La schizofrenia americana e l’afasia europea

Alla vigilia di un lungo viaggio in Europa durante il quale dovrà confrontarsi con gli alleati e le loro diverse posizioni sulla guerra a Gaza, Joe Biden dà una spallata all’amico Bibi.

Dopo aver reso pubblico il piano israeliano per un cessate il fuoco per far pressione non solo su Hamas, ma anche su Israele, come sostengono molti analisti, il presidente americano per la prima volta ha ammesso che ci sono ragioni di ritenere che Netanyahu stia prolungando il conflitto per la sua sopravvivenza politica.

Non lo dichiara apertamente, ma in una lunga intervista a Time il commander-in-chief ha risposto che gli oppositori del premier non hanno tutti i torti a ritenere che egli stia cercando di mantenere il potere attraverso la guerra. “Non voglio commentare – ha detto Biden – ma ci sono tutti gli elementi per trarre questa conclusione”. Una dichiarazione inedita e forte, poi parzialmente ammorbidita dal portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby, in un briefing con un ristretto gruppo di giornalisti. (Ansa.it)

È una dichiarazione di gravità eccezionale che nel macabro teatrino politico internazionale è passata quasi sotto silenzio. In poche parole Netanyahu, secondo Biden, userebbe la guerra e i morti conseguenti per rafforzare e mantenere il suo potere all’interno dello Stato di Israele. Non è un’idea balzana né tanto meno nuova: poco o tanto tutti i guerrafondai della storia passata e presente hanno miseramente usato e usano la guerra come arma di distrazione dai problemi interni e come strumento per rafforzare la propria leadership. Che lo ammetta il presidente degli Usa, nei confronti di un capo di Stato storicamente alleato ed attualmente protagonista della scena bellica, è però decisamente scioccante, sconcertante e inquietante.

Se le parole hanno un senso, Biden ne dovrebbe trarre le auspicabili conclusioni, mettendo Netanyahu con le spalle al muro e assumendo conseguenti iniziative diplomatiche. Sembra invece un giochetto elettorale: così come Netanyahu strumentalizza la guerra per difendere e consolidare il suo potere, Biden attacca le strumentalizzazioni israeliane per recuperare consenso dall’elettorato giovanile e filopalestinese in vista delle elezioni presidenziali.

Non so dare altra spiegazione. Tutto peraltro rientrerebbe nella schizofrenica politica estera statunitense, con un colpo al cerchio e uno alla botte per il conflitto israelo-palestinese, con una scriteriata opzione di guerra calda con la Russia, combattuta peraltro per interposta nazione ucraina.

Qualcuno si è scandalizzato per le parole di Marco Tarquinio, candidato indipendente per il Partito democratico nella Circoscrizione centro alle Elezioni europee. L’ex direttore di Avvenire è finito sotto attacco per aver auspicato lo scioglimento della Nato in favore di un’alleanza paritaria con gli Stati Uniti. «Se le alleanze non servono la pace e da difensive diventano offensive vanno sciolte. Sciogliamo la Nato. Va costruita un’alleanza nuova e tra pari, tra Europa e America», si legge su X. Poi a Tagadà su La7, Tarquinio argomenta le sue parole: «Se le alleanze servono a perpetuare le guerre è meglio scioglierle. Bisogna quindi sciogliere l’alleanza con Israele e magari, per quello che ci riguarda, sciogliere la Nato in Europa e costruire una nuova alleanza tra pari con gli Stati Uniti d’America», ha detto. «Non si fa in un giorno, ma bisogna farlo», ha concluso. (Open)

È sotto gli occhi di tutti come l’Unione europea non abbia una sua politica estera e sia schiacciata su quella americana, come abbia cioè delegato alla Nato il proprio ruolo a livello internazionale. Non era quanto volevano i fondatori della Ue, non è quanto servirebbe al perseguimento della pace nell’ambito di un europeismo autentico.

Oltre tutto non si riesce nemmeno a capire quale sia la politica della Nato e fino a qual punto la Nato risponda agli Usa e agli Stati membro dell’Alleanza Atlantica o soltanto a se stessa: la recente inopinata uscita del segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, sull’eventualità di un utilizzo delle armi Nato da parte dell’Ucraina per azioni militari in territorio russo, ha costretto gli Stati della Nato a precipitosi riposizionamenti favorevoli o contrari a questa nuova linea di comportamento.

Non si tratta quindi di essere più o meno filo-atlantisti, ma di delineare un diverso e ragionato quadro di alleanze che vedano la Ue protagonista e non gregaria: prima viene l’elaborazione di una politica estera europea condivisa e poi la presenza originale e critica all’interno della Nato. Discorso che risente di antichi ma attualissimi discorsi etico-culturali a livello cattolico.

L’affermazione di Tarquinio ha radici lontane e non estranee dalla cultura politica del Pd. I dem, infatti, sono figli dei post comunisti e della sinistra della Democrazia cristiana. Quest’ultima corrente interna alla storica Balena Bianca, che ha sempre propugnato il cattolicesimo sociale, era nata per iniziativa di un gruppo di esponenti dello scudo crociato di grande spessore etico e intellettuale che, negli anni dell’immediato dopoguerra, facevano parte della cosiddetta “Comunità del Porcellino” (il riferimento è gastronomico) che era ospitata a Roma, dalle sorelle Portoghesi e dove nacque buona parte della nostra Costituzione. In quel gruppo vi erano personaggi del calibro di Giuseppe Lazzati, futuro e storico rettore dell’Università Cattolica, Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti.

Quest’ultimo, ascetico quanto La Pira, nel momento in cui Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio aveva accettato l’adesione dell’Italia alla neonata alleanza atlantica, si era opposto, alla scelta. Era il 1949, l’anno successivo alla decisiva vittoria della Dc nelle elezioni che avevano mantenuto l’Italia nell’orbita atlantica. Gli avversari erano i socialisti e i comunisti uniti nel “Fronte Popolare” con l’effigie di Garibaldi nel simbolo. De Gasperi aveva certo agito in coerenza anche con quel voto, ma Dossetti si era opposto, come ha ricordato in una recente intervista sulla guerra in Ucraina, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano da sempre impegnato contro la produzione e la cessione delle armi. Il religioso sostiene che l’allora deputato aveva motivato così il suo diniego: “Carissimi deputati, io voto contro, per la semplice ragione che se noi aderiamo alla Nato d’ora in poi l’Italia non sarà più un Paese sovrano. La nostra politica estera la farà qualcun altro”, parole che suonano profetiche. Poi Dossetti aveva abbandonato la politica per farsi monaco e dare un contributo importante al Concilio Vaticano Secondo, voluto da Papa Giovanni XXIII. La posizione di Tarquinio ha perciò radici lontane che fanno parte della storia da cui è scaturito il Partito democratico. (La Provincia Unica – Francesco Angelini)

Dalle felpate sparate di Biden alle fughe in avanti di Stoltenberg: questi i confini entro cui l’Europa si barcamena anziché puntare su un progetto di pace e di solidarietà. Finalmente un candidato alle elezioni europee, Marco Tarquinio, che osa rimettere in discussione in senso costruttivo e positivo la Ue, uscendo dai manicheismi propagandistici, dalle risonanze nazionalistiche e dai bellicismi obbligati.  Peccato che sia candidato solo nella circoscrizione dell’Italia centrale. Per me poteva essere una interessante ipotesi di voto. Perché non hanno inserito Tarquinio in tutte o almeno in diverse liste circoscrizionali come è avvenuto in altri casi? Probabilmente è una candidatura scomoda per il PD, che tocca nel vivo della carne flaccida di questo partito.