Ancor più critica la questione della concessione di basi in Italia all’aviazione Usa. Soprattutto dopo le recenti minacce della Repubblica islamica, per la quale «eventuali azioni difensive da parte dei Paesi europei sarebbero considerate un atto di guerra». Crosetto, dunque, non può fare altro che prendere tempo: «L’utilizzo delle nostre basi da parte degli Usa è una decisione del Governo. Quando ce lo chiederanno, risponderemo». (“Avvenire”)
(…)
La premier prende atto – e sembra voler evidenziare – che l’attacco di Trump e Netanyahu è arrivato «senza il coinvolgimento dei partner europei», ma non per questo lo condanna. Allo stesso tempo non nasconde la propria preoccupazione per un contesto globale dominato da «una crisi del diritto internazionale», che però, osserva, «è inevitabilmente figlia» dell’aggressione russa all’Ucraina. Ciò detto, il Governo «è ovviamente impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani bloccati nell’area», ma la situazione non potrà migliorare «se l’Iran non ferma i suoi attacchi totalmente ingiustificati nei confronti dei Paesi del Golfo». (“Avvenire”)
Ammetto che sia estremamente difficile tenere una posizione corretta e dignitosa di fronte allo scoppio di una guerra, che ci vede coinvolti obtorto collo e comporta rischi enormi anche per il nostro Paese. Le basi militari americani collocate nel nostro territorio hanno da sempre costituito materia di scontro politico: come volevasi dimostrare. Oggi il loro utilizzo potrebbe esporre l’Italia a ritorsioni iraniane: diventeremmo, seppure indirettamente, parte in causa in una guerra pazzesca. Il nostro ministro della Difesa ha risposto picche: se sarà il caso, vedremo, decideremo (?) e risponderemo.
Giorgia Meloni non può negare l’evidenza, vale a dire il fatto che questa guerra ci sia piovuta sul capo senza essere non dico coinvolti nella decisione, ma nemmeno informati. Un simile fatto dovrebbe essere apertamente e nettamente condannato. Nossignori! Nessuna condanna, ma soltanto un imbarazzato silenzio.
E la crisi del diritto internazionale? Preoccupante, ma tutta colpa di Putin. Certamente la Russia ha responsabilità enormi riguardo alla rovinosa situazione internazionale, ma dove vogliamo parare? Al fatto che a violazione occorra rispondere con violazione, che se uno sgarra legittimi lo “sgarramento” di tutti? Si è capito da tempo che Putin e Trump si sostengono a vicenda: meglio quindi accettare la situazione e fare orecchie da mercante…
Era facilissimo immaginare che l’Iran non avrebbe potuto difendersi direttamente contro Usa e Israele, ma che avrebbe ripiegato sulla mossa del cavallo attaccando gli amici mediorientali di Trump, vale a dire alcuni Paesi del Golfo. E l’Italia si nasconde dietro questo dito? Rigira la frittata dando la colpa all’Iran: un gioco infantile allo scaricabarile! Mette le mani avanti avvertendo che gli eventuali aiuti ai Paesi arabi non saranno che la doverosa risposta alla schizofrenia iraniana.
Non voglio nemmeno pensare alla disastrosa recrudescenza del terrorismo di matrice islamica: l’unica ed efficace arma di contrattacco che può mettere in campo l’Iran. Alcuni Paesi europei sono esposti a questo rischio per il loro passato coloniale e per la loro succube politica filo-israeliana e filo-americana. L’Italia finora se l’è cavata: merito di una certa qual equidistanza da arabi ed israeliani e della presenza del Vaticano con la sua politica di buoni rapporti. Questa volta non ho idea come potrà andare a finire…
L’unico e vero cavallo di battaglia italiano da esibire alla pubblica opinione è però l’assistenza agli italiani in difficoltà (il pezzo forte del ministro degli Esteri Antonio Tajani): della serie come siamo bravi a difendere i nostri connazionali loro malgrado coinvolti nel casino totale venutosi a scatenare.
Tutto qui! Questa è la politica estera italiana: tutta colpa di Putin, di Hamas e di Khamenei. Per la verità la Ue non fa e non dice molto di più. Merz, dopo aver fatto recentemente la parte dell’europeista convinto, si è precipitato alla Casa Bianca per dare, seppure a denti stretti, la benedizione tedesca a Trump che ha gradito. Macron, smaltito lo spavento per il terrorismo dietro l’angolo, dopo aver preso le distanze dall’attacco all’Iran, sta andando per la tangente nucleare, mettendosi a disposizione dell’Europa per quanto occorrer possa. Sanchez ha deciso di fare il kamikaze e si è coraggiosamente dichiarato contrario alla strategia americana. La Gran Bretagna, che fa parte dell’Europa fino a mezzogiorno, non si sa più da che parte stia. L’Europa è sempre più divisa: d’altra parte qualsiasi comunità se non è preventivamente, idealmente e concretamente coesa, all’insorgere di grosse difficoltà non potrà fare altro che dividersi ulteriormente, consegnandosi al peggior offerente.
O i Paesi europei trovano un po’ di coraggio per distinguersi nettamente dall’ignobile connubio israelo-americano o si troveranno ad agire in ordine sparso, becchi e bastonati: bersaglio del potenziale terrorismo, coagulo di enormi danni economici, coacervo del più grande sciupio storico-culturale di tutti i tempi passati, presenti e futuri. Nessuno vuole fare apertamente un passo indietro nei confronti di Trump per la paura di soffrirne le conseguenze: vuol dire che comunque le conseguenze ci saranno (nessuno ce le toglierà) e non avremo nemmeno la soddisfazione di dire come la pensiamo, di rispettare i nostri principi e nemmeno di agire per i nostri interessi.
