Veniamo quindi a tre modelli schematici che possono riassumere le attuali prospettive geopolitiche, rimesse in gioco negli ultimi anni. In primo luogo, almeno per l’Europa, c’è ancora l’idea di un ordine liberale, con l’attenzione ai diritti umani e il ruolo delle istituzioni sovranazionali, come le Nazioni Unite, per cercare di garantire attraverso pressioni legittime una dialettica interna che non degeneri nella violenza. Viene poi la concezione del confronto tra potenze, nel quale prevale l’interesse ad allargare le proprie zone di influenza e a utilizzare la logica della deterrenza e della forza militare. Le dichiarazioni di Donald Trump che lasciano intravedere un intervento armato vanno in questa direzione. Infine, la visione di un assetto post-occidentale (per esempio come descritto dallo studioso Amitav Acharya) propone una pluralità di centri di governance, di modelli di legittimità politica e di fonti normative. Ciò include le posizioni di Cina e Russia che difendono la sovranità di Teheran e la non interferenza nei suoi affari da parte di altri Stati, anche se Mosca pare più incline a salvaguardare un forte partner nel settore degli armamenti, assai rilevante per la guerra d’invasione in Ucraina, che a tutelare principi generali.
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Bombardare il quartier generale potrebbe essere l’avvio della soluzione? Magari per riportare in patria il figlio dello Scià, come vorrebbero alcune frange dell’opposizione. L’opzione bellica pare un azzardo spericolato, che potrebbe costare altre carneficine. Di fronte all’ingiustizia e all’impotenza, rimane tuttavia per molti la tentazione di ritenerla un tentativo da compiere. Nel mondo multipolare di oggi, serve soprattutto la capacità di mediazione e una lungimirante determinazione che i dimostranti a Teheran accoglierebbero, si presume, con più soddisfazione del cinismo di Russia e Cina e dei potenziali missili americani. (“Avvenire” – Andrea Lavazza)
Faccio molta fatica ad arrendermi alla cinica diplomazia multilaterale, che, devo ammetterlo, è tuttavia sempre meglio del cinico e sbrigativo interventismo unilaterale. L’approccio che mi viene spontaneo per la crisi iraniana e per tutte le situazioni conflittuali internazionali è quello del testardo dialogo, anche se sembra ridicolo dialogare con i pasdaran iraniani. La mediazione è altra cosa che rischia di occultare gli interessi legittimi sotto la coltre degli interessi economici e di potenza.
Finora la coesistenza era resa possibile dagli equilibri fra le superpotenze nucleari con gli organismi internazionali a fare da copertura agli accordi taciti e alle intenzioni inconfessabili. È saltato tutto! Le superpotenze sono aumentate nel numero e nell’aggressività, la tattica del fatto compiuto prevale sulla strategia degli accordi più o meno trasparenti, le leadership si sono sempre più personalizzate ed indebolite, le opinioni pubbliche sono fagocitate dalle narrazioni mediatiche.
E se la soluzione dei problemi non fosse macro ma micro cioè se dipendesse molto dalle scelte personali più che da quelle nazionali ed internazionali? Mi propongo un quesito esistenziale davanti ad un mondo che rischia sempre più di andare in malora: cosa posso fare io per dare un seppur piccolo contributo positivo?
Certamente occorre denunciare le ingiustizie da cui nascono i conflitti, le contraddizioni, le guerre e le persecuzioni, anche scendendo in piazza e solidarizzando con chi lotta a costo della vita. Direbbe il filosofo Immanuel Kant che abbiamo un dovere di farlo più per noi, se vogliamo rimanere all’altezza dello status di individui morali, che per le persone sparse nel mondo, che vorremmo e dovremmo aiutare.
Poi bisognerebbe operare nel nostro piccolo scelte politiche coerenti a livello nazionale e locale: interessarsi e partecipare alla politica, evitando di chiuderci nel fatalismo che è l’anticamera dell’egoismo.
Poi è necessario adottare stili di vita personale, famigliare, professionale in linea con i valori che vogliamo testimoniare.
Poi, se credenti, urge esprimere convintamente e innanzitutto fiducia e speranza in Dio, pregandolo perché venga in nostro soccorso, non con interventi miracolosi, ma tramite l’illuminazione e il sostegno del nostro agire da cristiani autentici.
Sarebbe già tanto! Proviamoci…
