La repressione è un venticello…che fa l’aria rimbombar

Dieci agenti di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Foggia sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con le accuse di tortura, abuso d’ufficio, abuso di autorità contro arrestati o detenuti, omissione di atti d’ufficio, danneggiamento, concussione, falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri. L’ordinanza è stata emessa dal gip del tribunale di Foggia su richiesta della procura che ha coordinato le indagini dei carabinieri.

Gli indagati sono ritenuti responsabili di aver partecipato a vario titolo ad un violento pestaggio, compiuto l’11 agosto 2023 nel carcere di Foggia, nei confronti di due detenuti.    Nel corso delle indagini sarebbe stata accertata la predisposizione e la sottoscrizione di atti falsi finalizzati a nascondere le violenze compiute e a impedire che venissero emesse le diagnosi delle lesioni riportate dai detenuti.   

Sarebbero state inoltre accertate anche minacce e promesse di ritorsioni attraverso le quali due indagati avrebbero costretto le vittime a sottoscrivere falsi verbali di dichiarazioni in cui fornivano una versione dei fatti smentita dagli esiti delle indagini. (Ansa.it)

Lungi da me criminalizzare la polizia penitenziaria o alcuni dei suoi agenti, ma smettiamola anche di santificare certe categorie di servitori dello Stato. Innanzitutto sentiamoci tutti servitori dello Stato. Un mio professore non poteva sopportare la retorica verso la gloriosa marina militare. Si chiedeva opportunamente: non sono gloriosi anche gli insegnanti, non sono gloriosi i netturbini, etc. etc.?

Invece chi tocca le forze di polizia compie un reato di lesa maestà: è severamente vietato censurare certi comportamenti, tipo quelli dei manganellatori di Pisa o dei torturatori di Foggia. Abbiamo cioè un concetto di ordine pubblico fortemente connotato in senso repressivo e la destra politica lo ispira e ci marcia.

Tornando al fatto da cui sono partito, impressiona la quantità di reati commessi: si nota che molto probabilmente, come spesso accade, ci sia stata volontà di occultare la scomoda realtà e di coprire i fatti a dir poco censurabili. In questi casi il rischio dell’insabbiamento è molto rilevante. Dirò di più: sono preparato al peggio, vale a dire alla prospettiva che la verità non venga a galla, perché sarebbe troppo brutta e compromettente per gli organi dello Stato.

Staremo a vedere… Non è questo però il discorso principale che intendo affrontare: mi sta a cuore una valutazione politica. Rifiuto cioè categoricamente lo schema in base al quale la polizia abbia sempre ragione e faccia bene ad usare le maniere forti. Posso capire il logorio psicologico di chi ha rapporti con persone che hanno commesso reati, che li stanno per commettere o che li mettono in conto. Non per questo si può intervenire sbrigativamente, tirando giù alla boia.

Uno dei due carabinieri che sono intervenuti l’altro ieri, mercoledì 13 marzo, a Modena, in largo Garibaldi, per l’arresto di un 23enne di origini guineane, protagonista del video girato da un passante in cui si vede il ragazzo preso a pugni da uno dei due militari, apparterebbe a un gruppo di colleghi che al momento sono indagati per un’altra vicenda, ancora pendente e con lati da chiarire, risalente a ottobre. (da Fanpage.it)

18 marzo 2024. Nuova bufera sui carabinieri a Modena, in un altro video ancora pugni su un fermato. Secondo il canale social Welcome To Favelas si tratterebbe dello stesso militare che la settimana scorsa è stato filmato mentre picchiava Idrissa Diallo. (dal quotidiano “La Stampa”)

Dovrebbe essere la magistratura a fare chiarezza su questi episodi piuttosto inquietanti: non intendo fare processi sommari ai carabinieri. A maniere sbrigative non si deve rispondere con indagini sbrigative. Tuttavia si respira un’aria poco rassicurante: i problemi di ordine pubblico esistono, ma non vanno affrontati con atteggiamenti da improvvisati giustizieri, che puzzano di razzismo lontano un miglio.

Viviamo in uno stato di diritto, in cui tutti i diritti di tutti i soggetti vanno rispettati. Mi scuserete una digressione mutuata dai ricordi di mio padre, andando a sfrugugliare in un terreno, che suscita purtroppo l’imbarazzo di alcuni e lo scetticismo di molti.

Mio padre mi spiegava come fosse sufficiente trovare in tasca ad un antifascista un elenco di nomi (nel caso erano i sottoscrittori di una colletta per una corona di fiori in onore di un amico defunto) per innescare una retata di controlli, interrogatori, arresti, pestaggi. Bastava trovarsi a passare in un borgo, dove era stata frettolosamente apposta sul muro una scritta contro il regime, per essere costretti, da un gruppo di camicie nere, a ripulirla con il proprio soprabito (non c’era verso di spiegare la propria estraneità al fatto, la prepotenza voleva così): i graffitari di oggi sarebbero ben serviti, ma se, per tenere puliti i muri, qualcuno fosse mai disposto a cose simili, diventerei graffitaro anch’io.

Cosa voglio dire? Che la polizia sta usando sistemi da regime fascista? Penso e spero di no, anche se l’aria che tira non mi tranquillizza affatto. Siamo sicuri che certe demenziali teorizzazioni psico-sociali, alla Vannacci tanto per intendersi, non costituiscano il brodo di coltura all’innesco di vergognosi comportamenti intolleranti e repressivi?

Non condivido neanche il perbenismo di certa sinistra che tende a voltarsi dall’altra parte, adottando un revisionismo da strapazzo, mettendosi dalla parte del manico per legittimarsi come forza di governo e per prevenire obiezioni strumentali. Cosa vuol dire che l’antifascismo non porta voti?

Auspico soltanto molta e obiettiva intransigenza verso ogni e qualsiasi violenza adottata dai tutori dell’ordine. Non accetto che le proteste, soprattutto dei giovani, vengano respinte e addirittura criminalizzate a priori. Non accetto certe digressioni e certe mentalità da regime autoritario.  Chiedo che chi ha la responsabilità della gestione dell’ordine pubblico, dalle piazze alle carceri, vigili attentamente e abbia totale consapevolezza di vivere in uno stato democratico e…antifascista e possibilmente non abbia timore a dichiararsi tale a parole e nei fatti.