Il diritto alla non sofferenza

Il risultato dello scrutinio è stato accolto dalla lobby eutanasica britannica, con Humanitas Uk e Dignity in dying in prima linea, come una «vittoria storica per la compassione, la dignità e la libertà di scelta». Slogan gridati dagli attivisti che hanno atteso l’esito del voto a Parliament Square. Dall’altro lato della piazza, il mondo pro-life in allarme per i rischi legati all’applicazione di una legge «profondamente difettosa e pericolosa». Che costringe la rete degli hospice a una profonda riorganizzazione tutta da disegnare. «Siamo preoccupati per il futuro delle cure palliative – ha dichiarato l’arcivescovo John Sherrington, responsabile per le questioni di bioetica della Chiesa cattolica di Galles e Inghilterra – soprattutto perché l’esperienza suggerisce che, in assenza di protezioni esplicite, gli hospice potrebbero essere obbligati a collaborare con il suicidio assistito. Se ciò accadesse, il futuro di molte istituzioni cattoliche potrebbe essere a rischio». «Non perdiamo la speranza – ha però incoraggiato – e continuiamo a combattere”. (dal quotidiano “Avvenire” – Angela Napoletano)

Innanzitutto non condivido i toni allarmistici usati dal quotidiano cattolico per affrontare questa delicata materia. In Inghilterra hanno finalmente varato una legge per regolare un problema intorno al quale in Italia si gira a vuoto tra opportunismi clericali, scontri istituzionali, dibattiti etici che lasciano il tempo che trovano.

In secondo luogo non ritengo che l’eutanasia sia materia di scontro ideologico tra lobby: non è una vittoria e una sconfitta per nessuno, men che meno per le istituzioni cattoliche impegnate nelle cure palliative.

Al centro del discorso c’è la persona umana, della quale, come diceva don Andrea Gallo, «sulla base di una scelta chiara e consapevole, bisogna rispettare il diritto alla non sofferenza, a un minimo di dignità in ciò che rimane della vita».

La Chiesa e i credenti facciano il loro “mestiere” della carità e della solidarietà a chi soffre, senza imporre soluzioni dogmatiche e senza scadere nel dolorismo a tutti i costi; lo Stato faccia buone leggi a servizio di chi è in gravi difficoltà, offrendo soluzioni diverse a seconda delle scelte operate a livello di coscienza individuale. Il resto è fuffa giocata sulla pelle di chi soffre.

Volendo rimanere sul piano etico-religioso, mi sono sempre chiesto come il Padre eterno accoglierà un suo figlio che abbia deciso di interrompere la vita perché “non ce la faceva più a vivere”. Si scandalizzerà? Lo manderà all’inferno? Gli rimprovererà questa dolorosa scelta? Ma fatemi il piacere…lo abbraccerà, lo bacerà e gli dirà: “Finalmente sei arrivato dopo tanto soffrire!”.

Probabilmente il Padre Eterno avrà invece qualcosa da ridire su quanti vogliono mettere sulle spalle di chi soffre una soma insopportabile e su coloro che non fanno niente per aiutare fino in fondo chi soffre salvo, nel peggiore dei casi, nascondersi dietro il teorico rispetto della vita e, nel migliore dei casi, offrire la somministrazione delle cure palliative.