La parola che sintetizza l’esito delle elezioni locali tenutesi giovedì in Inghilterra, Galles e Scozia è in linea con il sensazionalismo contratto dei titoli che campeggiano sui tabloid inglesi: Starmegeddon. Un “calembour” che associa il concetto di Apocalisse al primo ministro Keir Starmer. La batosta incassata dal suo partito, alla guida del governo di Sua Maestà da neppure due anni, è clamorosa: i Labour hanno perso più di mille seggi su 5mila (i risultati definitivi sono attesi oggi) a favore dei Liberal Democratici, dei Verdi e, soprattutto, di Reform Uk, il partito di estrema destra di cui è leader il trumpiano Nigel Farage. La sua “creatura”, nata dalle ceneri del Brexit Party, ha fatto incetta di seggi – più di 1.250 – attestandosi come il partito più votato. (“Avvenire” – Fabio Carminati)
Se le cosiddette “profezie che si autoavverano” orientano le scelte elettorali, la Francia avanza forse sul crinale più scivoloso della sua storia recente. Oltralpe, a un anno dalle presidenziali, si evoca di continuo l’ipotesi di un ballottaggio per l’Eliseo fra gli estremisti di destra e sinistra, ovvero i lepenisti xenofobi del Raggruppamento nazionale (Rn) e gli anticapitalisti di “La Francia insubordinata” (Lfi). Uno scenario che per milioni di elettori moderati suona come i dilemmi delle tragedie di Corneille. In altri termini, come si ripete spesso citando un adagio popolare, «scegliere fra peste e colera». (“Avvenire” – Daniele Zappalà)
Dopo un anno in carica il governo tedesco guidato dal cancelliere Friedrich Merz è crollato nei sondaggi. Secondo Deutschlandtrend solo il 15% si dichiara soddisfatto del suo operato, il 45% poco ed il 39% niente affatto; valori che precedettero la caduta della coalizione precedente. Tutti i partiti sono valutati male, la Cdu dal 75%, la Csu dal 71% e la Spd dal 83% del campione. “Responsabilità per la Germania” era il titolo del contratto di coalizione tra Cdu-Csu e Spd in cui si prometteva un “cambiamento di rotta” e soprattutto di rafforzare l’economia. La mancata ripresa economica, i ritardi nel rinnovo delle infrastrutture, i tagli allo stato sociale, e lo stesso stile di Merz, che più di una volta si è lasciato andare ad esternazioni non abbastanza soppesate, alimentano l’insoddisfazione dell’opinione pubblica per una coalizione con una maggioranza parlamentare di appena 26 voti e litigiosa. (“Il Fatto Quotidiano” – Andrea M. Jarach)
I tre Paesi fondamentali ai quali guardare per il futuro europeo, volendo concedere magnanimamente alla Gran Bretagna una qualche chance di rientro nella Ue, sono politicamente in precario e temporaneo equilibrio.
Alla estrema debolezza dei loro leader a livello internazionale fa riscontro una notevole mancanza di forza e di appeal politico in patria. Povera Europa…
L’Italia dal canto suo si basa su un governo che sembra stabile in quanto non combina niente, sembra autorevole ma lo è soltanto all’italiana cioè galleggiando, sembra solido, ma in realtà è liquido nei consensi (vedi risultati del referendum costituzionale) e gassoso nei programmi (parole, parole, parole), un governo che di autorevole ha soltanto la prepotenza di una leader tutto fumo e niente arrosto (fosse almeno simpatica…).
A guardare con fiducia all’Europa ci vuole un bel coraggio… Ci fossero almeno pronte o in gestazione delle alternative valide. Ci sono in agguato gli estremisti di destra, mentre in Italia l’estremismo è già in buona parte al potere. In Francia la sinistra è molto radicale, negli altri Paesi è insignificante (Italia compresa).
La mia analisi è molto semplicista e pressapochista, ma non si allontana provocatoriamente dalla realtà.
A questo punto bisogna andare oltre i partiti e oltre i loro leader per considerare le forze sociali spontanee, quelle giovanili in particolare, che possono rilanciare l’Europa. I pionieri hanno pensato e fondato l’Europa, i partiti l’hanno istituzionalizzata togliendole l’anima, i popoli si dovranno rimboccare le maniche per farsi europei senza l’Europa e per poi ricominciare daccapo partendo da cultura, arte, storia e religione. Con la piccola complicazione che il mondo non può aspettare, anzi aspetta soltanto le armi e i bagagli europei.
In questi ultimi giorni penso che persino Putin si sia accorto della mancanza dell’Europa come eventuale interlocutore. È tutto dire…Noi continuiamo a giocare alla guerra con Trump e Ntabyahu… Buona fortuna a tutti!
