Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni.
Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione.
Istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario.
In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica – più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica – avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole.
In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza.
Nell’interesse della Repubblica.
(intervento del presidente Mattarella alla seduta del Consiglio Superiore della Magistratura)
Era ora, anche se gli interventi del presidente Mattarella sono sempre troppo felpati e in punta di forchetta: ai rutti governativi risponde infatti con educazione e rispetto. Ha ragione, ma…
Ero un ragazzino alquanto trasgressivo rispetto al galateo: durante i pasti succedeva spesso che mi lasciassi andare a sonori rutti per sottolineare la bontà delle pietanze, ma soprattutto per evidenziare il mio menefreghismo rispetto alle norme di buona educazione.
Una volta, mia madre, stanca di questo andazzo, mi fece una lunga ed articolata ramanzina, al termine della quale non trovai di meglio che rispondere con un ancor più sonoro rutto. Mia madre si limitò a scuotere sconsolatamente il capo, mio padre invece reagì chiedendo provocatoriamente a mia madre: “T’nin sit miga acòrta c’al te tôs pr al cul?”. Alla dolcezza di mia madre mancava la fermezza educativa di mio padre.
I reiterati rutti istituzionali di Giorgia Meloni e c. sono effettivamente una presa per il culo riguardo alla Costituzione: non credo che vengano colti nella loro gravità dai cittadini intontiti da un dibattito politico assurdo nei modi e nei contenuti.
Mia madre avrebbe dovuto darmi un ceffone, per fortuna mio padre intervenne con parole molto eloquenti (una sorta di ceffone virtuale). Sergio Mattarella mantiene un atteggiamento a metà strada: forse si rivolge a nuora (Meloni) perché suocera (i cittadini) intenda. Basterà? A giudicare dalle reazioni comportamentali della premier e dei suoi sodali si direbbe di no o, quanto meno ed ancor peggio, si direbbe che ella risponda agli inviti di Mattarella con atteggiamenti ondivaghi ed equivoci, un giorno con moderazione, un altro giorno con veemenza.
C’è poco da dire, siamo all’osteria istituzionale e c’è spazio per i rutti: Giorgia Meloni se ne fotte altamente delle parole e degli inviti del Capo dello Stato.
A questo punto direi a Mattarella per incoraggiarne una posizione più decisa e incisiva: “Siòr president s’nel miga acòrt che la Meloni l’al tos pr al cul?”.
