La Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb) prende le distanze dall’incontro di preghiera tenutosi nello Studio Ovale della Casa Bianca giovedì 22 ottobre, in cui diversi vescovi statunitensi hanno chiesto a Dio di benedire il presidente Trump. Lo fa sapere il portavoce dei vescovi Chieko Noguchi, che rimarca: «Non si tratta di un’iniziativa organizzata dalla Usccb. Non è affiliata alla Conferenza». Nel video dell’incontro, postato su X dalla consigliera per le comunicazioni della Casa Bianca Margo Martine e su Twitter dall’account ufficiale dell’arcidiocesi di Denver, si vedono diversi presuli che tendono le mani, mentre il presidente Donald Trump siede con le mani giunte e il capo chino, seduto alla scrivania. Compare anche la direttrice per gli affari religiosi della Casa Bianca, Jenny Korn, che su Twitter ha scritto che l’incontro «non riguardava la politica». I timori suscitati, però, sono tanti, viste le distanze tra le posizioni del presidente Trump e i vescovi cattolici su politiche migratorie, deportazioni, interventi militari in Venezuela e Iran e, ultima in ordine di tempo, la decisione, poi ritirata, di trasmettere in diretta streaming la fucilazione di Nidal Hasan, autore della strage di Fort Hood.
Tra le tante occasioni che hanno rimarcato la posizione della Chiesa, anche le prese di distanza dalla guerra di Leone XIV, a seguito delle quali Trump lo ha criticato direttamente, accusandolo, tra le altre cose, di ritenere «giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare» e arrogandosi il merito della sua elezione. È proprio la guerra in Iran, assieme ai dazi imposti dal taycoon, secondo i sondaggi, ad aver fatto emergere «una preferenza a doppia cifra tra gli elettori a livello nazionale per i Democratici rispetto ai Repubblicani al Congresso», rilancia il sito d’informazione cattolico The Pillar. L’arcidiocesi di Denver, da parte sua, giustifica la presenza dell’arcivescovo, dicendolo impegnato in un dialogo con Trump «sulla sacralità della vita, dal concepimento alla morte naturale, e sulla dignità che Dio ha donato a ogni persona», invitando i fedeli «a pregare per la nostra nazione e i suoi leader» e facendo riferimento all’«esortazione di san Paolo a pregare per tutti coloro che detengono l’autorità (1 Timoteo 2,1-2)». Dietro all’organizzazione dell’incontro, ipotizza The Pillar, ci sarebbe Mario Enzler, responsabile dello sviluppo e consigliere senior presso l’Heritage Foundation, un think tank conservatore di Washington «che si ritiene abbia esercitato una notevole influenza sull’agenda della Casa Bianca di Trump». L’ex guardia svizzera, secondo quanto viene riferito, avrebbe passato settimane a invitare i vescovi, molti dei quali hanno rifiutato di essere presenti. (“Avvenire” – Irene Funghi)
Innanzitutto vorrei sapere cosa ne dice papa Leone XIV. Va benissimo l’unità all’interno della Chiesa, di cui il Papa ha fatto un obiettivo fondamentale del suo pontificato, ma direi che tutto ha un limite… Benedire Trump è un atto perfettamente in linea con le sacrileghe benedizioni alle armi, alle guerre e ai dittatori, che purtroppo la Chiesa nella sua storia non si è risparmiata. Quando vedo nei filmati d’epoca i vescovi italiani che appoggiavano pubblicamente Benito Mussolini, mi vengono letteralmente i brividi. Uguale reazione ho avuto di fronte a questi vescovi americani… Il Papa ha già detto parole coraggiose sulla politica trumpiana, aggiunga una esplicita e dura reprimenda verso i suoi colleghi statunitensi: a mio modesto avviso ci sarebbero gli estremi per una sospensione a divinis, che viene comminata a tanti sacerdoti per comportamenti meno gravi rispetto a questo scandalosa compromissione col potere e con la politica trumpiana.
Questa iniziativa episcopale appare come un’aperta sconfessione delle coraggiose posizioni pastorali prevostiane. Ancor più grave il fatto che questa blasfema preghiera benedicente venga giustificata col discorso del rispetto della vita (anti-abortismo etc. etc.), che funge da foglia di fico a copertura delle malefatte belliche, stragiste e genocidarie. Ancor più grave che si faccia riferimento alle esortazioni di san Paolo: una vera e propria eresia…
Faccio molta fatica da sempre a capire la società americana; il discorso vale anche per la Chiesa e per i cattolici americani. Mi pare ci siano grosse contraddizioni: troppo burocratica e tollerante infatti la presa di distanza della conferenza episcopale.
«Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!».
Così dice Gesù. Se tanto mi dà tanto questi vescovi si dovrebbero mettere al collo una macina e gettarsi in mare, perché stanno dando grande scandalo. Spero che non se ne rendano conto fino in fondo, spero che il Papa lo faccia loro presente, spero che i cattolici statunitensi non si facciano fuorviare, spero che la pace trionfi nonostante Trump e i suoi vescovi politicamente schierati nel peggiore dei modi.
Dietro queste iniziative dell’episcopato più o meno ufficialmente rappresentativo ci sta una compromissione col potere politico. Non voglio la Chiesa relegata nelle sacrestie, ma nemmeno a braccetto con i signori della guerra.
«Vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli. Io vedo la chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia» (papa Francesco).
Ospedale da campo e non esercito di sussistenza!!!
«La linea di Cristo, come quella dei profeti, dello stesso Battista, non è stata apolitica, circoscritta cioè al solo piano etico-religioso, ma ha tentato di sconvolgere le situazioni sociali esistenti nel suo mondo. L’eguaglianza che Gesù ha predicato e praticato conteneva, in radice, il sovvertimento dell’ordine costituito: in esso non c’era posto per il tempio di Gerusalemme, ma neanche per la reggia di Erode o la corte imperiale di Roma» (Ortensio da Spinetoli)
Una Chiesa sovversiva, che sta dalla parte dei deboli e non va in soccorso dei forti!!!
Leone XIV ha votato per le elezioni Usa di midterm. È il primo Papa a farlo nella storia. Il Vaticano ha confermato che il Pontefice «ha esercitato il suo diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti» approfittando della possibilità di votare in anticipo per posta. Negli Usa si voterà il 3 novembre. Ovviamente non è dato sapere a quale candidato il Papa abbia dato il suo voto, essendo la votazione segreta. Quello che si sa è che Leone XIV ha criticato aspramente la violenza delle politiche migratorie messe in campo dall’amministrazione del presidente Donald Trump, in particolare in riferimento all’utilizzo delle forze armate dell’Ice e al «trattamento disumano» dei migranti. In primavera Prevost aveva affermato che Dio respinge le preghiere di coloro che vogliono la guerra con «le mani sporche di sangue», e ha definito inaccettabile la minaccia di Trump di distruggere la civiltà iraniana. (“Avvenire” – Agnese Palmucci, Roma)
Per chi avrà votato papa Leone? L’importante è che abbia votato e che abbia ripetutamente preso le distanze dalla dissennata politica trumpiana. Se poi desse finalmente una bacchettata solenne, aperta e pubblica a certi suoi confratelli nell’episcopato americano sarebbe “veramente cosa buona e giusta, suo dovere e fonte di salvezza”, senza paura delle divisioni.
«Per favore, che nelle vostre comunità mai ci sia indifferenza. Comportatevi da uomini. Se sorgono discussioni o diversità di opinioni, non vi preoccupate, meglio il calore della discussione che la freddezza dell’indifferenza, vero sepolcro della carità fraterna» (Papa Francesco).
