quotidiano “Avvenire” a cui faccio continuo riferimento (è l’unico sito che consente una lettura totale dei suoi vari apprezzabili contenuti). Sarà ma non ci credo e non mi ci vedo. Sono molto critico verso la Chiesa e sono molto scettico verso le sue casse di risonanza. Però ‘l è mej stär in-t-i primm dan (è meglio cioè limitare i danni, ripiegando paradossalmente sul clericalismo pacifista e buonista piuttosto che vivere nel laicismo bellicista ed egoista).

Mio padre, quando adottava una qualsiasi decisione non si faceva condizionare dal freno minimalista, ma tendeva sempre al meglio, dicendo: «Bizoggna fogäros in-t-al mär grand».  Non c’è dubbio che il mare dello spirito interpretato a livello di sogno evangelico sia umanamente molto più grande di quello materiale basato sulla realtà disumana.