Israele e Stati Uniti hanno lanciato un “attacco preventivo” contro l’Iran questa mattina. Colonne di fumo nero sono state avvistate nel cielo di Teheran in altre città del Paese. Sirene d’allarme hanno risuonato in varie città israeliane e le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Il ministro della Difesa israeliano Katz avverte: ‘si prevede una possibile ritorsione con missili e droni da parte dell’Iran’. Trump sul social Truth: “Distruggeremo i loro missili, l’Iran non avrà il nucleare’. La Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei non si trova a Teheran ma sarebbe stato trasferito in un luogo segreto. (ANSA)
I g’an tanta vôja ‘d far n’ätra guéra ch’in stan pu in-t-la péla: così direbbe mio padre. Unna scuza l’as cata sempor. L’Iran non deve avere il nucleare: con la bomba atomica in mano agli ayatollah il mondo non sarebbe sicuro. Ammesso e non concesso che l’Iran sia effettivamente dotato di arsenali atomici (come non ricordare la manfrina di Powell all’Onu contro l’Iraq di Saddam Hussein), il bello è che io non mi sento sicuro nemmeno al pensiero che Usa e Israele siano dotati di armi nucleari. Su questa materia non mi fido di nessuno. Allora…
Trump agli iraniani: “La libertà è vicina. Prendetevi il governo, sarà l’unica occasione per generazioni”. Il presidente in un video su Truth annuncia l’attacco militare per “eliminare il regime”. Un appello agli iraniani a liberarsi del tiranno. Un messaggio alle milizie ad arrendersi in cambio dell’amnistia. Un’ammissione agli americani: “Potremmo subire perdite, accade spesso in guerra”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annuncia con un videomessaggio su Truth l’avvio di un attacco militare contro la Repubblica islamica dell’Iran, rivendicando la necessità di un intervento diretto per neutralizzare quello che definisce un pericolo imminente per la sicurezza americana e dei suoi alleati. Si rivolge al popolo iraniano dicendo che non appena sarà finita l’operazione militare, sarà per loro il momento di prendere il controllo del governo, se non lo faranno ora potrebbe non esserci un’altra occasione per generazioni. (Huffpost)
Gli iraniani in lotta per cambiare regime hanno tutta la mia solidarietà. È pur vero che quando uno è disperato si attacca a chiunque gli faccia balenare qualche speranza, ma non so se gli iraniani possano fidarsi dell’accoppiata Trump- Netanyahu: non sarebbe la prima volta che nella storia cadono dalla padella alla brace. Al solo sentire il nome di Reza Pahlavi, figlio di tanto padre, mi si accappona la pelle. Cerchino di trovare in loro stessi la forza e il coraggio di andare verso un regime democratico e si preparino comunque a pagare altissimi prezzi ai “liberatori”.
Non credo proprio che Usa e Israele regaleranno la libertà al popolo iraniano: quel po’ che gli consentiranno glielo faranno pagare a carissimo prezzo. Il problema è che non sanno da che parte voltarsi. “Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io” è un noto proverbio italiano che suggerisce come dai nemici ci si possa difendere da soli, mentre dai falsi amici è necessaria una protezione superiore. L’ulteriore problema è che il loro Dio (che rispetto) si presenta sotto le mentite spoglie degli ayatollah (che non rispetto) e allora il gatto si morde la coda…
E cosa penseranno di questa guerra i cittadini statunitensi e israeliani? Vivono in due stati democratici (?) e hanno i governanti che si meritano? Il discorso sarebbe lunghissimo, lo rimando alle prossime puntate belliche.
Il presidente di Israele Isaac Herzog (una colomba vezzeggiata dal Quirinale e dal Vaticano) si è congratulato per l’attacco portato all’Iran (bravi, bene, bis!); il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani si preoccupa soltanto di tenere indenni dalle conseguenze belliche gli italiani abitanti nell’area; i dirigenti Ue non vanno oltre una misera preoccupazione. Ormai alla guerra abbiamo fatto l’abitudine…e poi c’è Sanremo che ci rasserena…
