I bambini delle quinte classi di un plesso di Marostica, in provincia di Vicenza, hanno aiutato le associazioni di volontariato a distribuire i pasti ai migranti che si radunano a piazza Libertà a Trieste. E hanno raccontato l’esperienza fatta a scuola per comprendere il fenomeno migratorio, in modo da presentarsi a Trieste, puntualmente informati di chi avrebbero incontrato: i profughi della Rotta Balcanica. Tra gli esercizi preparatori, hanno provato ad immedesimarsi, bendati e senza scarpe, nelle persone che avrebbero incontrato. E che per arrivare in Italia hanno affrontato ostacoli e insidie.
A Trieste sono scoppiate le polemiche. L’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint e il senatore Marco Dreosto, dello stesso partito, hanno parlato di “immagini vergognose” e di “scene inaudite”: «Le maestre hanno fatto un vero e proprio lavaggio del cervello a questi piccoli». «La scuola non deve esporre i bambini a messaggi diseducativi», ha insistito il deputato di Fdi Silvio Giovine, che come Cisint e Dreosto propone un’interrogazione a Valditara. È intervenuto anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga. Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha fatto sapere che l’Ufficio scolastico regionale per il Veneto «ha immediatamente avviato le opportune verifiche, al fine di accertare le modalità didattiche delle attività disposte e le modalità di svolgimento». Il ministero «monitorerà con la massima attenzione gli sviluppi della vicenda».
Gian Andrea Franchi, uno dei volontari, ha confermato che nei giorni scorsi, assieme ai Fornelli resistenti di Bassano del Grappa e alla Fattoria sociale Conca d’oro, hanno partecipato appunto anche gli scolari di Marostica. «Premetto – specifica la moglie, Lorenza Fornasir – che gli insegnanti avevano tutte le autorizzazioni a portare i bambini alla gita scolastica. Ebbene, una di queste maestre, che fa parte del “fornello resistente” di Vicenza, uno dei 65 che da ogni parte d’Italia vengono a Trieste per assistere gli immigrati, mi ha chiesto se poteva portare una classe, del plesso di Marostica. Le ho detto “certamente”, perché noi abbiamo centinaia di bambini, di scout, di gruppi parrocchiali che vengono a visitare piazza Libertà e ci aiutano nella distribuzione del cibo. Le ho consigliato, però, di preparare i bambini all’esperienza. E così è stato».
Gli scolari, dunque, sono arrivati preparati. «E infatti hanno dimostrato una capacità di affrontare l’esperienza in un modo così bello, puro, spontaneo, genuino, che è stata una cosa magnifica. Tant’è che io ho fatto un video che è diventato virale. E aveva l’autorizzazione della scuola. Perfino gli agenti della polizia che si trovano in piazza ci hanno osservato sorpresi, con simpatia». I “fornelli resistenti” sono gruppi di persone spontanei che non voltano la faccia dall’altra parte, hanno scelto di non essere indifferenti, si uniscono fra di loro, fanno da mangiare e dal nord, dal sud, da Ancona, a Torino vengono ogni giorno a Trieste, ormai da 3 anni, a portare da mangiare a 100, alle 200 persone che di volta in volta si trovano in piazza. (“Avvenire” – Francesco Dal Mas, Trieste)
Proprio in questi giorni, riflettendo sulla drammatica situazione (dis)educativa degli adolescenti, lasciati in balia dei loro peggiori istinti di violenza e delinquenza, arrivavo a concludere che il problema nasce dalla cultura dell’irresponsabilità che coinvolge un po’ tutti e in particolare genitori, insegnanti, educatori etc. etc. Un’azione deleteria che cade dall’alto ad opera di chi guida un mondo disgregato all’inverosimile, dove ogni persona e ogni Stato punta al proprio esclusivo interesse, dove la sopraffazione è il parametro della coesistenza, dove l’arbitrio sostituisce le regole condivise, di chi impone modelli di comportamento all’insegna dell’egoismo sfrenato ed aggressivo, della forza quale misura relazionale, dell’attacco violento come miglior difesa. Dal basso non arrivano i valori, i principi e le testimonianze che dovrebbero costituire il bagaglio di crescita umana e morale e costituire gli anticorpi necessari.
Ebbene di fronte ad un coraggioso esperimento educativo scolastico, che mirava, se ben ho capito, a sensibilizzare e coinvolgere i ragazzi sul tema dell’immigrazione, giustamente riportato a misura di immigrato e non di chiacchiere pseudo-razziste o, ancor peggio, di folli teorie di remigrazione, il potere costituito ha reagito in malo modo, sentendosi chiamato provocatoriamente in causa.
È più diseducativo toccare con mano i drammi degli immigrati o propinare la narrazione secondo la quale gli immigrati sono soggetti pericolosi che vengono a immettere disordine e delinquenza nei gangli vitali della nostra società?
Certo, è più comodo chiudere l’educazione scolastica nel vile e difensivo bozzolo burocratico piuttosto che aprirla al contatto con le drammatiche realtà dell’immigrazione. Quanta sporca sollecitudine per squalificare iniziative educative coraggiose, che potrebbero creare una coscienza critica nei ragazzi che è esattamente il contrario del lavaggio del cervello.
È questa la cultura della destra? Non si tratta piuttosto dell’anestesia culturale operata dalla destra? Non siamo di fronte all’oscuramento di ogni e qualsiasi lume di potenziale critica verso lo spietato malgoverno del mondo? Che razza di silenzio virale si sta imponendo di fronte alle tragedie dell’umanità!!!
«Alla globalizzazione del mercato abbiamo abbinato quello che papa Francesco chiama globalizzazione dell’indifferenza, persino il disprezzo verso le sofferenze degli altri, le loro speranze. Il riemergere del razzismo verso gli immigrati, alimentato da politici senza scrupoli, che un giorno dovranno rendere conto di questo, è il segno di uno spaventoso regresso etico» (don Luigi Ciotti, presidente di Libera).
