In riva allo Stretto, esulta il governatore della Regione Roberto Occhiuto, insieme a una pattuglia di parlamentari giunti dalla Capitale (fra cui Stefania Craxi e il senatore, e presidente della Lazio, Claudio Lotito) impegnatisi in prima persona. «Cucù, cucù, Vannacci non c’è più», cantano a sera i sostenitori azzurri. Nell’euforia generale, non manca qualche stoccata all’avversario Roberto Vannacci, che in campagna elettorale non aveva risparmiato frecciate: «Il centrodestra non ha paura di generali che non sanno nulla di politica e che cercano solo di soffiare sul fuoco, alimentando le insicurezze e le paure – incalza proprio Occhiuto -. Vannacci voleva la sua Sassonia? A Reggio ha preso sassate elettorali». Un refrain, quello che accosta FnV all’Afd tedesca, intonato anche da altri esponenti azzurri. (“Avvenire” – Vincenzo R. Spagnolo)
Il centro-destra sembra tirare un sospiro di sollievo con l’esito dell’elezione suppletiva di Reggio Calabria. Pirandellianamente sembra aver trionfato il candidato del centro destra classico con oltre il 50% dei voti, ma anche Futuro nazionale ha di che essere soddisfatto con l’11% dei voti. Se rapportiamo queste percentuali a quella dei votanti, il 22% degli aventi diritto, tutto si ridimensiona, ma chi si contenta gode.
Meloni canta “Bollo ciao, bollo ciao”, i forzitalioti gridano “Cucù, cucù, Vannacci non c’è più”, la Lega si prepara a celebrare un congresso farsa filo-salviniano, il campo largo si rifugia in una sorta di “Aventino gufante”: la maggioranza vacilla sotto i colpi vannacciani e potrebbe crollare miseramente; come subordinata, se sarà costretta a scendere a patti per sopravvivere, si spera che una parte dei voti moderati possa virare sull’astensionismo e/o sul centro renziano.
Questa è lo scenario delle prossime elezioni politiche. Altro che nostalgia dei partiti della cosiddetta prima repubblica…li andrei letteralmente a riprendere in ginocchio. Siamo allo sfascismo totale? È pur vero che se l’Italia politica piange, la Germania non ride. Vuoi vedere che la storia si interrogherà se il primato ideologico del fascismo risorgente debba andare a Vannacci o a Tino Chrupalla?
Preferisco pormi un altro ben più realistico e significativo dubbio: Giorgia Meloni o Ursula von der Leyen? Questo è il dilemma che turba i miei sonni. Una vocina viene in mio soccorso: se non è zuppa è pan bagnato!
