Secondo Trump, poi, Prevost sarebbe stato «scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano», perché «si riteneva che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J.». Senza mancare di rivendicare il merito dell’elezione a Pontefice dell’allora prefetto del Dicastero per i vescovi. Leone XIV dovrebbe essergli «grato», perché, «come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante», in quanto «non figurava in nessuna lista dei papabili», e se lui non fosse stato alla Casa Bianca, «Leone non sarebbe in Vaticano».
Al di là dell’evidente delirio di onnipotenza messo in bella mostra dal presidente statunitense, al di là della sua estrema difficoltà a fronteggiare la denuncia proveniente dalla massima autorità in campo morale, al di là della puntuale ed ineccepibile replica papale, al di là delle ricompattanti reazioni a livello clericale ed ecclesiale, al di là dell’ormai inevitabile e ossigenante prospettiva della caduta del dio-trump, al di là dell’evangelica e pasquale posizione della Chiesa che lascia intravedere un puntuale intervento dello Spirito Santo, al di là dell’avveramento dell’agognata profezia dei “potenti rovesciati dai troni”, al di là del senso religioso di liberazione dalla disumanità al potere, al di là del fatto che le parole del Papa si confermano pesanti come macigni estremamente ingombranti per la coscienza di tutti, rimane la soddisfazione per la rimozione di un equivoco sorto all’atto della nomina a papa di Prevost: era sorto il dubbio atroce di una scelta politica del quieto vivere, che evidentemente era una certezza per Trump.
Qualcosa c’era, almeno nella testa del tycoon: ora finalmente e speriamo definitivamente se la deve togliere dalla testa. Involontariamente Trump ha fatto chiarezza: la Chiesa è una creatura strana e sfuggente, che a volte si compromette coi potenti, ma ne rimane sostanzialmente slegata per merito di quello Spirito Santo che la protegge e la indirizza senza baccano ma con assoluta precisione.
Vivo un momento di grande sollievo nel vedere e nel sentire il Papa interprete autentico della volontà evangelica senza se e senza ma. È un cammino in salita che non si raggiunge facilmente ed abbisogna sempre di scrupolosa vigilanza. Adesso sformiamoci di voltare pagina e di liberarci sempre più di ogni e qualsiasi laccio o lacciuolo che ci tiene attaccati al potere. La buona politica è altra cosa, è carità. Le tentazioni non finiscono mai, ma le certezze evangeliche sono più forti.
