Il trafficante libico davanti alla Corte dell’Aja: sul banco degli imputati c’è anche l’Europa. Si chiama Khaled Mohamed Ali El Hishri, ma a Tripoli per tutti è “Al Buti”. Come il generale Almasri, ha spadroneggiato nelle carceri nordafricane, tra accuse di torture ai migranti e silenzi dei nostri governi. Il procedimento a suo carico è importante. Per le vittime, per il diritto internazionale e per il giornalismo.
Il punto non è solo Libia. È l’Europa, l’Italia, il Mediterraneo trasformato da “Mare Nostrum” in “mare di nessuno”, dove i diritti valgono finché non sono di intralcio. Sul banco degli imputati c’è la cooperazione con apparati libici presentati come argine ai trafficanti. Nell’aula del tribunale insieme a vittime e presunto colpevole ci sono domande a cui prima o poi bisognerà rispondere e che nessun governo ama ascoltare. Che cosa sapevamo? Che cosa abbiamo finanziato? A chi abbiamo affidato vite umane pur di non vederle arrivare sulle nostre coste? A quale prezzo? (“Avvenire” – Nello Scavo)
Questo evento giudiziario, che rischia di passare sotto silenzio per amore di patria, di Europa, di politica italiana di destra, ma purtroppo anche di sinistra, richiama un episodio di alcuni anni fa che la dice lunga sul coraggio e sulla coerenza di papa Francesco e sugli scheletri negli armadi dell’anti-politica migratoria dei governi e in particolare del Governo Gentiloni e del suo ministro degli Interni Marco Minniti, promotore del Memorandum Italia-Libia del 2 febbraio 2017. Una gran brutta macchia che è qui tuttora… e che nessuno ha l’ardire almeno di ammettere e magari di mandare via dopo averla maledetta (Macbeth di Giuseppe Verdi).
Il 27 febbraio 2022 il papa avrebbe dovuto partecipare all’”Incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo” a Firenze, ma declinò a causa della presenza dell’ex ministro dem Marco Minniti. . È quanto rivela il sito “vaticanista” Silere Non Possum sulla riunione a porte chiuse tra Bergoglio e i vescovi italiani, il 23 maggio nell’aula Paolo VI per l’apertura della 76° Assemblea Plenaria della Cei. Rispondendo a una domanda del vescovo di Pinerolo Derio Olivero, il papa avrebbe motivato la sua assenza al convegno fiorentino affermando di non essere partito su consiglio medico, per non forzare il suo ginocchio dolorante. Aggiungendo, però, che gli fu riferito che all’incontro sarebbero state presenti persone implicate nell’industria delle armi, tra cui Minniti, e che dunque “era meglio che il papa non partecipasse”. Il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, avrebbe però sostenuto che il papa fosse stato “informato male”, poiché “c’erano due convegni: quello dei vescovi e quello dei sindaci”, a cui i vescovi si sarebbero uniti “solo successivamente”. Secca la replica del papa: “No, tu puoi continuare a dire quello che vuoi, a me hanno detto che c’erano questi signori e ho visto i video di questi invitati, c’era anche Minniti. Poi mi hanno fatto vedere quando erano al ministero quali leggi hanno fatto, sono dei criminali di guerra. Ho visto anche i campi di concentramento in Libia dove tenevano questa gente che loro hanno respinto!”. (“Il Fatto Quotidiano” – Stefano Baudino – 02 giugno 2022)
Non voglio criminalizzare Marco Minniti, ma evidenziare come abbia sbagliato completamente la mira, scegliendo una strategia di collaborazione con la Libia diventata sbrigativa porta di uscita per aspiranti migranti, ma anche e soprattutto subdola porta d’entrata per crimini contro l’umanità. Ammetto, per onestà intellettuale, di avere prestato a suo tempo qualche pragmatica e illusoria attenzione a questa linea che poteva allora sembrare obbligata. È sempre molto pericoloso rinunciare all’idealismo dei principi per la concretezza dei problemi… La tragedia che ne è scaturita si è incaricata di confutare questa scelta a dir poco azzardata. E nessuno ammette questi storici errori e ha il buongusto di rimettere in discussione opzioni comunque errate. Siamo paradossalmente diventati al riguardo paradigmatici in ambito europeo: facciamo scuola, la scuola degli asini!
Il 21 febbraio 2022 sul sito di Redattore sociale è apparso un articolo nel quale si definiva “inopportuna e imbarazzante la presenza di Marco Minniti come membro del Comitato scientifico, nonché relatore, del convegno Incontro dei Vescovi e Sindaci del Mediterraneo”. Si trattava di una lettera aperta di protesta, firmata tra gli altri da Mediterranea Firenze, Comunità della Piagge, Associazione Progetto Accoglienza. Nel testo si legge: “Il motivo per cui la presenza di Minniti è giudicata inopportuna è il fatto che l’ex ministro dell’Interno del Governo Gentiloni è stato il promotore del Memorandum Italia-Libia del 2 febbraio 2017. Un Memorandum la cui applicazione da quel giorno ha consegnato ai lager libici circa 82.000 persone – tra uomini, donne e bambini – destinandoli alla detenzione arbitraria, alla tortura, a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, agli stupri e alle violenze sessuali, ai lavori forzati e alle uccisioni. Ciò è potuto accadere semplicemente grazie alla sua firma sugli accordi di cooperazione finalizzati all’intercettamento dei migranti e dei rifugiati durante la traversata del Mar Mediterraneo”. Per i firmatari non era opportuna la presenza dell’ex ministro anche perché oggi è “il presidente della Fondazione ‘Med-Or’ – voluta e istituita da Leonardo spa, azienda leader nel campo degli armamenti”.
C’è un filo rosso-nero che lega il sacco della nostra politica migratoria che va appunto dal Memorandum Italia-Libia del 2017 alla vicenda Almasri e in base al quale si spiegano tante brutte cose, che coinvolgono i governi che si sono succeduti, la sinistra e la destra sostanzialmente uniformi, che (s)coprono vergognose responsabilità. Papa Francesco non era stato male informato, ma aveva capito bene la nostra politica a cui sembrava giustamente addirittura allergico.
Chissà che il processo ad Al Buti davanti alla Corte dell’Aia non costringa tanti soggetti a fare mea culpa e ad affrontare seriamente la politica migratoria. I cattolici in cerca di spazio politico alternativo a sinistra comincino il loro percorso partendo proprio dallo sgombrare il campo dagli storici abbagli e dalle oscene titubanze in materia migratoria e dai posizionamenti omertosi in politica estera alla ricerca della finta pace armata.
