Quando la premier non c’è, i ministri (s)ballano

Alle 13.20, dopo le prime tre ore di maratona parlamentare sull’Iran, il ministro della Difesa Guido Crosetto esprime la posizione ufficiale del Governo sull’azione di Usa e Israele contro Teheran: «Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale. L’attacco israeliano è partito nel momento in cui la posizione di Khamenei è diventata nota, è una guerra che è partita all’insaputa del mondo. Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto». Una formulazione senza infingimenti, che Crosetto articola durante la sua replica ai forti attacchi piovuti dai banchi dell’opposizione. (“Avvenire” – Marco Iasevoli)

Non so se si tratti di una voce dal sen fuggita, di una sofferta presa di coscienza, di una copertura opportunistica alla renitenza governativa, di uno scivolone dialettico, di un tentativo di recupero di credibilità dopo la sciocca vicenda famigliare e personale a Dubai, fatto sta che Guido Crosetto ha detto finalmente un pezzetto di verità: di questi chiari di luna bisogna accontentarsi? Direi di no, ma putost che nient (Tajani) è mej putost (Crosetto); meglio un uovo oggi (Crosetto) che una gallina mai (Meloni).

Bisogna ammettere che anche in passato il ministro della Difesa si era distinto per un certo qual rispetto verso il Parlamento: lo avevo notato ascoltando le dirette parlamentari trasmesse da Radio Radicale, che peraltro è in triste agonia per il ventilato dimezzamento dei fondi pubblici. Semplice bon ton istituzionale o qualcosa di più? Si è notato anche in occasione delle sedute parlamentari sulla guerra all’Iran.

Ben diverso l’approccio al Parlamento del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Giuseppe Conte ha avuto uno scontro con lui in Commissione Esteri: ha contestato il modo in cui il governo sta gestendo la politica estera, accusandolo di comportarsi come «un servo sciocco degli Stati Uniti». Come si è difeso Tajani? “Onorevole Conte, a me Trump non mi ha mai chiamato Tony Anthony. A lei la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto di particolare amicizia ce l’aveva lei”.

L’intervento del ministro Tajani in Parlamento è stato definito da Matteo Renzi “raccapricciante per la sua mediocrità”. Sempre Renzi, riferendosi al comportamento di Tajani, ha dichiarato in una intervista: «Il mondo è in fiamme, siamo allo scontro finale nel mondo islamico tra riformisti ed estremisti e il nostro ministro degli Esteri anziché offrirci un’analisi di ciò che sta accadendo e dire cosa serve all’Italia, si lancia in consigli stile: “Quando vedete un drone non affacciatevi alla finestra”. Ma lei si immagina Moro o Andreotti o Fanfani che nei momenti di difficoltà della politica estera danno istruzioni come se fossero i centralinisti del Viaggiare sicuri anziché offrire un’analisi politica?».

Tajani, attaccato da Renzi per la sua “avvolgente” verve assistenziale nei confronti dei nostri connazionali all’estero, come si è difeso? «Facile andare nel Golfo per fare conferenze bene pagate, è molto più difficile tutelare cittadini italiani».

La miglior difesa è l’attacco: risse da cortile. Non c’è che dire, dalla bagarre Crosetto è uscito molto meglio!