Le scimmiette della politica estera

L’altra linea di politica estera italiana degli ultimi cento anni, prevalsa nel primo cinquantennio repubblicano, si è ispirata alla speranza cristiana e all’universalismo cattolico. Tra le sue scelte più significative ci sono l’assunzione della responsabilità derivanti da colpe commesse in precedenza da altri; comportamenti correlati al peso effettivo dell’Italia nel mondo; la cooperazione con le organizzazioni internazionali e il sostegno delle politiche multilaterali; l’adesione alla Nato in quanto alleanza difensiva; la promozione di un’unità dell’Europa che ha interrotto secoli di guerre tra europei; il neoatlantismo, che coniugava fedeltà agli alleati e apertura verso i Paesi del Terzo mondo; una politica di mediazione e di pace in Medio Oriente; la crescente partecipazione a iniziative di peace keeping ecc. Questa politica estera ha contribuito a rafforzare un ordine internazionale orientato verso la pace. (“Avvenire” – Agostino Giovagnoli)

Ho seguito pazientemente il dibattito parlamentare sulla politica estera alla luce degli eventi drammatici di questi giorni introdotto dalle comunicazioni della presidente del Consiglio. Al di là dell’imbarazzante basso livello storico-culturale che lo ha caratterizzato (siamo veramente alla frutta…), è emersa una netta ed inquietante divergenza rispetto alle linee di politica estera così ben sintetizzate nel citato pezzo di cui sopra.

Si dice spesso che il mondo è cambiato, ed è vero, ma ancor più grave e preoccupante è il fatto che è cambiato il posizionamento politico del nostro Paese rispetto ai principi ed ai valori della nostra Costituzione e della nostra prassi politica.

L’Italia sta rinunciando al proprio ruolo di proposta legato non tanto alla sua forza economica e militare, ma alla sua migliore tradizione storica e culturale. La Presidente Meloni ci regala un capolavoro di doppiezza ed insignificanza con la sua posizione sulla Guerra all’Iran. “Il governo italiano, NON CONDANNA, NON APPROVA”. Come il gioco delle scimmiette applicato alla politica: non vedono, non sentono, non parlano (forse fanno finta di non vedere, sentono ma non ascoltano, straparlano a raffica).

L’Italia ha rinunciato alla cooperazione con le organizzazioni internazionali ed al sostegno alle politiche multilaterali. La scelta emblematica di diventare attenti osservatori del Board of Peace vuol dire rischiare di appiattirsi sui desiderata unilaterali dei più forti.

Il limite costituzionale posto con l’ammissibilità ai soli interventi difensivi è saltato: le guerre le dichiarano e le fanno a loro piacimento le nazioni dominanti, a noi non resta che guardare e tacere.

L’Unione europea è diventata una mezza farsa: siamo sparpagliati, giriamo attorno al sedicente alleato statunitense ed israeliano e facciamo a gara a chi gli lecca meglio il culo (l’immagine è di Trump…).

L’asse preferenziale con gli Usa è diventato indifferenziato: il dito ideologico dietro cui nascondiamo tutte le peggiori combinazioni ed i più ignobili connubi, non abbiamo la benché minima capacità di critica, ci limitiamo a prendere atto.

In Medio Oriente abbiamo perduto il pur difficile ruolo di mediazione che ci ha caratterizzato e, tra l’altro, ci ha anche salvaguardato rispetto alla minaccia terroristica.

Siamo diventato ridicoli nei nostri atteggiamenti: la pace la sappiamo evocare solo a parole, ma nei fatti stiamo dalla parte dei facitori di guerre.

Mi sono limito a poche iconiche pennellate per dipingere il desolante quadro della politica estera italiana. Non ho ancora capito fino in fondo se i nostri attuali governanti “ci sono o ci fanno”. Mi domando cioè se sono veramente incapaci o se stanno solo fingendo di esserlo. So benissimo che la situazione è difficilissima, ma proprio per questo richiederebbe doti, coraggio, esperienza, competenza e coerenza notevoli.

Il Parlamento funge da cassa di risonanza in assenza di suoni. I parlamentari di maggioranza rinunciano a priori al loro ruolo di rappresentanti di tutti i cittadini e si accontentano di redigere il compitino ossequioso verso il governo: non una voce originale e costruttiva… I rappresentanti delle opposizioni non riescono ad incalzare il governo, finiscono per perdersi in sterili polemiche: mancano loro la credibilità e la visione alternativa.

In conclusione, se rinunciamo agli storici presupposti politico-diplomatici provenienti dalla nostra cultura e dalla nostra storia, abbiamo ben poco da discutere di bollette energetiche, di carrelli della spesa, di sostegno all’economia, di aiuti a famiglie ed imprese. Siamo colpevolmente patetici!