La Prevosteuropa

Il richiamo alle radici cristiane dell’Europa è stato esplicito. La Francia fu però una delle nazioni che si opposero al riconoscimento ufficiale di quelle radici nella Costituzione europea.

La Convenzione che 25 anni fa discuteva della possibile Costituzione europea era presieduta da un ex presidente della Repubblica francese, Valéry Giscard d’Estaing, e si oppose, è vero. Penso che fu un errore, perché chiunque voglia accostarsi, come ha fatto il Papa a Metz, all’identità dell’Europa, al suo percorso storico, certamente può riconoscere influenze arabe in diversi periodi e un’importante presenza ebraica, però non vedere che nel formarsi dell’Europa le radici cristiane sono state fondamentali credo che sia ignorare la realtà. (“Avvenire” – Paolo Gentiloni, intervistato da Matteo Marcelli)

Stiamo bene attenti a non incensare strumentalmente e tatticamente papa Leone XIV. Mi sovviene al riguardo quanto diceva il cardinal Martini come di seguito riportato.

«Tutto ciò che è buono può essere oggetto di abuso, perfino l’Altissimo. Quando si conducono guerre d’aggressione in nome di Dio, quando il cristianesimo viene usato in modo populistico in campagna elettorale, sento suonare campanelli d’allarme. Il nostro cristianesimo si dimostra in primo luogo in buone azioni: nel giudizio universale Gesù ne offre esempi molto concreti: dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, visitare gli infermi e i carcerati, consolare gli afflitti, accogliere gli stranieri e accettare tutte le difficoltà che ne derivano, fino a sopportare di essere perseguitati. Sarebbe bello se gli altri potessero riconoscerci come cristiani da queste azioni. Viceversa, è ripugnante parlare di Dio e non essere fedeli alla sua caratteristica principale, la giustizia. Vedo in questa prospettiva anche la discussione sul fatto che la parola “Dio” debba figurare nella costituzione dell’Unione Europea. Se i governi riuscissero a giungere a questa professione, dovrebbero necessariamente rispettare l’ecumenismo, l’apertura ai musulmani e anche agli ebrei. Ci unisce la fede nel Dio unico e giusto. Se si parla di Dio, occorre farlo con serietà. Altrimenti è meglio non avere il suo nome sulle labbra» (card. Carlo Maria Martini da “Conversazioni notturne a Gerusalemme”)

Credo che la cartina di tornasole e la prova del nove della fedeltà europea alla visione cristiana stiano nel discorso del fermo ed inequivocabile rifiuto del riarmo e della sua perversa logica.

La prima cosa è sottolineare i principi della Dottrina sociale della Chiesa dove cerchiamo di non promuovere la violenza, l’odio, gli armamenti, i pericoli che ci sono nel mondo di oggi, anche da alcuni leader e Paesi che di nuovo iniziano a parlare di armi nucleari, di guerre che sono sempre più e più distruttive, soprattutto per la questione della vita umana. Continuare ad armare, a investire in questa tremenda industria militare che è già da molti decenni – dall’anno passato sono cinque anni – che continua a promuovere l‘investimento militare. Alcuni popoli stanno crescendo moltissimo con un’industria che promuove la guerra. Quando con queste migliaia di milioni di dollari, si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la casa, le situazioni di disoccupazione, ecc. Tutti stanno cercando una voce che possa offrire un altro cammino, che non è quello di investire più sulle armi che solo promuove più e più la tensione che potrebbe risultare nell’esplosione di un’altra guerra, di un altro conflitto. E vediamo che la violenza, che queste potenze cercano sempre di imporre con il potere, invece di dialogare e promuovere negoziazioni per le differenze che naturalmente possono esistere, andiamo sempre più e più vicino a una guerra, diverse guerre, a conflitti come ne vediamo mondo di oggi. Non è per essere politico o non politico, ma (serve) una voce che cerca di promuovere i valori della dignità umana, dell’importanza della vita, della possibilità di spendere più sulla salute e l’educazione e meno sulle armi. Credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli in Russia e in Ucraina e in altri Paesi, a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno più senso. In quest’ottica, la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno, a volte sembra che può sembrare inutile, ma continuiamo a parlare, continuiamo a invitare, continuiamo ad annunciare il Vangelo. (papa Leone XIV – conferenza stampa durante il volo tra Metz e Roma)

Torno alla politica a livello delle istituzioni europee tramite le parole di un autorevole (?) ed esperto già citato personaggio.

Leone ha parlato in modo netto anche della «illusione del riarmo». Come si concilia questa affermazione con il piano di riarmo europeo in atto?

Il Papa ha ribadito la posizione della Chiesa contro il riarmo, chiarendo che l’alternativa non può essere un «ingenuo irenismo». Io sono a favore di una difesa comune europea. È necessaria, visto il disimpegno americano, ma se verrà messa nei termini di semplice riarmo di singoli Paesi non servirà a molto. (ancora “Avvenire” – Paolo Gentiloni, intervistato da Matteo Marcelli)

Non so se pretendo troppo dalla politica, ma mi sembra poco rispetto all’imperativo prevostiano. Molto pragmatismo difensivo e poca fantasia pacifica, troppa enfasi sulla difesa comune e poco entusiasmo sulla diplomazia creativa, troppo senno del poi contro le aggressioni e poco impegno del prima per prevenirle.