Spagna, anche se non se magna

«La posizione della Spagna si riassume in poche parole: no alla guerra». Il punto, per Sanchez, è che «non si può rispondere a un’illegalità con un’altra», perché «è così che iniziano i disastri dell’umanità». Quindi l’unica strada percorribile resta la «cessazione immediata delle ostilità», in modo da arrivare quanto prima a «una soluzione diplomatica e politica». Il premier spagnolo ha auspicato una risposta coordinata degli alleati dell’Unione Europea e non ha rinunciato a una replica diretta al presidente Usa (che lo ha definito un «alleato terribile»): la Spagna, ha scandito, è un membro a pieno titolo dell’Ue, della Nato e della comunità internazionale ed è proprio per questo che «chiede a Stati Uniti e Iran di fermarsi prima che sia troppo tardi». Insomma, Madrid non sarà complice di «qualcosa che è male per il mondo», di certo non «per paura di rappresaglie». Anche perché l’esperienza insegna e già ventitré anni fa, ha ricordato rievocando l’Iraq, «un’altra amministrazione ci portò a una guerra ingiusta» e «il risultato fu più terrorismo, più instabilità e una vita peggiore». Ovviamente tutto questo non vuol dire che la Spagna appoggi un regime «che uccide i suoi cittadini e soprattutto le donne», ma pensare che la soluzione sia la violenza «è ingenuo». (“Avvenire” – Matteo Marcelli)

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire la verità costi quel che costi. Ad Aldo Moro gli americani dissero che l’avrebbe pagata cara, e così fu. Speriamo che la storia non si ripeta con Sanchez. In questi giorni, parlando con amici, ho teorizzato che l’unica via d’uscita per la Ue sia quella di comunicare solidalmente una netta presa di distanza dalla strategia statunitense senza paura di ricatti e rappresaglie. Tutti mi hanno detto che era impossibile, che sognavo, che ero fuori dalla realtà. Ebbene Pedro Sanchez la pensa come me: una piccola soddisfazione personale. Mi copia! Non mi resta che andare a vivere in Spagna: la gente là è molto ospitale e generosa, la politica conta ancora qualcosa, essere socialisti è possibile, essere europeisti sul serio è doveroso senza abbassare le brache davanti a Trump.

Sembra che il sasso in piccionaia abbia creato qualche benefica tensione con gli Usa e qualche effetto positivo a livello europeo.

Dunque la tensione sull’asse Washington-Madrid non accenna a dissiparsi e al di là delle dichiarazioni resta un dato di fatto: la linea di Sanchez ha sparigliato gli equilibri di Bruxelles, conquistando gran parte dell’Europa che conta – esclusa la Germania – e alimentando lo stallo italiano. Merito, si fa per dire, delle minacce di Donald Trump, che dopo il no del premier socialista all’uso delle basi spagnole ha ipotizzato di bloccare le relazioni commerciali con Madrid. Un attacco dopo il quale Sanchez ha incassato la solidarietà dei vertici Ue, a cominciare dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e da quello del Consiglio Europeo, Antonio Costa. Ma anche Emmanuel Macron e Keir Starmer si sono fatti sentire esprimendo la loro vicinanza. 

Non c’è da farsi illusioni e credo che Sanchez non se ne faccia: resta una sua ammirevole presa di posizione a cui mi auguro faccia seguito un comportamento coerente. Cosa aspetta la sinistra italiana a prendere simili posizioni a livello parlamentare? Esagero sperando che Sergio Mattarella possa dire le stesse cose che ha detto Sanchez? Si creerebbero incidenti diplomatici a catena!? Che bello! Per ora grazie Sanchez!!!