Si parla di Quirinale e il presidente torna sulle presunte ambizioni della premier: «Allo stato, non ci pensa nemmeno. Ma se un giorno ci pensasse sarebbe un grande vantaggio per gli italiani, dopo un grande presidente come Mattarella una grande presidente come Meloni». Gli italiani gradirebbero? «Sarebbe gradita a tutto il centrodestra e a gran parte degli elettori di centrosinistra», azzarda La Russa. (“Corriere della Sera
Ritorno sulla eventuale prospettiva di una Presidenza della Repubblica targata Meloni, chiarendo pregiudizialmente che un simile disegno potrebbe avere una sua relativa immediatezza, ma anche una più lunga e forse più probabile scansione di tempi: un salto della quaglia meloniana ravvicinato da Chigi a Quirinale oppure una scalata graduale con tappe intermedie, vale a dire un amico (circolano nomi a tale riguardo) a tenere calda la seggiola fino al momento in cui sarà matura, dal punto di vista politico e legislativo, la piena presidenzializzazione-intronizzazione meloniana. Queste prospettive sono realistiche e soprattutto sono percorribili?
Cacciari risponde alle dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, secondo cui Giorgia Meloni al Quirinale sarebbe “una fortuna”. “Non lo so, ma la cosa non mi scandalizza minimamente – osserva l’ex sindaco di Venezia – Sotto certi aspetti Meloni presidente della Repubblica mi sembrerebbe la conclusione logica della deriva della politica italiana nel corso degli ultimi decenni”. E spiega: “La nostra politica si è retta all’interno dell’alleanza costituzionale, cioè il quadro includeva i partiti che avevano sostenuto e fatto la Costituzione. La Meloni viene da una storia completamente diversa, ma questa storia oggi ha guadagnato via via posti di potere sempre più importanti, fino alla presidenza del Consiglio”.
Cacciari conclude amaramente: “Quella storia italiana passata, con buona pace di tanti miei colleghi, è finita: è del tutto logico che gli eredi di coloro che erano contro la Costituzione diventino presidenti della Repubblica”. (“Il Fatto Quotidiano”)
Se è vero che l’alleanza costituzionale ha retto la politica, dal momento che la Costituzione rimane la base della nostra repubblica democratica, non sarei così rinunciatario, anche perché il dettato costituzionale, direttamente o indirettamente, costituisce un riferimento imprescindibile a livello popolare (ultimo referendum docet). La battaglia è aperta e va riempita di contenuti: la Costituzione non può più essere una sorta di conventio ad excludendum, ma deve continuare ad essere un discrimine politico ben preciso ed irrinunciabile per chi ne è il primo garante in nome del popolo italiano.
Ricordiamo la celebre frase di Vittorio Foa in risposta da un ex fascista (Giorgio Pisanò) che parlava di “patria e concordia”: “Se aveste vinto voi, io sarei ancora in galera. Invece abbiamo vinto noi, e tu sei senatore”. Questa è la differenza capitale tra la democrazia antifascista e la dittatura. Diverso è il discorso se andiamo da un semplice senatore al Presidente del Senato: una forzatura, purtroppo già in atto, veramente disgustosa, provocatoria ed irritante. Figuriamoci per la carica di Capo dello Stato…roba da far accapponare la pelle!
Passo a Edith Bruck, scrittrice, poetessa e traduttrice sopravvissuta alla shoah: scappata dall’Ungheria, settant’anni fa, ha trovato rifugio in Italia ed è rimasta a viverci. Ecco cosa diceva all’indomani delle elezioni politiche del 2022: “Mi chiedo continuamente perché il fascismo non si riesca ad estirpare. È l’unica grande ideologia rimasta in piedi: il socialismo e il comunismo sono morti, il fascismo è stato sopito, domato, ma mai estirpato: ha mantenuto le sue radici, che sono assai profonde, e adesso ha anche dei lunghi rami. Quando vado nelle scuole, mi rendo conto che i ragazzi conoscono poco la storia, anche se ne sono affamati e sono sensibili a quello che viene loro raccontato. Ma poi penso al fatto che la scuola viene soltanto dopo la famiglia e le famiglie mi sembrano tutte divise, impoverite dall’assenza dei nonni, i depositari del passato, quelli che possono raccontare la storia e con i quali si impara la relazione con chi è fragile. In generale, gli anziani sono esclusi, dimenticati, e questo incrudelisce la società intera. Le persone, specie nei momenti in cui c’è una crisi economica molto forte, si affidano a chi sbatte i pugni e grida. Tutti i dittatori gridano. Letta non grida, e infatti non arriva. Giorgia Meloni sì, e anche spesso. Già comincio a notare che molti giornalisti nei suoi confronti si sono ammorbiditi. La prima premier donna: questo non è un bene in sé. Anzi, spesso, nei posti di vertice, le donne diventano peggiori degli uomini: tendono a volerli superare, e fanno peggio di loro, sono ancora più spietate. Meloni è circondata da uomini di un certo tipo, lavora in una struttura di un certo tipo. È amata da chi le dice cose terribili come che “ha le palle”. Cioè: vali perché sei come un uomo. Ha vinto perché l’Occidente sta facendo un passo indietro di quasi un secolo; perché nessuno si occupa di formare una coscienza civile, di dare alle persone gli strumenti per capire quello che succede: in un talk show qualsiasi, c’è mai qualcuno che ha un interesse diverso dall’attaccare l’avversario per prendere applausi? E allora, a un elettorato confuso e male informato, è stato possibile vendere qualsiasi promessa e qualsiasi ideologia”.
E così finisce nella pattumiera anche la prospettiva di una Meloni prima donna al Quirinale. Bocciata come esponente politica estranea all’alleanza costituzionale, bocciata come spina euroscettica nella carne viva dell’europeismo, bocciata come filo-occidentalista di maniera in un mondo alla deriva bellica, bocciata come donna “con le palle”, rappresentante di un mondo femminile che punta alla parità di difetti con gli uomini.
E un simile personaggio lo possiamo ipotizzare e accettare quale futuro presidente della Repubblica o quale “preparatore atletico” del prossimo presidente della Repubblica? Ribadisco che mi si sta accapponando la pelle!
P.S. Mi sembra che dalla Spagna sia arrivata una perfetta fotografia emblematica di Giorgia Meloni in relazione alla crisi migratoria di Ceuta, al suo vergognoso stop agli accordi di Schengen e alla figuraccia rimediata. Evidentemente da lontano si giudica meglio. Da vicino si può arrivare a credere che gli asini volino e possano arrivare fino al Quirinale. Sono perfettamente d’accordo con Pedro Sanchez e lo ringrazio anche perché la verità di Europa deve prevalere sulla carità di patria.
Il primo ministro ricorda che la Spagna ha sostenuto altri paesi europei in precedenti crisi migratorie e fa riferimento all’accoglienza dei migranti giunti nell’Europa orientale attraverso la Bielorussia nel 2021 e sull’isola italiana di Lampedusa nel 2023. Il primo ministro punta il dito contro chi ha proposto l’esclusione temporanea della Spagna dall’area Schengen. A suo avviso, tale posizione deriva da “pregiudizi, notizie false, ignoranza o interessi politici” ed è ritenuta da Madrid contraria al diritto europeo, al diritto umanitario, ai principi di solidarietà dell’Ue e agli “interessi sul lungo periodo dell’Europa e al più elementare buon senso”. (adnkronos)
