Si fa un certo parlare, fra politica e gossip (non ho capito se attualmente sia più seria e attendibile la politica o il gossip), di un redde rationem sempre più stringente tra la famiglia Berlusconi (Mediaset) e Giorgia Meloni.
Questo discorso si può affrontare solo sul piano degli interessi (le idee non c’entrano niente…) non proprio coincidenti tra quelli del governo attuale e quelli del polo affaristico capeggiato dagli eredi di Berlusconi: la storia è sempre la stessa, vale a dire la politica asservita agli affari o addirittura mescolata con gli affari stessi. Il cavaliere aveva risolto il problema identificando nella sua persona il meccanismo funzionale a livello sistemico e istituzionale, i suoi figli hanno probabilmente una visione meno invasiva e tendono ad approfittare della debolezza della politica per influenzarla a loro piacimento, scompigliando le carte a livello informativo e attaccando la premier in modo sempre più pesante.
Parliamoci chiaro, i berluschini stanno sparando sul pianista: chi non vede la paradossale assurdità politico-programmatica di questo governo di incompetenti e di incapaci? E allora forse è finito il tempo dei messaggi cifrati (a Tajani perché Meloni intenda) per passare alle velate minacce (a certi ministri indifendibili) se non addirittura ai complotti veri e propri (strani colloqui con Mario Draghi propedeutici ad un governo tecnico che spazzi via l’ingombro meloniano).
Non sono personalmente interessato a queste manovre per incompatibilità etica e non voglio credere che Mario Draghi si possa prestare ad operazioni di così piccolo cabotaggio per rispetto alla sua intelligenza politica. Ma non c’è solo Draghi, potrebbe sortire anche un governicchio di transizione, propedeutico al rimescolamento delle carte e alla giubilazione di parecchi personaggi. Non credo che Mattarella accetterebbe simili porcherie politiche ed istituzionali.
Non avrei immaginato che il recente referendum istituzionale potesse innescare un tale subbuglio. Sì, perché, in un certo senso ha fatto saltare il coperchio che chiudeva il pentolone. Al resto ci ha purtroppo pensato Donald Trump. Le latenti divisioni all’interno del centro-destra stanno venendo clamorosamente a galla e non mi stupisco che la famiglia Berlusconi ne voglia approfittare in qualche modo. Comprendo infatti lo sconcertante imbarazzo verso i dirigenti di Forza Italia anche se il vero problema è Giorgia Meloni.
Il famoso musicologo Rodolfo Celletti, a proposito del pubblico e del loggione del Teatro Regio, diceva: «Quando strigliate qualche grosso cantante dimostrando di non avere timore reverenziale verso i mostri sacri dell’opera lirica, confesso che, sotto-sotto, ci godo; ma forse vi piacciono un po’ troppo gli acuti sparati alla “viva il parroco”…». Davanti alle subdole strigliate dei berluschini contro i mostriciattoli profani dell’attuale governo italiano non riesco nemmeno a godere, forse perché mi piacciono gli acuti sparati alla “viva la politica”.
