Prima puntata: Il disordine secondo il Vangelo
Massimo Biancalani, parroco noto per il suo impegno nell’accoglienza delle persone migranti, è stato definitivamente rimosso dalle parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini, a Pistoia, dove prestava servizio dal 2015. La rimozione era stata disposta nel luglio dell’anno scorso dall’allora vescovo di Pistoia e Pescia, Fausto Tardelli, che gli aveva proposto un nuovo incarico negli uffici della diocesi. La decisione era seguita allo sgombero da parte della polizia di alcuni migranti ospitati nei locali della parrocchia di Vicofaro. Biancalani aveva presentato ricorso al Dicastero per il Clero (la struttura del Vaticano che si occupa delle questioni che riguardano i sacerdoti) ma è stato respinto. Secondo il Fatto Quotidiano, che ha potuto vedere il documento con cui il Dicastero ha motivato la sua decisione, la rimozione è stata confermata perché Biancalani avrebbe trascurato i suoi impegni come parroco per concentrarsi sull’accoglienza delle persone migranti. Come previsto dal diritto canonico, il parroco ha ora sessanta giorni di tempo per presentare un ulteriore ricorso. Nell’estate del 2024 il Vaticano aveva già proposto a Biancalani un trasferimento all’Ufficio missionario diocesano di Pistoia, incarico che il sacerdote aveva rifiutato. Successivamente gli era stata revocata la rappresentanza legale della parrocchia di Vicofaro. Biancalani aveva impugnato anche quel provvedimento, ma senza successo. (ilpost.it)
Seconda puntata: L’ordine secondo la Santa Sede
Tornare a stare insieme, affidare la comunità a un nuovo parroco e rimettere al centro la parrocchia. A Vicofaro, nella parrocchia che è stata per anni centro di accoglienza di migranti con don Massimo Biancalani, si apre una pagina nuova. E il primo gesto scelto dal vescovo di Pistoia, Augusto Mascagna, è stato quello più semplice e più essenziale: celebrare la Messa nella chiesa di Santa Maria Maggiore, stare in mezzo alla comunità e indicare un nuovo inizio. A poche ore dal rigetto da parte della Santa Sede del ricorso di don Biancalani che si opponeva al suo trasferimento stabilito dal predecessore, Fausto Tardelli, il vescovo ha comunicato ai fedeli il nuovo assetto di Vicofaro, invitando anzitutto a ritrovare un ordine e una serenità che negli ultimi anni sono stati messi a dura prova. Dal prossimo 23 agosto la cura pastorale sarà affidata a monsignor Patrizio Fabbri, come amministratore parrocchiale, affiancato da don Roberto Breschi, cancelliere vescovile, come coadiutore. Una scelta che la diocesi presenta con un’unica priorità: quella di tornare alla vita ordinaria di una comunità, ossia la celebrazione dei sacramenti, l’accompagnamento delle persone, le relazioni, la vita pastorale. (“Avvenire” – Tommaso Piccoli)
È pur vero che le vicende bisogna viverle dall’interno e non sull’onda degli echi mediatici, ma ci puzza tanto di restaurazione: non è facile soccorrere i poveri senza incorrere nei rigori delle leggi civili ed ecclesiastiche. C’è un famoso detto parmigiano che recita: “A fär dal bén aj äzon as resta fotù…”.
Lo Stato italiano è rigoroso sul rispetto delle regole igienico-sanitarie che sarebbero state violate nell’accoglienza ai migranti della parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro (Pistoia), mentre sorvola sulle vergognose condizioni di vita dei migranti collocati nei centri di accoglienza(?) in Italia e all’estero.
I vescovi giustamente si scandalizzano per il respingimento dei migranti, sollecitano l’impegno dello Stato e delle comunità nell’accoglienza e poi, sul più bello, adottano provvedimenti punitivi nei confronti di sacerdoti che, magari con eccessivo zelo caritatevole, accolgono i migranti nei locali parrocchiali, creando qualche scompiglio e mettendo a soqquadro il quieto vivere della comunità cristiana.
La Chiesa, così come il mondo, è bella perché è varia…
Prescindendo dagli aspetti di merito della suddetta vicenda, anche dal punto di vista del metodo i fatti lasciano molto a desiderare: i rapporti impostati e risolti in modo burocratico (promoveatur ut amoveatur) o addirittura, ancor peggio, con provvedimenti disciplinari e relative rimozioni punitive (chi disturba vada fuori dall’aula o dietro la lavagna). Non mi sembra uno stile evangelico.
Mia sorella Lucia, nella sua implacabile schiettezza, non sopportava i grilloparlanteschi atteggiamenti della gerarchia cattolica nelle sue varie espressioni centrali e periferiche, volti ad esprimere forti e generiche critiche ai politici, con cui peraltro non era affatto tenera. Rinviava però al mittente parecchi rilievi: “Sarebbe molto meglio che si guardassero loro, che ne fanno di tutti i colori, anziché scandalizzarsi delle malefatte delle persone impegnate in politica”.
«Per favore, che nelle vostre comunità mai ci sia indifferenza. Comportatevi da uomini. Se sorgono discussioni o diversità di opinioni, non vi preoccupate, meglio il calore della discussione che la freddezza dell’indifferenza, vero sepolcro della carità fraterna» (Papa Francesco, udienza ai sacerdoti del movimento di Schönstatt).
«È meglio una Chiesa incidentata, perché perlomeno è in uscita, piuttosto che malata» (Papa Francesco).
E allora, come si sarebbe comportato papa Francesco nella vicenda di don Biancalani? Azzardo un virtuale pronostico: avrebbe dialogato molto, giudicato poco e condiviso tutto.
