Riarmo ognun per sé: spese nazionali a 454 miliardi. E ancora latita il coordinamento fra gli Stati europei. Molta difesa ma per nulla, o quasi, comune. Nel 2025 la spesa militare aggregata degli Stati membri ha sfiorato i 418 miliardi di euro (417,623 per la precisione, di cui 134 in investimenti), pari al 2,2% del Pil dell’Unione. Un incremento del 22% rispetto al 2024, quando il totale delle spese aveva raggiunto i 343 miliardi. La proiezione per il 2026 è di 454 miliardi (il 2,4% del Pil), mentre entro il 2029 la spesa totale potrebbe arrivare a 547 miliardi. Per quanto riguarda l’Italia, la spesa complessiva è stata di 45 miliardi, pari al 2% del Pil, circa 770 euro pro capite. La Germania, tra gli Stati più solerti nella spesa in armamenti, è a quota 107 miliardi (1.279 euro pro capite). Si tratta di una crescita senza precedenti, agevolata dalle risorse dei fondi Safe (prestiti agevolati garantiti dall’Unione).
Tuttavia restano delle incognite. Tra queste, la principale è la frammentazione: gli acquisti congiunti rappresentano solo il 24% degli investimenti totali e la quota è distribuita in modo disomogeneo tra Stati membri e aree di capacità. Con il rischio di sviluppare capacità che evolvono secondo traiettorie diverse, anziché costruire progressivamente un sistema europeo più integrato. Senza contare che l’aumento della spesa non si sta ancora traducendo proporzionalmente in capacità operativa.
Ovviamente il tema mette in moto la polemica politica, con il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che tira le somme: «L’aumento delle spese militari non determina più sicurezza, ma va a discapito dei necessari investimenti in salari, sanità, istruzione, nuove politiche industriali ed occupazionali e mette in discussione, in Italia e in Europa, la tenuta del nostro modello sociale». Parole simili a quelle dell’eurodeputato M5S Gaetano Pedullà, che cita direttamente il rapporto: «Il boom delle spese per il riarmo, così come confermato dall’Eda, indica chiaramente la direzione intrapresa dai governi nazionali sotto la regia europea: per le lobby delle armi tanti assegni in bianco, per i cittadini solo le briciole. Siamo alla follia più totale». Nessuna reazione dalla maggioranza né dal principale partito di opposizione, il Pd, al cui interno il tema delle armi resta motivo di dissidi e distinguo. (“Avvenire” – Matteo Marcelli)
Andiamo pure avanti così… Possibile che a livello europeo venga avanti questa inesorabile e irreversibile deriva? Possibile che l’Ucraina sia diventata la foglia di fico antirussa per giustificare il dissennato, generalizzato e irrazionale riarmo dell’Europa? Non accetto la sbrigativa assimilazione a filo-putiniano di chi osa alzare un ditino e gridare che l’Europa è militarmente vestita e socialmente nuda. Possibile che ci sia ancora chi crede e vuole farci credere alla panzana secondo la quale l’equilibrio fondato sulle armi servirebbe a creare i presupposti per una convivenza pacifica? Possibile che la sinistra giochi al dissidio interno su questo tema?
È pur vero che la sinistra purtroppo non ha mai avuto nel suo patrimonio etico-culturale il pacifismo, visto come ingenuo sogno da lasciare a chi non capisce niente di politica, ma sarebbe ora di svegliarsi dal sogno (questo è tale!) del pragmatismo del “si vis pacem para bellum” e di mettere in discussione anche la nostra pelosa, tardiva e apparentemente intoccabile lotta per l’Ucraina.
A proposito di Ucraina, senza considerare la preventiva inerzia europea nell’annosa crisi del teatro russo-ucraino, è molto interessante leggere le dichiarazioni rese dal Premio Nobel per la Pace Oleksandra Matviichuk, avvocata ucraina attivista per i diritti umani, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta di Parma: «Quando iniziò l’invasione su vasta scala, i Paesi europei dissero: aiutiamo l’Ucraina a resistere. E iniziammo a ricevere armi per contenere l’avanzata dell’esercito russo. Vennero introdotte vere sanzioni Ue contro l’economia russa. E ne siamo molto grati, perché questo ci ha aiutato a sopravvivere. Ma spiega anche perché l’Ucraina abbia atteso più di tre anni per ricevere aerei moderni a difesa dei nostri cieli dagli attacchi russi. Perché i beni russi congelati in Europa non siano ancora stati confiscati. Perché la flotta russa, in violazione delle sanzioni, navighi ancora lungo le coste dei Paesi europei continuando a trarre profitto da petrolio e gas, finanziando la macchina bellica russa. Perché troviamo ancora componenti di aziende occidentali nei droni russi, droni trasformati in un vero e proprio safari, che uccidono civili nelle nostre città. Il problema è che finora solo la Russia ha sempre agito in modo proattivo. La Russia commette atrocità in Cecenia, Georgia, Mali, Libia, Siria, presentandole come un fatto compiuto, come una nuova realtà, costringendo la comunità internazionale a farci i conti. Se ci limitiamo a reagire senza avere iniziativa propria , significa che stiamo giocando secondo le regole di Putin e l’Europa non vincerà mai secondo le regole di Putin
Come sostiene Massimo Cacciari, siamo sicuri e diamo per scontato che il contenzioso russo-ucraino sia una questione fra sistemi, fra autoritarismo, che si prende il diritto di invadere altri Paesi, e democrazia a rischio invasione? O non è forse una rivendicazione territoriale inerente la Crimea e le regioni russofone come il Donbass? Nel primo caso l’intervento armato sarebbe inevitabile, nel secondo caso si potrebbe, seppure con grosse difficoltà, trattare o meglio si sarebbe dovuto trattare da quel dì… L’Europa ha subito e continua a subire l’iniziativa putiniana (e trumpiana) e non riesce o non vuole impegnarsi in un costoso investimento diplomatico per la pace, preferendo appiattirsi su una paradossalmente comoda logica di guerra.
Siamo impantanati in una guerra ideologica, che probabilmente copre l’incapacità ad esprimere una diplomazia creativa e l’assetto bellico delle nostre economie fondate sullo sfruculiare delle armi. E allora, per tornare a ciò da cui siamo partiti, non rimane altro che spendere e spandere in una sedicente difesa, che riguarda gli interessi economici brutalmente parametrati alla guerra e non gli interessi sociali riguardanti le necessità esistenziali della gente.
La sinistra dovrebbe almeno provare a battere le problematiche, alternative e rivoluzionarie strade della pace, abbandonando i superati schemi da guerra fredda: la gente ha più paura della guerra che ci sovrasta o di Putin che ci tira a cimento?
Da una parte stiamo rispondendo all’invasione russa dell’Ucraina ed ai crimini di guerra usati come metodo fornendo armi al buio, dall’altra stiamo subendo l’invasione statunitense e israeliana dell’Iran senza condannare né condividere, dall’altra ancora rimaniamo in vergognoso ed omertoso silenzio davanti al genocidio dei palestinesi ad opera di Israele. Abbiamo sanzionato (?) la Russia, abbiamo pronunciato solo qualche timida parola contro il governo israeliano, non riusciamo a trovare un po’ d’autonomia rispetto alla volgare, strampalata e spregiudicata tattica trumpiana: uno strano modo di perseguire la pace, che non posso accettare da nessun punto di vista. Il partito democratico fa il pesce in barile e, se continua così, non riuscirò neppure a votarlo turandomi il naso e sperando in un governo dei disastri al ribasso.
