Una ministeriale bandiera clerico-fascista

Ecco la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità Lgbtiq+, firmata da 18 paesi dell’Ue e presentata lo scorso 7 maggio in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia. Il documento, sponsorizzato dalla presidenza di turno belga, è stato sconfessato da 9 stati membri, tra cui l’Italia: unico paese dell’Europa occidentale a decidere di non apporre la propria firma in calce alla dichiarazione che impegna gli stati membri e la commissione europea, soprattutto in vista del rinnovo delle Istituzioni Ue, a mettere in atto azioni concrete per la salvaguardia dei diritti delle persone Lgbtiq+

Il governo italiano ha rifiutato di aderire alla dichiarazione perché – ha spiegato la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella – promuoverebbe la “negazione dell’identità maschile e femminile”. Parole rilanciate anche dai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. É quello che nell’esecutivo chiamano “teoria del gender”, tesi controversa proveniente da ambienti conservatori e del tutto assente dal documento firmato dai 18 paesi Ue. Di “gender”, piuttosto, si parla in alcuni passaggi dedicati al rispetto dell’”identità di genere” di ogni persona. Niente che mini il concetto di famiglia, come sostenuto, tra gli altri, da Salvini.      

Il testo della dichiarazione rimanda ai principi di non discriminazione presenti all’interno dei trattati europei, i quali – si legge – “garantiscono a tutti il rispetto dei diritti umani indipendentemente dalle differenze basate su sesso, origine razziale o etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale”. Si fa riferimento ai passi in avanti compiuti negli ultimi anni, come l’approvazione da parte della commissione della Strategia per l’uguaglianza 2020-2025. Ma – si puntualizza – la parità dei diritti “è ancora lontana dall’essere raggiunta”. Per questo il documento lancia un appello affinché gli sforzi fatti negli ultimi anni vengano portati avanti, affinché rimangano “una priorità dell’agenda europea”, delle istituzioni comunitarie e dei singoli paesi membri e affinché questi ultimi sostengano la riedizione un commissario per l’Uguaglianza.

Undici punti che impegnano i firmatari a colmare le lacune esistenti all’interno delle normative nazionali. Gli Stati membri vengono esortati a offrire “protezione legale” alle persone Lgbtqi+, incluso il riconoscimento di uno “status legale per le coppie dello stesso sesso”.  Il documento chiede anche di contrastare le discriminazioni online, la disinformazione e la controversa pratica delle “terapie di conversione”, ancora legali in Italia. L’impegno è quello di arginare la crescita dei “movimenti anti-Lgbtq+”, sostenendo, al contrario, le organizzazioni impegnate nella promozione dei diritti. Il monito implicito, dunque, è quello di implementare la legislazione nazionale, fornendo più tutele legali ed evitando fenomeni di discriminazione.

Nel testo della dichiarazione non c’è alcun riferimento esplicito a singole misure che i paesi membri sono chiamati ad attuare. Si parla più in generale di aumentare le tutele legali, i diritti fondamentali e di implementare le misure contro l’odio e la discriminazione, sia online che offline. Tutti principi contenuti all’interno della Strategia per l’uguaglianza 2020-2025, a cui il documento fa più volte riferimento. Nessun passaggio, dunque, è dedicato in maniera specifica all’adozione o al riconoscimento dei figli nati dalle coppie dello stesso sesso. (Da HUFFPOST)  

 

C’è chi dice no. Alessandra Mussolini bacchetta Roccella contro il gender: “Basta con quest’ossessione per la sessualità”. L’europarlamentare di Forza Italia: “La scelta di non aderire al documento (pro-Lgbt+) non fa bene a un Paese civile come il nostro. Basta con quest’atteggiamento morboso nei confronti della sessualità, non se ne può più. La scelta di non aderire al documento pro-Lgbt+ non fa bene a un Paese civile come il nostro. La firma non sarebbe stato un atto di coraggio, ma semplicemente di giustizia”. Così, alla Stampa, l’europarlamentare di FI Alessandra Mussolini. “Si crea un’atmosfera di ostilità che può ferire forse non gli adulti – aggiunge – ma tanti ragazzi che vivono una situazione di disagio, anche familiare.

A questo punto sono doppiamente preoccupato. Mi irrita e disturba innanzitutto la testardaggine etica di una ministra che non sa fare il suo mestiere e che, se lo sa fare, lo fa malissimo. Eugenia Roccella è ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità nel governo Meloni. Innanzitutto quindi è un ministro, che dovrebbe gestire uno degli aspetti principali della pubblica amministrazione dello Stato. Le competenze di questo ministro sono più di carattere programmatico che di tipo gestionale, tuttavia dovrebbe occuparsi dei problemi e non dell’elaborazione etico-culturale a monte dei problemi stessi.  Le tiritere etiche, in cui mi guardo bene dal mettere becco, cerchi quindi di accantonarle o di spararle in altre sedi che non siano quelle di governo. Di questo passo verrà ricordata come la ministra della “paura sessuale”.

Fa male al Paese quest’aria pseudo-etica che lo isola, lo regredisce e lo fuorvia. Oltre tutto appaiono chiaramente pretestuosi i motivi che hanno portato alla mancata firma della dichiarazione europea di cui sopra: si tratta di aprioristiche posizioni reazionarie volte a catturare consensi nell’area del bigottismo clerico-fascista riveduto e scorretto. Niente di più. Una risposta falsamente identitaria alla fame di valori di cui soffre la gente che (non) vota. Eugenia Roccella si renda conto di essere uno smaccato agit prop governativo sventolante il “Dio, patria e famiglia” di mussoliniana memoria.

La seconda preoccupazione riguarda il fatto che ci sia voluta una mussoliniana di nome, una parlamentare europea di Forza Italia per scoprire drasticamente l’altarino roccelliano. È talmente scoperto il gioco da innervosire persino esponenti politici di centro-destra. Tutto sommato mi sta anche bene, ma mi imbarazza. Mi tocca di apprezzare le posizioni politiche di certa gente, come Alessandra Mussolini, con cui non prenderei nemmeno un caffè. Evidentemente, prima delle questioni etiche e finanche politiche, viene l’intelligenza e il buonsenso, che fa molto difetto a Roccella e ai componenti dell’attuale governo.