Da opposizione di comodo ad alternativa “sanguinosa”

Un colpo agli alleati e un colpo – anzi dieci – al Governo. È una Elly Schlein a tutto campo quella che apre la Direzione nazionale del Pd. Non risparmia nessuno. Né la premier Giorgia Meloni e nemmeno il leader pentastellato, Giuseppe Conte. E sbarra definitivamente la strada all’ipotesi di un federatore. Rivendica che il Pd ha «il doppio dei voti» delle altre forze del campo largo e ribadisce il sostegno all’Ucraina. Mentre all’esecutivo dice: «Avete fallito, andate a casa». (“Avvenire” – Giuseppe Muolo)

La segretaria piddina spazza via le diatribe tattiche (è cosa buona e giusta), ma non ha il coraggio di affrontare i nodi che dovrebbero trasformare una mera opposizione in una radicale alternativa (anche i dieci argomenti contro il governo restano le grida dell’opposizione).

La destra, più male che bene, rappresenta e interpreta il pragmatismo degli interessi, sintetizzandoli nella formula equivoca della sicurezza per i cittadini: è un soffio strumentale sul fuoco della paura.

La sinistra non può restare su questo piano, deve alzarsi di una spanna, puntando, costi quel che costi in termini di immediata rinuncia agli equilibri di potere, ad un discorso di radicale alternativa valoriale, che, gira e rigira, è sintetizzabile nel tema della pace declinato in tutte le sue conseguenze programmatiche.

Si va dalla scelta irrinunciabile e pregiudiziale della opzione diplomatica rispetto alle armi, della scelta dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti rispetto alla remigrazione imperante, della uguaglianza tradotta in coraggiosa e “sanguinosa” riforma fiscale, della giustizia sociale concretizzata in una vera politica occupazionale e in una risposta sanitaria ed educativa adeguata alle esigenze dei cittadini.

O la sinistra torna a questi discorsi o è destinata a perdere sostanzialmente la partita elettorale. Non so se questo sia un bagno ideologico: non si tratta di postulare la dittatura del proletariato, ma un’idea di società valorialmente diversa alla faccia dei moderati dei miei stivali. Non c’è niente da moderare, anzi c’è tutto da esagerare…a prescindere dalla ricerca-scappatoia di una inesistente leadership. Se manca un leader carismatico, non è un dramma, purché ci siano delle idee forti e trascinanti in cui riconoscersi come governanti e governati.

Certo servirebbe un san Francesco in versione Roberto Benigni: “Quando faceva le prediche erano milioni ad ascoltarlo, tutti lo stavano a sentire, le persone, gli animali, le piante, gli alberi, gli uccelli, i cani, i lupi, potrebbe essere stato un ottimo leader del Campo Largo, avrebbe messo d’accordo tutti senza primarie, sarebbe stato meraviglioso”.

Scherziamo coi fanti e lasciamo stare i santi, anche se vale la pena di ascoltare quanto mi riferisce il mio amico Pino: “Ieri ho incontrato un genuino pensatore che vive nel pensionato dei frati minori: parlavo con lui di politici santi come rimedio alla tragica situazione. Mi ha detto, lui che è mezzo credente non praticante, che la situazione è così tragica e compromessa che non bastano politici santi come una volta: ci può salvare solo un intervento diretto di Dio. Forse ha ragione… È un gran lettore di storia contemporanea, sa tutto sulle ultime guerre mondiali, ha poco più della terza media (era un operaio) e passa le sue giornate andando in biblioteca o seduto su una panchina in Cittadella, sempre solo, con nella sacca sempre un nuovo libro, un uomo onesto e molto originale…”.

Concludendo il discorso in senso profano, rischiamo di relegare l’elettore in una prospettiva di non-scelta tra due proposte analoghe che lasciano il tempo che trovano.  Quando l’elettore considera, pur in senso spregiativo, destra e sinistra sostanzialmente uguali, finisce col guardare a destra. Aiutiamolo senza costringerlo a votare per il rotto della cuffia.