Pochi minuti per varare il decreto più divisivo per la maggioranza, lunghe ore per stendere il tradizionale comunicato finale di un Consiglio dei ministri con soli due punti all’ordine del giorno. Elementi che spiegano bene la giornata di imbarazzo e tensione vissuta dal Governo sul sostegno da dare all’Ucraina nel 2026. A rendere scivolosa una giornata che già si annunciava complicata, una bozza, diffusa dalle agenzie di stampa in mattinata, secondo cui il decreto-Ucraina non avrebbe avuto nella propria intestazione il riferimento agli aiuti «militari». La diffusione di quel testo sembra quasi una coppa alzata al cielo dalla Lega, da settimane in rotta con gli alleati per ridimensionare il sostegno bellico.
Un affronto forse troppo pesante per Palazzo Chigi, la Farnesina e la Difesa, le istituzioni più esposte nelle relazioni internazionali. E così, quasi come fosse una risposta alle “anticipazioni”, l’ufficio stampa del Governo diffonde l’ordine del giorno ufficiale del Consiglio dei ministri. E leggendolo il Carroccio passa dal trionfo alla mestizia. Vi si legge che il Cdm si apprestava a varare lo schema di decreto-legge intitolato, tanto per essere chiari, «disposizioni urgenti per la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance».
C’era un accordo per “demilitarizzare” il titolo del decreto? Per dare un segno esterno così forte, a prescindere poi da quanto contenuto nel decreto stesso? Il clima di fine anno consente tuttavia di rinviare eventuali rese dei conti in maggioranza all’anno nuovo. O meglio, a quando il decreto andrà in Parlamento per la conversione in legge. La Lega, infatti, alla fine fa prevalere la parte positiva: «C’è soddisfazione perché i suggerimenti della Lega sono stati recepiti e si è data priorità agli strumenti difensivi, logistici e sanitari per aiutare la popolazione civile ucraina, piuttosto che ad altro».
Ma il Carroccio dice “difensivi” anziché “civili”, il che fa capire che il provvedimento non si discosta molto da quello degli altri anni, che prevedeva forniture belliche difensive, appunto, e una sostanziosa parte di aiuti civili ed energetici, confermati e probabilmente rafforzati. E complice una riunione del Cipess necessaria per rifinanziare alcuni interventi per l’800esimo anniversario della morte di San Francesco, il comunicato del Cdm arriva solo a ora di cena. Le parole usate confermano il fragile equilibrio politico e lessicale: saranno forniti «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari» con «priorità» per quelli «logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici». (“Avvenire” – Marco Iasevoli)
Insomma, gli aiuti all’Ucraina sono militari o civili, sono offensivi o difensivi? Così è come pare a chi legge il titolo (sic!) del decreto governativo per il rinnovo degli aiuti all’Ucraina.
La risposta la lasciamo cioè alla mamma di quella ragazza rimasta in stato interessante per un rapporto prematrimoniale: sì, mia figlia è incinta, ma solo un pochettino! Sì, gli aiuti all’Ucraina sono militari, ma solo un pochettino! O meglio, la risposta cambia a seconda degli opportunistici occhiali politici con cui si legge il decreto. Una questione di lana caprina: si discute del sesso del decreto mentre infuria la guerra.
“Mi piacciono gli italiani”, diceva Winston Churchill: “vanno alla guerra come se fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come se fosse la guerra”. Ce lo ricorda Marco Travaglio nel suo libro “Scemi di guerra”.
Le armi non possono che essere offensive e creare seri problemi di sopravvivenza ai civili. Si abbia almeno il coraggio di chiamare le cose col loro nome.
Per quanto mi riguarda nutro una sorta di idiosincrasia per le armi, non ho timore a definirmi un viscerale pacifista. Qualcuna dirà che sono un coniglio o un agnello. Meglio un agnello oggi che un lupo domani.
Pensate, se ho ben capito, lo stanziamento di fondi per celebrare l’anniversario della morte di San Francesco è stato l’occasione per varare una fornitura di armi…Un’autentica blasfemia!
Non c’è che dire…il miglior modo per celebrare la giornata mondiale della pace e per continuare imperterriti a deridere chi la intende perseguire ad ogni costo.
