Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, chiede «al governo una urgente convocazione ad horas delle associazioni d’autotrasporto, altrimenti dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il Paese». «La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese di trasporto che è sfociata in proteste spontanee in alcune aree del Paese, proteste che si stanno allargando in queste ore perché abbiamo notizia che altri trasportatori di altre aree, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, si stanno organizzando per fare blocchi stradali», spiega Russo, sottolineando che sono «proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria, il che rende il quadro ancora più inquietante perché significa che ci si sta muovendo nell’ambito della disperazione degli imprenditori».
Russo ha ricordato che c’è stato «un aumento di più di 50 centesimi al litro» dall’inizio della guerra a oggi, per cui «si porti avanti l’accordo» che è stato siglato col governo a maggio scorso. «Il governo renda disponibile delle risorse che sono state stanziate proprio per il caro carburante ma che ancora non sono arrivate, che mantenga fede all’impegno di prevedere ulteriori stanziamenti di risorse qualora il caro gasolio avesse continuato ad avere queste dinamiche di prezzo. Queste dinamiche di prezzo, purtroppo, ci sono e quindi il governo deve intervenire con ulteriori stanziamenti», conclude Russo.
Tuttavia il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato per martedì 27 ottobre, alle ore 16, presso la sede centrale del dicastero a Porta Pia, un incontro con le rappresentanze del settore dell’autotrasporto. All’incontro, comunica il Mit, saranno invitati a partecipare anche rappresentanti della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero dell’Economia e delle Finanze e del ministero delle Imprese e del Made in Italy. (“Avvenire” – Maurizio Carucci)
Una convocazione ad horas è una chiamata urgente per una riunione o un atto da svolgere nel giro di pochissime ore, senza rispettare i consueti termini di preavviso previsti dai regolamenti. La richiesta di Conftrasporto formulata il 15 ottobre 2026 aveva questa caratteristica di urgenza. Ebbene il governo ha risposto convocando una riunione per il 27 ottobre 2026. Passeranno 288 ore!
Non voglio infierire, ma mi sembra (quasi) una presa in giro per la categoria degli autotrasportatori e per quelle agricole e mercantili ad essa collegate per l’occasione e per i consumatori: sono a rischio infatti non solo le consegne di carburante ai distributori, ma anche le consegna dei prodotti agricoli, alimentari, etc. etc.
Capisco l’imbarazzo del governo anche se era prevedibile questa emergenza. Stando alle dichiarazioni del presidente di Conftrasporti non solo sarebbero necessarie ulteriori risorse a sostegno delle imprese, ma addirittura non sarebbero nemmeno arrivate a destinazione quelle già stanziate.
Capisco come l’andamento dei prezzi energetici esca in buona parte dalle volontà e possibilità del governo italiano, non so se la situazione italiana sia simile a quella degli altri Paesi europei e non solo europei: il casino energetico è uno dei tanti capolavori di Trump, ma anche la Ue ha le sue responsabilità e l’Italia pure.
Che stupisce però è la melina propagandistica della premier a suon di riforma elettorale, di passerelle interne ed internazionali, di penose “scorribande pirlamentari”, di europeismo d’accatto, di furbastre giravolte tra estremismi (vox) e centrismi (cdu), di trumpismo a corrente alternata, di terrore vannaccistico, di rincorsa ai record del menga e roba del genere.
Per quanto concerne la crisi energetica in senso stretto il governo si è limitato al ballo delle accise. La solita scusa della mancanza di fondi al riguardo tiene fino a mezzogiorno: un tempo per finanziare certi provvedimenti si faceva ricorso all’aumento del prezzo della benzina, oggi il discorso si è invertito e per evitare l’aumento del prezzo della benzina bisogna trovare adeguate e serie fonti di finanza pubblica.
Il governo pensa che i problemi reali della gente possano aspettare? Fino a quando?! Fino alle prossime elezioni? Non prima di maggio perché devono maturare i diritti pensionistici di parecchi parlamentari di primo pelo. Nel frattempo cosa succede? Un problematico aggiustamento dei conti pubblici e un tirare a campare.
Fossi il presidente della Repubblica non oserei a sciogliere le Camere ed indire immediatamente elezioni politiche, nominando nel frattempo un nuovo governo di amministrazione ordinaria. Meglio una buona e corretta amministrazione ordinaria di una cattiva e scorretta amministrazione di straordinaria propaganda elettorale. Forse è ora che la politica, dal momento che non è in grado nel modo più assoluto di volare alto, stia coi piedi per terra e si limiti ad evitare ulteriori casini, affrontando quelli già in essere.
