Zoe uccisa a 17 anni per un “no”. «L’inimmaginabile è accaduto». La giovane di Nizza Monferrato è stata trovata senza vita in un canale. L’assassino 20enne ha cercato di dare la colpa a uno straniero, che ha rischiato il linciaggio. Zoe non c’è più e scoppia la voglia di farsi giustizia da soli. Perché subito dopo la scoperta della tragedia, un gruppo di persone, una trentina pare, si raduna davanti alla casa di un ragazzo che si ritiene colpevole con la voglia di «far subito giustizia» innestando violenza su violenza. Il linciaggio è evitato solo perché i carabinieri intervengono e verificano che l’ipotesi è infondata. (“Avvenire” -i Andrea Zaghi, Torino)
Non avrebbero retto alla valanga di dolore e di vergogna scaturita dal gesto del figlio Claudio Carlomagno ma anche alle accuse e gli insulti ricevuti nei giorni successivi sui social e alla pressione dei media. Sarebbero questi i motivi che hanno spinto Maria Messenio e Pasquale Carlomagno a decidere di farla finita insieme, impiccandosi nella loro casa di Anguillara. La procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio per indagare sul ruolo che hanno avuto i tanti messaggi che i due coniugi hanno ricevuto. Nella lettera lasciata ai figli, una parte destinata alla stampa con l’obiettivo di denunciare l’accaduto, Pasquale e Maria hanno espressamente parlato di gogna mediatica amplificata da televisione e social. (da Rai Play)
Violenza chiama violenza. Anziché fare sacrosanti esami di coscienza siamo portati a scaricare vergognosamente le colpe sugli altri, a cercare sbrigativamente un colpevole da mettere alla gogna o addirittura da ammazzare direttamente o indirettamente, un capro espiatorio su cui riversare le responsabilità di atroci delitti. Meglio ancora se questo presunto mostro è un ragazzo di origine africana con problemi psichiatrici e già conosciuto dai carabinieri per molestie. Il mostro perfetto col quale risolvere due problemi: quello della violenza contro le donne e quello degli immigrati criminali che vengono a disturbarci.
Coi linciaggi non ci fermiamo neppure di fronte ai genitori dei colpevoli: le colpe dei figli che cadono su quelle dei padri e delle madri. Così ingiustizia è fatta! Anziché comprendere il dramma di due coniugi alle prese con la folle devianza di un figlio, buttiamo addosso a loro una seconda croce sotto cui sprofondare.
Quanta cattiveria! Una catena di cattiverie! Alla cattiveria individuale risponde quella sociale. Alla cattiveria sociale risponde quella politica: non c’è forse in giro l’idea politica di fare pulizia criminalizzando chiunque esce dagli schemi.
Ma non bastano i primi successi azzurri ai Giochi invernali a fermare gli echi degli scontri di piazza – e le polemiche – che sono finiti “sulle televisioni di mezzo mondo”. Dopo averle viste anche sui canali americani, Giorgia Meloni affida ai social, a tarda notte, tutta la sua “indignazione”, un concetto che va ripetendo da giorni. Perché davanti a una vetrina internazionale così importante “gli sforzi di migliaia” di persone, spesso “volontari”, rischiano di essere “vanificati” da “bande di delinquenti” che si sono rivisti in azione “a Milano contro i Giochi” e pure a Bologna dove sono stati tranciati i cavi della ferrovia. “Nemici dell’Italia”, taglia corto la premier mentre per Guido Crosetto con certe decisioni, come quella di scarcerare “quei gentili ragazzi di Torino”, gli agenti “prima vengono presi a calci dai violenti e poi dallo stato”, ma quello “con la s minuscola”. (ANSA.it)
Chi protesta per la vergognosa pantomima olimpica è un delinquente al quale viene fatto carico sommariamente anche dei danni provocati alle ferrovie. Chi si rende colpevole di violenta aggressione verso i poliziotti non ha diritto alla scarcerazione di legge, deve crepare in carcere. A dire queste cose sono nientepopodimeno che la presidente del Consiglio e il ministro della difesa.
Dico subito che non mi sento affatto un delinquente dal momento che ho avuto un attacco di voltastomaco di fronte all’insopportabile ambaradan olimpionico, al carrozzone affaristico, che, rovinando lo sport, peraltro già rovinato, vuole accreditare una società viva e vegeta.
Per combattere la violenza non si deve fare ulteriore e generica violenza: siamo alla vendetta che è cosa molto diversa dalla giustizia. Il clima socio-politico è questo, in cui guazzano i violenti e i politici che per difendere il loro operato sparano condanne contro tutti.
Qualcuno dirà che sto forzando il discorso portandolo dai fatti di cronaca ai fatti della politica. Sarà perché io sono rimasto alla celebre frase “L’apoliticità non esiste. Tutto è politica”, attribuita allo scrittore tedesco Thomas Mann. Questa citazione sottolinea come ogni aspetto della vita umana e ogni scelta, sia di fatto un atto con implicazioni politiche, riflettendo una posizione sociale o valoriale. E ciò vale dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso.
