La Cina è vicina

Altro fronte acceso è quello della guerra “sotterranea”. Secondo il Washington Post, Mosca­ sta fornendo al regime di Teheran informazioni di intelligence con l’obiettivo di aiutarlo a colpire le forze americane in Medio Oriente. Rispetto alla guerra in Ucraina, dove l’intelligence Usa “guida” di fatto Kiev, le parti si sono rovesciate. Il Cremlino si è limitato a puntualizzare: «Siamo in dialogo la leadership iraniana». (“Avvenire” – Luca Miele)

 

Nonostante si parli spesso di “divisione del mondo in zone di influenza”, in riferimento alla Strategia di sicurezza nazionale statunitense, è opinione diffusa nei circoli vicini al presidente Trump che “l’uso della forza in Venezuela e Iran, così come le minacce rivolte alla Groenlandia e a Cuba, abbiano lo scopo di contenere il potere della Cina e garantire agli Stati Uniti un vantaggio geopolitico”. In un recente rapporto, l’autore ed esperto di strategia militare J. Michael Waller sostiene che “La mossa dell’amministrazione di prendere Maduro ora permette a Trump di esercitare un’influenza inaspettata sia su Xi Jinping che su Vladimir Putin”, ponendo fine agli “sforzi di Cina e Russia per distruggere il petrodollaro, attraverso i BRICS”. Secondo Waller, la strategia di sicurezza di Trump consiste fondamentalmente nel “contenere il dominio mondiale della Cina comunista”. “L’Iran e il Venezuela – conclude il rapporto – hanno contribuito ad alimentare l’ordine dominato dalla Cina comunista. Aiutando a rimuovere i regimi ostili in entrambi i paesi, Trump sta eliminando i perni fondamentali senza ricorrere alla guerra”. (Stefano Azzali – Dalla “Dottrina Donroe” agli Accordi di Ciro)

 

Non si tratta di retroscenismo internazionale né di fantasia geopolitica, ma in filigrana, dietro il disordine mondiale caratterizzato dagli eventi bellici apparentemente schizofrenici, appare un disegno dai contorni incerti, ma abbastanza delineato nelle sue intenzioni. Il mondo si regge su equilibri di forza basati sulla combinazione di reciproci interessi: alla spartizione fra Usa e Urss, forse meglio dire fra Occidente e Oriente, si è da tempo sostituita la convivenza fra blocchi più complessi ed articolati, Usa, Russia, Unione europea, Brics, Cina.

Si potrebbe dire che sulla scena mondiale si aggirano troppi personaggi in cerca d’autore, ne deriva un disordine distruttivo e inquietante. Dietro Trump e Netanyahu intravedo la voglia di trovare il “giusto” interlocutore con cui fare i conti, semplificando il contesto internazionale: da una parte l’ignobile connubio post-democratico Usa-Israele, dall’altra la comunione ereditaria post-comunista Cina-Russia. In mezzo i cani perduti senza collare, che non hanno la forza di abbaiare ed ancor meno di mordere.

La volpe Netanyahu sta trascinando il gatto Trump in un’avventura sbilenca in cui l’unica nazione a rafforzarsi è la Russia…povera Ucraina. Il bullo paranoico americano straparla e rischia di impantanarsi, nel suo grande delirio di onnipotenza non si rende conto di essere preso per il sedere da amici e nemici…l’altro vuole silenziosamente fare i propri affari allargando e prolungando la guerra per fortificare il suo predominio nell’area mediorientale (invade il Libano, va alla resa dei conti con Hamas ed Hezbollah, etc. etc.).

Putin incassa una sorta di placet al suo debole imperialismo, Xi Jinping assiste sornione alla prova generale del nuovo assetto mondiale.

In mezzo una squallida platea di tifosi: l’Europa che per problemi economici e migratori ha interesse che la guerra finisca presto; i Paesi produttori di petrolio che temono di essere costretti a berlo più che a venderlo; il terrorismo imbarazzato e spiazzato dal rimescolamento delle carte geopolitiche, dalla laicizzazione affaristica dei rapporti internazionali, dai troppi potenziali obiettivi da colpire.

E se i tifosi decidessero di cambiare squadra? SE, ad esempio, l’Europa decidesse di dialogare fattivamente con la Cina e di flirtare con i Paesi arabi, mandando a… Usa e Israele? No si può fare. E chi l’ha detto?

Gli schemi politici tradizionali sono saltati: la sinistra a livello mondiale non batte alcun colpo; la destra acconsente, a cosa non si sa…Il capitalismo ha cambiato il pelo, ma non il vizio…le ideologie sono morte trascinando nella tomba le idee… Il vuoto pneumatico trascura le religioni e attanaglia le coscienze…

Non è detto però che l’uomo contemporaneo sia meno “religioso” nel senso profondo. Rimane il bisogno di senso, di interiorità, di profondità. Rimane il Mistero. Ma le forme religiose tradizionali – dogmi, linguaggi, categorie – appaiono a molti come appartenenti a un altro mondo. Non parlano più. Non convincono più. Il problema non è solo la fede. Per alcuni teologi non si tratta di “credere di più”, ma di ripensare radicalmente il modo di comprendere Dio, la rivelazione, la Chiesa. Un “Cristianesimo 2.0”, dicono. Senza dualismi, linguaggi mitici o contrapposizioni tra fede e scienza. (don Umberto Cocconi)

Forse la spiegazione migliore consiste in un botta e risposta etico: il contrario di “amarsi”? Basta aggiungere una “r”: armarsi (Tonino Bello). Tutto si spiega! Resta il problema!