Sinistra, se ci sei, batti qualche colpo

Il quadro politico nazionale (referendum), quello europeo (sconfitta di Orban), quello mondiale (interventi a gamba tesa di papa Leone) stanno cambiando e dovrebbero creare spazi di intervento alla sinistra politica.

In Italia giorno dopo giorno si registra una strisciante crisi del governo di centro destra nonostante i goffi tentativi di recupero della premier a livello di pulizia anti-corruzione (Del Mastro e Santanchè), di controllo sulla burocrazia ministeriale (Bartolozzi zarina di Nordio), di dominio partitico (su FdI e gli alleati) tramite una riforma elettorale di tipo maggioritario e di reinserimento nel gioco istituzionale (puntando al 2029 con l’obiettivo sull’elezione del futuro Capo dello Stato).

In Europa si è chiusa momentaneamente la strada nazional-sovranista a cui Meloni e Salvini erano legati, ma si è aperta quella meramente conservatrice su cui passeggeranno con un certo distacco rispetto alla vita delle istituzioni europee (basti considerare l’apertura di una querelle sulla revoca del patto di stabilità). L’euroscetticismo troverà nuovi campi e cavalli di battaglia.

A livello internazionale non so se stia creando più subbuglio papa Leone con le sue reiterate prese di posizione o la guerra con i suoi flagelli militari e pseudo-diplomatici. Fatto sta che il governo italiano cerca di riposizionarsi rispetto a Trump (che ha prontamente reagito retrocedendo la Meloni in serie c) e rispetto a Netanyahu lasciando scadere gli accordi militari con Israele (la reazione non si farà attendere…).

In questo quadro a dir poco imbarazzante per il governo di centro-destra italiano la sinistra si limita a sfondare la porta aperta della polemica, a guardarsi l’ombelico sperando che si cicatrizzi con le elezioni primarie, a cavalcare l’onda post-referendaria che non tarderà a smorzarsi se non alimentata a dovere.

La polemica non basta, a volte si ritorce addirittura contro i polemizzanti, irrita chi è già in atteggiamento critico e aspetta proposte alternative.

Le elezioni primarie non hanno alcun effetto taumaturgico, non coprono il vuoto della classe dirigente, non hanno valenza istituzionale, non hanno fondamento elettorale, sono puramente indicative e, se non adeguatamente preparate e formulate su linee politiche precise, rischiano di creare ulteriori divisioni fra le forze politiche e imbarazzi nei potenziali elettori.

Quanto all’onda post-referendaria essa si scarica sulla battigia costituzionale e attende la fine della “teatrocrazia” e una vera e propria rifondazione della politica. Gli elettori del referendum hanno fatto una   scommessa sulla tenuta costituzionale del Paese, l’hanno vinta  ed ora attendono di riscuotere la vincita in termini politici. Non vanno delusi, pena il ritorno all’astensionismo.

In questo momento storico credo che il punto di partenza debba essere la politica estera orientata alla ripresa del ruolo pacifico dell’Italia e dell’Europa. Si tratta peraltro di raccogliere il meraviglioso assist di papa Leone.

In cosa si differenzia la sinistra italiana rispetto all’andazzo bellicista che sembra essere inevitabile? Un mio simpatico zio, quando a tavola si condiva l’insalata, chiedeva se c’era stato messo il sale. Perché? Perché sosteneva di non vederne l’effetto in grigio. La sinistra si sente ma non si vede…Ha paura di essere troppo pacifista, di essere troppo anti-occidentale e poco filo-americana, di tradire certe alleanze che ormai stanno andando fuori tempo massimo, di esprimere critiche che potrebbero isolare il Paese (meglio soli che male accompagnati…).

La sinistra italiana è veramente europeista, esprime una rappresentanza in tal senso nel Parlamento europeo? Si confonde nel marasma? Riesce a portare avanti politiche di disarmo e non di riarmo, di equità e socialità o si accontenta della pedissequa difesa del rigore dei parametri contabili? Si impegna nel conferire all’Europa il ruolo adeguato nello scacchiere mondiale o accetta la politica del pesce in barile?

Torniamo in territorio italiano. La sinistra riesce a varare finalmente una riforma fiscale, riesce a riportare la sanità pubblica a servizio dei cittadini, riesce ad impostare una politica economica che non si accontenti di quadrare i conti pubblici?

In poche parole la sinistra è in grado di scaldare i cuori e di allargare i portafogli di chi soffre gravi difficoltà economiche. Un tempo si pensava che la sinistra dovesse governare per imporre sacrifici ai ricchi a favore dei poveri. Proviamoci, senza demagogia, ma con equità e buna volontà.

Non è facile, ma necessario misurarsi in queste sfide, altrimenti è perfettamente inutile inorridire di fronte al governo Meloni, alle guerre, ai genocidi, alle ingiustizie, ai rigurgiti fascisti e nazisti, al disordine internazionale.