La brezza socialdemocratica

La Spagna viene considerata uno degli ultimi baluardi progressisti in Europa. Come cambieranno gli equilibri europei, se la sinistra perderà?
La questione è centrale. Le elezioni spagnole riguarderanno molto anche l’Europa perché contribuiranno a determinare l’orientamento politico futuro del blocco comunitario. L’ipotesi di una sostituzione del governo Sanchez con uno di destra farebbe uscire dallo scenario quello che è forse l’ultimo rappresentante dei governi socialdemocratici europei (a parte la Danimarca). Questo rafforzerebbe una tendenza già presente: la sostituzione alla guida dell’Unione della tradizionale alleanza tra cristianodemocratici, socialdemocratici e liberali con una nuova alleanza tra le destre tradizionali e i nuovi partiti delle destre radicali. I nuovi equilibri si chiariranno anche alla luce di altre due elezioni: in Italia e in Francia. (“Avvenire” – Chiara Vitali- Intervista al professor Oriol Bartomeus, politologo all’Università Autonoma di Barcellona)

Speriamo che Pedro Sanchez non sia l’ultimo dei Mohicani, ma il primo suscitatore, pur con tutti i limiti e difetti, di una certa rinascita della socialdemocrazia europea. In lui vedo in nuce due caratteristiche fondamentali: l’autonomia rispetto agli Usa e alla Nato e la sensibilità verso i problemi sociali. Su queste basi la sinistra europea potrebbe risvegliarsi e rilanciare un nuovo welfare e una nuova Unione Europea. Dovesse cadere anche l’avamposto spagnolo sarebbero seri guai. Ho molta meno fiducia nelle forze di sinistra francesi ed italiane, che potrebbero tuttavia trovare linfa vitale nell’esperienza politica spagnola.

Rimane aperto il discorso del legame con le istanze popolari, che stanno assumendo una portata clamorosa ed emblematica sia in Spagna che in Francia. Riuscirà Sanchez ha instaurare un seppur minimo collegamento con la piazza contestatrice? Sarà una gara durissima, ma indispensabile, senza la quale la politica di sinistra continuerà a respirare con un solo polmone, vale a dire quello dell’establishment. Occorre coraggio, umiltà e pazienza per riscoprire fondamenta culturali e ricostruire legami sociali, lasciandosi contestare al fine di recuperare la credibilità in gran parte perduta.

Sanchez ha provato ad alzare la testa a livello internazionale prendendo le distanze dal bellicismo occidentale, ha provato a rispondere, seppure frettolosamente, alle istanze della gente: non è bastato per rimanere al governo. Forse è meglio una crisi responsabile piuttosto che una permanenza irresponsabile. La gente capirà?

In Italia il governo di centro-destra punta al consolidamento del primato della sua durata, è in profonda crisi a tutti i livelli e in tutti i sensi, ma resiste, anche perché la gente non trova risposte politiche alternative e non ha nemmeno il coraggio di scendere in piazza.

Il vento a livello mondiale ed europeo spinge a destra, bisogna andare contro vento: non è facile, ma necessario… Speriamo che all’urlo del vento impetuoso della reazione possa almeno rispondere il sussurro della brezza leggera della socialdemocrazia e che la gente sappia riconoscere dove sta la difficile spes del miglioramento contro la facile spem dell’immutabilità.