“Cherchez la femme”, tradotto dal francese “cercate la donna”, è una celebre espressione resa famosa da Alexandre Dumas padre nel suo romanzo Les Mohicans de Paris (1864). Indica che all’origine di un problema, mistero o complicazione, specialmente se coinvolge un uomo, si trova spesso una donna. Viene utilizzata per suggerire che la soluzione a una faccenda intricata risiede nel trovare la donna coinvolta nel contesto.
Non credo che la chiave di lettura-ricerca riguardo alle motivazioni della guerra all’Iran possa essere “cercare la donna”, anche se non mi sentirei di escludere nulla in relazione a questa follia bellica. Sto comunque tentando di trovare una chiave che possa giustificare o almeno spiegare quel che sta succedendo.
Sono tre gli approcci al problema che posso individuare e adottare: quello etico-ideologico, quello riferibile al diritto internazionale, quello rientrante nella realpolitik a livello interno e internazionale.
Sul piano etico non vedo alcuna motivazione non dico condivisibile, ma nemmeno plausibile. Bisogna scendere nell’ideologia Maga (acronimo di Make America Great Again, ovvero “Rendiamo l’America di nuovo grande”): un movimento politico e una corrente di pensiero conservatore legata a Donald Trump, diventata la forza dominante all’interno del Partito Repubblicano statunitense a partire dalla campagna presidenziale del 2016. Si tratta di un approccio populista che mira a invertire il percepito declino degli Stati Uniti, ponendo l’interesse nazionale sopra ogni altra cosa e criticando l’establishment politico.
Se si parte da simili presupposti di egoismo individualista e nazionalista tutto diventa populisticamente ammissibile, anche la più spregiudicata aggressione ad altri Stati, che rappresentano mere pedine sullo scacchiere internazionale indipendentemente dalla loro forma di governo. L’accrescimento della propria forza val bene l’aggressione all’Iran: quanto alla distruzione del suo regime dispotico islamico non è lo scopo, ma il mezzo con cui raggiungere una ridefinizione dei rapporti geopolitici nell’area mediorientale e di lì in tutto il mondo. A Trump non gliene può fregar di meno della democrazia in Iran e della liberazione degli iraniani da un’oppressione sfociante in una vera e propria tortura: non è da escludere che gli iraniani possano cadere dalla padella alla brace (non sarebbe la rima volta che succede…).
Aggiungiamo che la sbandierata motivazione dello sbarramento al nucleare militare risulta doppiamente pretestuosa visto che già l’intervento del giugno scorso avrebbe dovuto risolvere o sgonfiare questo problema, vista la concomitanza con le trattative aperte e visto il parere degli esperti che comunque ritengono il pericolo non attuale e quindi scongiurabile tramite la ricerca paziente di accordi e trattati volti a limitare, ridurre o vietare le armi atomiche e la loro proliferazione.
Dal punto di vista del diritto internazionale l’aggressione all’Iran va contro tutti i principi su cui dovrebbe basarsi una convivenza pacifica: diventa essa stessa la prima pietra su cui costruire il nuovo (dis) ordine internazionale con tanto di ridefinizione degli organismi ad hoc (vedasi board of peace). Le regole sono saltate, vale la legge del più forte che le formula a proprio piacere. Onu ed ogni organismo ad essa collegato, Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO), UNEP (United Nations Environment Programme), Autorità ambientale globale che coordina le politiche ambientali, Ue e sue istituzioni comunitarie, Corte penale internazionale e sua giurisdizione, finanche Nato con i suoi patti atlantici, diventano inutili orpelli da eliminare in diritto e/o in fatto.
Però persino sul piano della più brutale delle realpolitik non si riesce a scovare un discorso logico se non quello di condurre un’opera di distrazione di massa a livello interno (per evitare contraccolpi nei consensi elettorali) e a livello internazionale (per ridefinire le alleanze in senso meramente opportunistico e contingente). Esistono tanti parziali motivi economici, esistono parecchi motivi politici, esistono molti addentellati tecno-industriali, esistono fondamentali ragioni di puro potere: una miscela esplosiva senza capo né coda se non la incontenibile smania israeliana (che qualcuno ritiene prevalente o almeno condizionante) associata alla follia (?) trumpiana (forse il più colossale inganno antidemocratico della storia).
A proposito, dove sono gli israeliani sparsi nel mondo che giustamente non perdono occasione per battere il chiodo dell’antisemitismo: sono d’accordo con Netanyahu? Non ho sentito nessuno prendere posizione contro questa guerra tanto cara al governo israeliano. Il popolo israeliano come la pensa dal momento che vive in uno Stato democratico? Un po’ di coraggiosa onesta intellettuale non guasterebbe…
Certo, la guerra serve a Benjamin Netanyahu anche per rivincere le elezioni: da politico privo di scrupoli e ossessionato dall’iper-potenza militare del suo Paese, sceglie sempre la guerra come suo strumento strategico. Quale siano i ritorni per gli Usa è difficile capirlo. Ma Trump ormai sembra avviluppato nel suo egotismo mutevole e capriccioso. Facile capire invece chi perderà da questa guerra voluta: il popolo iraniano in primis, tutta la regione mediorientale, i civili israeliani nuovamente costretti nei rifugi, quanto resta dell’idea di un diritto internazionale e di un sistema multilaterale che non crede che esista solo la legge del più forte nella giungla delle relazioni internazionali. (“Avvenire” – Riccardo Redaelli)
Di fronte a questo labirinto costruito dai Dedalo di cui sopra non c’è nessun Teseo che si offra volontario per sconfiggere la bestia (che non è solo Ali Khamenei, fatemi il piacere…) e nessuna Arianna che offra un gomitolo di pace per segnare il percorso e ritrovare l’uscita dopo aver eliminato il mostruoso meccanismo di guerra totale.
L’unico Teseo plausibile sarebbe il Papa (forse gli sto chiedendo troppo…), che però avrebbe bisogno di parecchie Arianne, cominciando dai cattolici americani per arrivare a quelli di tutto il mondo a cui aggiungere tutti gli uomini di buona volontà.
E i cattolici italiani, allineati e coperti sotto l’ombrello meloniano del noto trinomio ideologico conservatore e nazionalista “Dio, patria e famiglia”, dove sono? Si accontentano di credere alle panzane trumpiane anti-islamiche e filo-democratiche? Pensano che, come sempre, sia tutta colpa della sinistra non sufficientemente anti-Khameneista?
È proprio vero che «la differenza profonda tra gli uomini non è tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti» (Cardinale Carlo Maria Martini).
Ho cercato e continuerò a cercare, nel mio piccolo, di pensare alla guerra per capirne l’assurdità, che sta raggiungendo il massimo impensabile: ora però viene il tempo di costruire la pace da artigiani, compiendo gesti concreti, senza aspettare che i potenti si ravvedano, ma sperando che siano rovesciati dai troni.
Cherchez la femme? No, cherchez et démasquez les semeurs de guerre!
