Negli Usa cresce la rabbia contro l’Ice. Due ex presidenti chiamano i cittadini alla mobilitazione. Barack Obama e sua moglie Michelle Obama hanno rilasciato una dichiarazione il giorno dopo l’omicidio di Pretti, che hanno definito «una tragedia straziante» e «un campanello d’allarme per ogni americano, indipendentemente dal partito di appartenenza». Hanno aggiunto che «molti dei nostri valori fondamentali, come nazione, sono sempre più sotto attacco». «Da settimane le persone in tutto il paese sono indignate per le azioni dell’ICE e di altri agenti federali che agiscono impunemente, adottando tattiche che sembrano concepite per intimidire e mettere in pericolo i residenti». «Spetta a ciascuno di noi, in quanto cittadini, denunciare l’ingiustizia, proteggere le nostre libertà fondamentali e chiedere conto al nostro governo». Un altro ex presidente americano ha chiamato i cittadini all’azione, Bill Clinton. Quelle di Minneapolis sono state «scene orribili», ha detto. «Spetta a tutti noi che crediamo nella promessa della democrazia americana alzarci in piedi, parlare e dimostrare che la nostra nazione appartiene ancora a Noi, il Popolo». (“Avvenire” – Chiara Vitali)
Sarà perché nella mia vita professionale e politica ho sempre avuto un debole per gli ex-presidenti con i quali ho tessuto rapporti di grande intesa, sarà perché su di me esercitano un fascino quasi irresistibile i personaggi del passato, sarà perché del passato si è portati a ricordare più gli aspetti positivi di quelli negativi, sarà perché la nostalgia è per me un sentimento irrefrenabile, sarà per tutti questi motivi che ho tirato un respiro di sollievo leggendo gli appelli di Obama e Clinton alla mobilitazione democratica contro le minacce in essere negli Usa di cui le azioni dell’Ice forse rappresentano soltanto la punta dell’iceberg.
Era ora che si alzasse la voce di qualche autorevole e carismatico esponente politico statunitense per tentare di aprire ai cittadini gli occhi foderati di prosciutto trumpiano. Non basterà, ma sempre meglio di niente. Potranno i fatti di Minneapolis segnare uno spartiacque per la democrazia americana, il superamento del confine, la goccia che fa traboccare il vaso?
Già la creazione di una polizia speciale mette i brividi, se poi è finalizzata a combattere l’immigrazione (si dice clandestina, ma a quanto pare non sarebbe così… e poi non c’è clandestinità che possa giustificare simili operazioni di pulizia), il discorso si fa oltre modo inaccettabile, sconcertante e inquietante.
Emmanuel Mauleón, docente di Diritto costituzionale alla University of Minnesota, teme che la svolta sull’immigrazione di Donald Trump, con l’uso nelle strade di un’agenzia federale come l’Ice che appare opaca, aggressiva e difficile da sottoporre a responsabilità, stia creando un danno istituzionale profondo negli Stati Uniti. Tanto più dopo la morte di due attivisti, Rebecca Good e Alex Pretti, e la deportazione di alcuni bambini. (“Avvenire” – Elena Molinari)
Non sono in grado di misurare la capacità reattiva del popolo statunitense o almeno della parte più sensibile e responsabile. Temo che occorra ben altro rispetto alle malefatte dell’Ice per smuovere la situazione. Intanto accontentiamoci delle parole piuttosto accorate di Obama e Clinton. Le interpreto come un segnale che la democrazia negli Usa è ancora presente a livello di vertice e, stando alle manifestazioni di protesta, anche a livello di base.
«È accaduto a loro, può succedere a ciascuno di noi», dice un manifestante durante un raduno nella zona Sud di Minneapolis. È circondato da centinaia di altre persone: è domenica 25 gennaio, pomeriggio, e la folla è in strada in solidarietà con Alex Pretti, l’infermiere trentasettenne ucciso dall’Ice (Immigration and Customs Enforcement) sabato. Le proteste si sono moltiplicate per tutto il weekend. I cartelli che i manifestanti portano con sé dicono: «Lo avete ucciso». Nelle ultime ore famigliari e amici di Pretti hanno continuano a opporsi alla narrativa «diffamatoria» portata avanti dall’amministrazione americana che descrive l’uomo come un «aspirante assassino», accusato senza prove aver compiuto un atto di «terrorismo interno». (ancora “Avvenire” – Chiara Vitali)
Per venire agli schizzi nel nostro Paese provenienti dal Minnesota, non mi preoccupa tanto l’annunciata presenza in Italia dell’Immigration and Customs Enforcement (l’ormai famigerato Ice) in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, che sta creando più di qualche imbarazzo al governo e al centrodestra e che non mancherà di scatenare manifestazioni di protesta in quanto, checché se ne dica, suonerebbe come una provocazione bella e buona. Mi allarma piuttosto l’italico tifo sotterraneo per il clima poliziesco anti-immigrazione alimentato da chi a livello politico italiano fa del muro contro gli immigrati il proprio cavallo di battaglia. Ancor più mi inquieta l’assonanza ideologica fra trumpismo e melonismo ben presente ed operante anche se faticosamente dissimulata.
