La notte bellica…la pace sepolcrale e…la preghiera omertosa

«Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore». È accorato l’appello di Leone XIV nel giorno della sua prima Pasqua da Papa. Dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro invia il suo messaggio al mondo prima degli auguri in dieci lingue e della benedizione “Urbi et Orbi”. Un messaggio che è anzitutto monito a quanti hanno il potere di determinare le sorti dei popoli: «Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo». Perché, spiega il Pontefice, «la pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi». E, anche per far capire ai governanti quali siano le reali aspirazioni della famiglia umana, Leone XIV lancia una nuova mobilitazione “orante”: «Invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di San Pietro il prossimo sabato, 11 aprile». Appuntamento di preghiera che segue il Rosario per la pace dello scorso 11 ottobre, in occasione del Giubileo della spiritualità mariana, davanti alla statua della Madonna di Fatima. Quindi il riferimento a una “svolta” di Pasqua: «In questo giorno di festa – afferma il Papa – abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male». (“Avvenire” – Giacomo Gambassi)

Come non essere d’accordo con gli appelli alla pace del Papa formulati in chiave pasquale. Mi viene però un dubbio atroce: siamo sicuri che basti chiedere con insistenza a Dio il dono della pace? siamo sicuri che basti pregare assiduamente in tal senso? siamo sicuri che non ci sia qualcosa da fare da parte nostra, da parte della Chiesa e da parte del Papa? siamo sicuri che la nostra preghiera non sia troppo passiva e remissiva?

Ricordo al riguardo che Giovanni Bianchi, ex presidente delle Acli ed esponente democristiano, diceva che la forza della Chiesa verso la pace non sta tanto nella diplomazia vaticana, ma nelle preghiere delle vecchiette che sgranano il rosario e pregano per la pace senza sapere chi siano Putin, Trump e Netanyahu.

È verissimo e forse è giunta l’ora di lasciare gli schemi della politica per impegnarsi in altro modo: partire dal Vangelo, pregare sul Vangelo, testimoniare l’amore evangelico, guardare alle persone, aiutare chi soffre, allacciare rapporti di bene, valorizzare al massimo le nostre esperienze umane.

È vero che, come sosteneva Paolo VI, la politica è la più alta forma di carità, ma, se prescinde dalla carità, come succede per la gran parte della politica attuale, ci porta nel fuoco della geenna: deve ripartire dalla carità per trovare in se stessa la nobiltà dei suoi scopi e la serietà delle sue procedure.

Giorgio La Pira è stato un grande testimone della politica coniugata col Vangelo e viceversa. Sapremo ritrovare qualcosa della sua eredità o continueremo a girare a vuoto intorno a Giorgia Meloni e c.?

C’è però innanzitutto il dovere morale della denuncia contro i comportamenti dei governanti che fanno sbandare tutta l’umanità: bisogna avere questo coraggio senza farsi condizionare dalle pur ragguardevoli esigenze diplomatiche.

Papa Francesco fece fare alla Chiesa un passo avanti, perché, partendo dalla denuncia delle ingiustizie e dei limiti del sistema capitalistico, si spinse a schierarsi concretamente e coraggiosamente nelle battaglie per la giustizia a favore dei poveri e degli umili alla ricerca di soluzioni alternative.

Ho l’impressione che attualmente il papa punti decisamente alla diplomazia, seppur suffragata da fortissimi richiami evangelici e da reiterati inviti alla preghiera, e metta la sordina alla sacrosanta invettiva contro coloro che stanno imbastendo guerre a tutto spiano. Gesù non era un diplomatico e aveva il coraggio di puntare l’indice soprattutto contro chi, a livello religioso, tendeva più al potere e a non disturbare i potenti che alla denuncia, nelle parole e nei fatti, verso gli uomini del potere. Non fu forse proprio questo suo atteggiamento a portarlo in croce?

In occasione delle festività pasquali, telefonata stamani, 3 aprile, tra il Papa e il capo dello Stato di Israele. Ribadita la necessità di riaprire il dialogo diplomatico “in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente”. Sottolineata l’importanza di proteggere i civili e promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario. (Vatican News)

Non mi sembra sufficiente! Israele sta portando avanti una politica di guerra totalmente ingiustificata, sta massacrando intere popolazioni e il Papa si limita a generiche dichiarazioni e raccomandazioni. Dov’è la denuncia?

L’intervista andrà in onda sulla Cbs domenica mattina (negli Stati Uniti), giorno di Pasqua. L’arcivescovo Timothy Broglio, l’Ordinario militare degli Stati Uniti, e uno dei prelati cattolici più conservatori degli Usa, dichiarerà “urbi” (questa volta non a Roma, ma a Washington) e sicuramente “orbi” (al mondo) “ingiusta” la guerra scatenata da Trump in Iran nel corso del rotocalco settimanale di massimo ascolto “Face the Nation” della emittente televisiva CBS. (UFFPOST)

Il primo papa americano, partendo da questa sua non casuale origine, non dovrebbe condannare apertamente, in prima persona e in nome di tutta la cattolicità, l’azione degli Usa che stanno mettendo a soqquadro il mondo intero con una diabolica politica imperialista? Mi auguro che stia portando avanti una “religious suasion” nei confronti delle gerarchie cattoliche statunitensi e dei cattolici in totale confusione “magale”, ma credo non sia sufficiente, mi aspetterei dure e chiare parole di condanna verso Trump e la sua cricca. Troppo morbido l’atteggiamento vaticano, non è possibile usare il guanto di velluto o condannare di sponda. Qualcuno dirà che la denuncia non servirebbe a nulla se non ad innervosire i guerrafondai e a compromettere ulteriormente le potenziali vittime. Gesù innervosì Pilato, inasprì Caifa, non cambiò la situazione della popolazione. E allora? Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle future generazioni, un Papa all’avvento del regno di Dio.

È comodo pregare per o addirittura contro… È facile mettere a posto la coscienza snocciolando una cinquantina di avemaria e…chi ha il problema si arrangi… Ricordo un vecchio frate cappuccino al quale, in confessionale, avevo accusato la colpa di non portare sufficiente pazienza nei rapporti con mia madre gravemente ammalata. Mi disse fuori dai denti: «Guardi, lei deve sforzarsi di assistere sua madre con il massimo della disponibilità. Diversamente, può recitare anche decine di rosari, ma non serviranno a nulla…».

Mi permetto di parafrasare il frate di cui sopra aggiungendo: “Prima, durante e dopo i rosari occorrono le assolute prese di distanze, le inappellabili denunce e condanne, nonché i gesti concreti di solidarietà e di condivisione, altrimenti i rosari si ritorceranno contro chi li recita con troppa faciloneria”.

Come si fa a celebrare ed invocare la pace pasquale senza una aperta, diretta e precisa denuncia di chi con la guerra si macchia di crimini contro l’umanità? La pace non arriva dal cielo se noi non condanniamo con nome e cognome i guerrafondai e ci limitiamo a generici appelli. Diversamente nella notte bellica tutti i gatti sono bigi.