I cattolici non sono del mondo, ma nel mondo per contestarlo

Sono molte, anche se tutte da scoprire e analizzare, le analogie fra le proteste dilaganti in Francia e in Spagna sui temi della scuola e della casa – che si allargano inevitabilmente ad altre problematiche sociali e che trovano cause ed effetti nel bellicismo imperante, che, al di là degli inaccettabili aspetti etici, assorbe col riarmo colossali risorse distraendole dalle finalità sociali – e l’epocale contestazione del sessantotto.

Mi sono chiesto provocatoriamente perché il mondo giovanile cattolico, stando alle prime evidenze, non sia parte integrante di questi movimenti di contestazione. Occorre al riguardo andare indietro nella storia e riprendere, seppure sinteticamente, i legami esistenti tra il vasto movimento di contestazione politica, sociale e culturale sviluppatosi a livello globale intorno all’anno 1968 e i fermenti esistenti nel mondo cattolico di quel periodo.

Il rapporto tra i cattolici e il Sessantotto è stato complesso, plurale e segnato da una forte spinta al rinnovamento a ridosso della conclusione del Concilio Vaticano II (dicembre 1965). Non è esistito un unico “Sessantotto cattolico”, ma un intreccio profondo tra la contestazione generale e l’impegno di credenti e associazioni.

I nodi principali dell’esperienza cattolica nel ’68

  • L’avanguardia giovanile: In molti contesti europei e italiani, i movimenti giovanili e studenteschi cattolici (provenienti dall’associazionismo e dalle università cattoliche) hanno anticipato o affiancato la protesta, animati da un desiderio di autenticità e da tensioni antiborghesi.
  • L’occupazione dell’Università Cattolica: Un momento simbolo in Italia avvenne il 14 novembre 1968, quando gli studenti occuparono l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano per protestare contro l’aumento delle tasse universitarie.
  • Il dissenso cattolico: Una parte del mondo cattolico diede vita a esperienze di “dissenso”, criticando l’autoritarismo della Chiesa istituzionale ma cercando al tempo stesso una “rivolta dello spirito” e un’utopia di giustizia sociale diversa sia dal capitalismo sia dal comunismo sovietico.
  • La nascita di nuove comunità: Gli anni del post-Concilio e del ’68 videro la nascita o lo sviluppo di numerose realtà associative e comunitarie ancora oggi attive, come la Comunità di Sant’Egidio, Comunione e Liberazione, la Comunità Papa Giovanni XXIII, la Comunità di Capodarco e la Comunità di Bose.
  • Il rapporto con i vertici ecclesiastici: La Chiesa ufficiale — guidata da Paolo VI — visse una fase di acuta crisi ma anche di profondo ripensamento, confrontandosi con la contestazione sia interna (preti ribelli, gruppi di base) sia esterna.]
  • Preti operai: sono sacerdoti cattolici che scelgono di svolgere un lavoro manuale in fabbrica o nei cantieri per condividere la vita, la fatica e le lotte della classe lavoratrice. Il legame tra i preti operai e il Sessantotto in Italia rappresenta uno degli incroci più intensi tra il rinnovamento religioso e la contestazione sociale del Novecento. Sebbene il fenomeno dei preti in fabbrica fosse nato in Francia nel secondo dopoguerra, è con l’esplosione dei movimenti studenteschi e operai della fine degli anni Sessanta che questa esperienza assume in Italia una forte valenza politica e profetica.

(dalla funzione di Ricerca Google che usa l’intelligenza artificiale generativa per creare riassunti automatici)

I motivi di questa discrasia catto-storica tra il sessantotto e i giorni nostri possono essere individuati in due ragioni fondamentali: l’evoluzione della Chiesa e l’involuzione dei cattolici.

La Chiesa, mentre nella sua dimensione strutturale (leggi curia romana e gerarchia a livello centrale) è rimasta piuttosto ferma e abbarbicata ai principi, a livello comunitario ha fatto passi da gigante anche grazie alla spinta propulsiva impressa dai Papi: basti pensare, facendo riferimento agli ultimi papati – che per la verità hanno ripreso le geniali aperture di Giovanni XXIII e le sofferte intuizioni di Paolo VI  – all’apertura al mondo di Giovanni Paolo II, agli squarci culturali e teologici di Benedetto XVI e soprattutto al bagno sociale di Francesco.

«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io sono vecchio e malato e dipendo dall’aiuto degli altri: le persone buone intorno a me mi fanno sentire l’amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è amore. Io ho ancora una domanda per te: che cosa puoi fare tu per la Chiesa?» (Cardinale Carlo Maria Martini, appello prima della morte).

Rispetto alla impietosa ma benefica analisi del cardinal Martini, qualcosa si è mosso al punto che la Chiesa è diventata riferimento imprescindibile per gli aneliti alla pace e per le lotte finalizzate alla giustizia e non è più oggetto di contestazione globale nonostante gli scandali sessuali della pedofilia e finanziari del Vaticano. Quindi la Chiesa, a torto o ragione, non è più nel mirino della protesta.

A fronte di questa evoluzione ecclesiale si è verificato lo strano fenomeno del ripiegamento dei cattolici sulle proprie, pur significative e fruttuose, esperienze di preghiera, di volontariato e di impegno nel movimento pacifista, ai margini di una forte e necessaria sensibilità politica: i cattolici sono cioè orientati a seguire loro percorsi senza integrarsi negli scenari mondiali quasi con la paura di venirne contaminati. Manca cioè nei cattolici l’animus politico: ci si sta dimenticando come la politica sia la forma più alta di carità.

Nelle scuole, nelle università, nei comitati di quartiere, nei sindacati e, a maggior ragione nei partiti, si nota l’assenza dei cattolici organizzati e del loro specifico contributo. La paura dell’integralismo da una parte e il pericolo della fagocitazione dall’altra, hanno isolato i cattolici e privato la società di un enorme patrimonio ideale.

Non so se l’attuale pressante e provocatoria esplosione di protesta, che probabilmente si allargherà in senso geografico e sociale potrà risvegliare anche nei cattolici il senso di essere testimoni nel mondo e nelle sue ansie di giustizia e pace pur rimanendo estranei alle logiche mondane.