Posso essere franco e sincero fino in fondo? Ci provo: l’insistente interventismo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulle Olimpiadi e sul festival di Sanremo mi ha irritato e innervosito. Capisco che giustamente il Capo dello Stato debba essere laddove sono il cuore e la mente dei cittadini, ma non per distrarre la pubblica opinione e la classe politica dagli enormi problemi della gente. Concedo a Mattarella la buona fede e la retta intenzione, ma non posso esimermi dal collocare provocatoriamente questi suoi insoliti ed esagerati interventi a metà strada fra l’ingenuità di un bambino e la nostalgia di un anziano.
Ammetto che Olimpiadi e Sanremo siano due eventi assai diversi, ma mi preme sottolinearne la comune lesione distrattiva rispetto ai problemi reali delle persone e l’equivoca valenza riguardo ai presupposti del vivere individuale e comunitario.
Lo sport e la musica sono in teoria fenomeni culturali estremamente positivi per la società in quanto puntano in senso positivo sui principi e sui valori. La storia purtroppo insegna che spesso sport e musica sono stati invece occasioni per distrarre le masse (panem et circenses…).
Non solo, ma addirittura lo sport è stato completamente snaturato ed è diventato un baraccone affaristico e così è anche per le olimpiadi. Il festival di Sanremo dal canto suo fa ormai parte integrante della Tv spazzatura.
Mentre la sanità cade a pezzi noi ci gloriamo enfaticamente di avere organizzato e celebrato le olimpiadi invernali. Mentre aumenta la povertà noi ci divertiamo sbracatamente col festival di Sanremo.
«Migliaia e migliaia di italiani in queste ore lavorano perché tutto funzioni durante le Olimpiadi. Tantissimi lo fanno da volontari, perché vogliono che la loro Nazione faccia bella figura, che sia ammirata e rispettata. Poi ci sono loro: i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano ’contro le Olimpiadi’, facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo. Dopo che altri hanno tranciato i cavi della ferrovia per impedire ai treni di partire». Lo ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni facendo riferimento agli scontri alla manifestazione di Milano contro le Olimpiadi.
Se questa non è demagogia … ma mi faccia il piacere. A demagogia rispondo con demagogia: cosa se ne fa delle Olimpiadi quel 10% di italiani che a causa delle insufficienze della sanità pubblica, non avendo un reddito che consente il ricorso a quella privata indirettamente foraggiata dai pubblici poteri, decide suo malgrado di rinunciare a curarsi?
“Pensavo alla prima edizione” del Festival di Sanremo. “È molto cambiato da allora il festival. Allora avevo 10 anni, la ricordo bene, ricordo anche alcuni protagonisti di allora che non nomino per rimanere imparziale, anche tra i cantanti di allora, ma ricordo la voce inconfondibile, trascinante del presentatore di allora, Nunzio Filogamo. La voce perché come sapete si diffondeva soltanto attraverso la radio, e tutti si chiedevano: ‘Ma che volto avrà questa voce così trascinante del presentatore del festival?’. Ma ricordo soprattutto quanto il Festival registrasse, anche allora, un grande, un amplissimo coinvolgimento popolare nel nostro Paese. Coinvolgimento che è rimasto costante grazie alla Rai, che ha accompagnato anno per anno il festival, conducendolo nelle case degli italiani. È una storia importante, che ha sempre visto una quantità di ascolti e di coinvolgimento elevatissimi“. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando al Quirinale i partecipanti della 76° edizione del Festival di Sanremo, accompagnati dal Conduttore e Direttore Artistico, Carlo Conti, e dalla Co-conduttrice Laura Pausini. “Rappresenta un ambito significativo di rilievo dell’economia del nostro Paese – ha aggiunto il Capo dello Stato – quindi il Festival è un appuntamento la cui importanza travalica, anche l’apparenza che lo circonda, ma è di sostanza, importante nella vita del nostro Paese“. “Ogni anno è una scoperta straordinaria che tutti facciamo, quando il Festival va in onda. E quindi quello che fate è l’espressione della vostra capacità artistica, del vostro protagonismo di artisti, ma è anche un inserimento, un impegno, un contributo alla vita culturale del nostro Paese, alla società“, ha concluso Mattarella che ha poi rivolto ai cantanti “un in bocca al lupo collettivo, di assoluta imparzialità“.
Se questa non è demagogia … ma mi faccia il piacere. A demagogia rispondo con demagogia: cosa se ne fanno del festival di Sanremo – a prescindere dal discutibilissimo valore musicale della manifestazione canora con tutto il contorno di nani e ballerine e dal debordante edonistico spazio assegnato dalla Rai a questo evento-pantomima – i disoccupati e gli occupati precari e tutti coloro che vivono in povertà più o meno assoluta?
Mi spiace dover associare, solo per l’occasione, l’alto profilo di Sergio Mattarella al basso profilo di Giorgia Meloni in questa assurda gara al lisciamento del pelo agli italiani: l’uno resta comunque nell’artistico olimpo della politica, l’altra nei grossolani bassifondi del populismo.
Concludendo, un po’ più di sobrietà al mondo dello sport e a quello dello spettacolo non farebbe male. Un po’ meno di retorica e demagogia non guasterebbe all’aplomb delle massime cariche dello Stato.
