In un Paese democratico serio il clamoroso risultato elettorale di midterm come quello statunitense comporterebbe inevitabilmente le dimissioni del Presidente e l’avvio di una riforma costituzionale. Dal momento che gli Usa non sono un più un Paese democratico (se mai lo sono stato…) e tanto meno un Paese serio, le elezioni, dopo la tempesta nel bicchiere parlamentare, troveranno la quiete nel water della Casa Bianca.
Il voto contrario a Trump non è frutto di un positivo ravvedimento valoriale né di una profonda riscossa delle coscienze democratiche, né di una razionale inversione di tendenza politica, ma di una mera e brutale reazione del portafoglio contro la “trumpflazione”, di uno schizofrenico avvertimento popolare rivolto alla follia presidenziale e di una clamorosa evidenziazione dell’assurdità istituzionale di un sistema sull’orlo del precipizio.
La più prevedibile delle involuzioni che si scatenerà consisterà nel conseguente atto di autodistruzione punitiva del tipo “muoia Sansone con tutti i Filistei”, in cui chi perde accetta di affondare pur di trascinare con sé gli avversari, in cui si verifica una chiusura ostinata e vendicativa, priva di compromessi, dove prevale la logica del “tanto tuoni che piova” o del “muoia chiunque pur di vincere/distruggere l’altro”.
Donald Trump rispedirà al mittente il messaggio e proseguirà imperterrito nella sua strategia di starnazzamento antidemocratico dal punto di vista dei diritti, antigiuridico sul piano internazionale, antieuropeo per quanto riguarda le alleanze, antitutto e favorevole a tutto.
Il partito democratico si perderà nelle nebbie istituzionali, tra rappresentanti, senatori e governatori, e nella confusione politica, tra opportunistico moderatume e velleitario sinistrismo, pensando a preparare (?) la prossima disfatta alle elezioni presidenziali del 2028. Arriverà qualche piatto di lenticchie dalla gastronomia trumpiana e sarà difficile resistere alla tentazione di una insana convivenza.
La guerra continuerà ad essere il pezzo forte di Trump: quando si sentirà più debole spingerà questo tasto osceno, quando riterrà di essere forte lascerà trasparire qualche illusionistica boutade pacifica. Tutto sarà giocato tra compagni di merende…
La società statunitense sarà sempre meno società e sempre più accozzaglia egoistica e nazionalistica. Gli Usa saranno sempre meno un riferimento-rifugio per i democratici stranieri perseguitati in patria e sempre più un riferimento-pattumiera per gli antidemocratici sparsi nel mondo. Così a livello degli Stati e di chi li governa, così a livello delle persone (s)governate.
D’altra parte non si può nel giro di due anni sposare la folle politica trumpiana per poi divorziare da essa senza alcun doloroso mea culpa; non si può gettare nel cesso ovale la democrazia per poi sbrigativamente riprenderla e ripulirla come se niente fosse.
La democrazia ha le sue tappe che non possono essere bellamente bruciate: purtroppo gli statunitensi hanno rotto un po’ tutto, mandando in malora il loro pur contraddittorio patrimonio socio-culturale. Ora sarebbe tempo di raccogliere i cocci e di pagare i danni arrecati. I cocci sono però del mondo che troverà il modo di far pagare i danni ai poveri della terra.
