La madre di tutte le sconfitte

Anche in politica le sconfitte hanno sempre un perché, che, sovente, è assai più semplice di quanto si possa pensare. Prendiamo il Pd in quel di Parma. Continua imperterrito a perdere le elezioni amministrative. Ci sono due date di riferimento che segnano il declino inarrestabile della sinistra a livello di amministrazione comunale parmense: la salita al trono di Ubaldi e la incoronazione di Pizzarotti.

Il primo appuntamento segnò la testarda riproposizione di Stefano Lavagetto a candidato sindaco. Pur riconoscendogli un livello culturale notevole, una personalità di spicco, un’intelligenza vivace, si capiva che bisognava assolutamente cambiare cavallo: il centro sinistra aveva il fiato corto, era burocraticamente abbarbicato al potere, opprimeva la città con una impostazione sostanzialmente conservatrice ed asfittica. A nulla valsero le sacrosante lamentazioni di Mario Tommasini portate fino alla drammatica   rottura e le avvisaglie di un malcontento che si stava allargando a macchia d’olio. Si andò, con presuntuoso senso di superiorità, alla catastrofe. E fu regime ubaldiano per quasi un ventennio, durante il quale la sinistra tirò fuori dal cilindro solo candidature suicide dell’ultimo minuto.

Quando il regime affaristico implose con la debacle vignaliana (come al solito, l’ultimo incaricato di spegnere la luce), nel 2012 finalmente emerse uno spiraglio di luce proveniente da un’opposizione ferma e costante, che era riuscita a presentare un’alternativa credibile di governo della città: si chiamava Giorgio Pagliari. Ebbene, lo misero da parte e gli preferirono il solito “funzionario di partito” e persero miseramente le elezioni fallendo un rigore a porta vuota.

Quando si commettono questi svarioni o meglio quando si fanno scelte di potere, di conservazione e di ordinaria amministrazione, recuperare diventa quasi impossibile. Infatti le recenti elezioni hanno confermato la incapacità di presentare alla città un progetto credibile di cambiamento. A nulla vale scaricare le colpe sul sorprendente ubaldismo, sul prorompente grillismo e sul civico pizzarottismo.

Sapete chi sono i responsabili di questa deriva della sinistra a Parma? Quelli che oggi fanno gli antirenziani, che postulano la ripresa identitaria della sinistra, che vogliono recuperare il popolo: Bersani, D’Alema, Errani e c. Quelli che l’anno dopo aver spianato, a Parma, l’autostrada a Ubaldi, la spianarono, a Bologna, a Guazzaloca.

Da allora è stato tutto e solo un tentativo di recuperare la situazione manovrando burocraticamente. Ha perfettamente ragione Paolo Scarpa (gli do atto di una tardiva quanto inutile lucidità di analisi) ad incolpare il Pd che negli ultimi tempi strizzava l’occhio a Pizzarotti (vedi avance meroliane): non se ne era accorto prima? Non doveva candidarsi! Se pensava che il Pd non fosse convinto verso di lui e probabilmente non lo era, se riteneva che avesse fatto un’opposizione scialba ed effettivamente era andata così, se faceva i conti con un partito debole, diviso e sfilacciato e la situazione era proprio questa, nessuno lo obbligava ad una gara impossibile. La giuste motivazioni del prima diventano le petulanti proteste del dopo.

D’altra parte le candidature non si improvvisano, ci vuole ben altro. Questo Pd parmense non ci va mai fino in fondo. Ora daranno la colpa a Renzi, alle divisioni della sinistra, al pressappochismo dell’elettorato, all’astensionismo, alle furbizie pizzarottiane.

D’altra parte, ricordo che l’indomani dell’elezione di Ubaldi a sindaco, Valter Veltroni (forse allora sindaco di Roma) gli fece un endorsement posticipato. Sì, proprio come Merola a Pizzarotti in vista della consultazione elettorale. Errori tattici? No, errori strategici: la solita idea di recuperare le situazioni con un colpo di acrobazia politica, la solita presunzione di essere i più bei fichi del bigoncio.

Scarpa non era nel bigoncio, non era fico, quindi…ma non era nemmeno un’alternativa seria e credibile in sé e per sé. Occorreva un diverso carisma e una ben più convincente proposta, fermatasi invece all’arrogante, generalizzata e parolaia critica.

Era solo l’ormai trito e ritrito tentativo di mettere in campo candidature cosiddette civiche (a Parma questa volta civico contro civico), illudendosi di aggirare così la sfiducia della gente nei partiti, di ottenere consenso fingendo di esserci senza esserci, di percorrere la scorciatoia del continuismo spacciato per nuovismo. La matassa si ingarbuglia sempre di più. Non se ne viene fuori. E Parma tace o si dà pace. Intanto, mentre a sinistra è cominciato il rimpallo delle responsabilità, ci beviamo Pizzarotti per altri cinque anni. Chi si contenta gode…

 

P.S. Il riferimento a sindaci del passato può essere considerato di cattivo gusto, ma in realtà è un richiamo spassionato e rispettoso a personaggi, che fanno parte della nostra storia.