“Organizzeremo i disertori”. Il discorso di Virginia Libero, leader dei Giovani Democratici, rimbalza dal palco della Festa dell’Unità ai social e diventa un tema politico. Le posizioni espresse dalla 28enne accendono il dibattito per il messaggio che ruota soprattutto attorno al tema della guerra e della posizione dell’Italia in politica estera. In sostanza, uno degli argomenti centrali per il campo largo che – tra Pd e M5S – cerca una linea comune. “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori”, dice Libero nell’intervento. “Perché per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra, significa dare a tutti un salario dignitoso, garantire cure. Significa che nessuno nel nostro paese deve sentirsi solo, al punto da perdere ogni singola speranza. Per arrivare a tutto questo, ci servono scelte politiche coraggiose da fare. E la sinistra questo coraggio ce lo deve avere. (Redazione Adnkronos)
Era ora! A Virginia Libero va tutta la mia comprensione e solidarietà. Non si lasci condizionare dai moderati del cavolo, dai pragmatici del piffero, dai centristi dei miei stivali, dai correntomani impenitenti che se la vorranno accaparrare e nemmeno dai pacifisti di mero disturbo che la useranno tatticamente per cantare al PD un opportunistico “fatti più in là”. Temo poi che i giovani portatori di sacrosante istanze radicali possano pensare: “Uniti sì, ma contro il PD!”. Virginia Libero si potrebbe cioè trovare schiacciata tra la reazione del suo partito che tenderà a relegarla nell’asilo infantile della politica, quella dei campolarghisti che cercheranno di strumentalizzarla a danno del PD e quella delle giovani generazioni che la riterranno magari una quinta colonna della sinistra invischiata negli equilibri di potere.
È difficile portare avanti battaglie spregiudicate dall’interno del sistema dei partiti. Nella mia militanza politica mi ci sono duramente e ripetutamente impegnato e apparentemente non ce l’ho fatta. Questo non significa che non ci si debba provare, partendo dai grandi valori di cui la pace è sintesi e Virginia Libero lo ha capito perfettamente.
Mi rammarico di essere vecchio per non poter aderire ad azioni impegnative sul campo, anche se il pericolo del giovanilismo è sempre dietro l’angolo. Mi limito a valutare la questione con grande interesse e partecipazione socio-culturale.
Ho trovato i Punti Chiave del Caso esposti su internet, un po’ tropo schematicamente e semplicisticamente (Schlein contro il resto del PD), con particolare riferimento al pensiero critico di Massimo Cacciari, uomo fuori dalla mischia che però ama immischiarsi:
- Il discorso di Virginia Libero: Dal palco della Festa dell’Unità (Reggio Emilia), la 28enne leader dei Giovani Dem ha espresso posizioni pacifiste contro il coinvolgimento in conflitti armati e l’aumento dei fondi per gli armamenti.
- Le reazioni nel PD e nei media: L’uscita sui “disertori” ha spaccato il partito tra l’ala vicina a Elly Schlein e i riformisti critici (come Giorgio Gori), suscitando polemiche e ampie discussioni nei talk show.
- L’analisi di Massimo Cacciari: Il filosofo è intervenuto più volte nel dibattito pubblico e televisivo analizzando la crisi e le divisioni della sinistra, commentando le posizioni sul riarmo europeo e il ruolo dei giovani dem in un contesto di forte polarizzazione mediatica e politica. Ha inserito le tensioni e le uscite della base giovanile e del centrosinistra nella più ampia crisi d’identità e di sintesi della sinistra italiana, spesso incapace di trovare una linea comune e coesa su temi cruciali come la geopolitica e la difesa.
Cacciari, intervistato da Luca Sommi su TV Nove, ha inserito la protesta di Virginia Libero nella necessità di una svolta radicale, fatta di verità e non di propaganda, nella politica di sinistra, che deve smettere di illudersi e illudere con una pura moderazione della destra, vocandosi a sconfitta perenne. Rivolto amichevolmente e incisivamente alla leader dei giovani democratici ha detto: “Sappi che lo Stato, ad un certo punto ti prende e ti manda a morire, quindi a maggior ragione hai ragione di incazzarti: guai a proseguire la politica estera che sta facendo l’Europa, perché ad un certo punto puoi arrivare a quel punto…e non c’è niente da fare e ti mandano a morire…”.
Temo che tutto e tutti rientrino nei ranghi, devitalizzando il dente pacifista su cui batte la lingua giovanile usando l’anestesia delle “armi difensive e democratiche”, sciogliendo inni e canti al dettato costituzionale salvo collocarlo in una sorta di pantheon delle buone intenzioni.
Resta valido comunque quanto affermava saggiamente mio padre. Ogni volta che sentiva notizie sullo scoppio di qualche focolaio di guerra reagiva auspicando una obiezione di coscienza totalizzante: «Mo s’ pól där ch’a gh’sia ancòrra quälchidón ch’a pärla äd fär dil guèri?».
