Il sistema di ingresso delle persone migranti in Italia per lavoro arranca dietro alla burocrazia dei click day, all’emissione dei visti e al rigetto delle pratiche per nulla osta. Il risultato è l’aumento dell’immigrazione irregolare e l’esposizione delle persone appena entrate nel Paese a truffe, sfruttamento e caporalato. Lo sintetizza qualche numero: a quasi due anni di distanza dal click day del 2024, a fronte di 146.850 ingressi programmati, risultano effettivamente richiesti 24.858 permessi di soggiorno. Vale a dire che, su cento posti di lavoro mancanti alle aziende italiane e altrettanti lavoratori migranti reclamati, solo 17 riescono effettivamente a entrare nel Paese e a ottenere un visto regolare. Nel 2025 i numeri sono perfino più bassi: sulle 181.450 quote fissate dal decreto flussi sono 14.349 i permessi di soggiorno richiesti, ovvero il 7,9%. A pubblicare i dati – ottenuti tramite accessi agli atti al ministero del Lavoro, dell’Interno e degli Affari esteri – è il IV rapporto della campagna Ero Straniero sugli esiti della procedura d’ingresso per lavoro della programmazione flussi triennale 2023-25. Che giunge a una conclusione netta: «Il sistema dei click-day – scrivono gli autori del report – è strutturalmente inefficace». (“Avvenire” – Andrea Ceredani)
Quante volte mi sono sentito ripetere da parenti e amici il seguente ritornello: “Io non sono contro gli immigrati che lavorano, non sopporto gli immigrati che delinquono e vivono di espedienti”. Il discorso che apparentemente non fa una grinza, anche se sconta un retro-pensiero piuttosto malizioso, parte dal presupposto che chi giunge in Italia lo faccia con l’intento di approfittare della situazione. La realtà non è questa! Il lavoro ci sarebbe, i migranti che vorrebbero lavorare pure, ma domanda e offerta di lavoro non si incontrano per intoppi e lungaggini burocratiche, per chiusure verso certe nazioni di provenienza, per indubbi vantaggi mafiosi nello sfruttamento di mano d’opera migratoria, per un’aria di demagogica ostilità verso i migranti, per incapacità a gestire un fenomeno complesso ma inevitabile.
Anziché mettere mano ai meccanismi di accoglienza che non funzionano si preferisce nascondersi dietro la chiusura dei mari, dei porti, delle navi, dietro le pratiche burocratiche, i respimgimemti, i rimpatri, le narrazioni ostili, le facili generalizzazioni, le criminalizzazioni razziste.
D’altra parte è sempre stato così: chi non trova lavoro ha sempre torto, è un fannullone, è un potenziale ladro, è visto con sospetto. Il lavoro è un diritto, anche per i migranti. Prima di partire con le squalifiche offriamoglielo a condizioni eque e regolari. Quanta gente è contro i migranti salvo sfruttarli in modo vergognoso e trattarli in modo altrettanto inaccettabile.
Il dibattito (?) politico sul tema è bloccato su “migranti sì, migranti no”. Lasciamo chi cavalca il no ai suoi pregiudizi razzisti. Da chi si pronuncia per il sì, la sinistra, pretendo però qualcosa di molto più concreto e fattivo: la capacità di gestire i flussi e di accogliere i migranti offrendo loro non un tozzo di pane, ma una possibilità di integrazione che parta dalle occasioni e condizioni di lavoro. Difficile, ma possibile e soprattutto necessario.
