La sicurezza inizia dalla giustizia sociale

Una cosa che si sta verificando ci deve fare riflettere: il divario fra ricchi e poveri che sta aumentando. In parte è mitigato dal grande cuore di Parma, dall’attività della Caritas, dalla mensa di Padre Lino e di numerose associazioni, ma su questo bisogna lavorare, perché più aumenta il disagio più, inevitabilmente, aumenta la criminalità sul territorio. (Gazzetta di Parma – intervista rilasciata al direttore Claudio Rinaldi dal colonnello dei carabinieri Andrea Pagliaro)

Ho letto, con grande interesse culturale e notevole soddisfazione istituzionale, questa coraggiosa affermazione fatta dal colonnello dei carabinieri Andrea Pagliaro, che lascia il comando provinciale di Parma per andare a Roma, dove dirigerà l’Ufficio logistico del Comando generale.

In poche parole ha messo in discussione che la sicurezza sia soltanto una variabile dipendente dall’efficienza delle forze dell’ordine, dalla severità delle pene per i criminali, dalla presenza degli immigrati clandestini: la narrazione che va per la maggiore a livello governativo e dei partiti che hanno fatto della sicurezza dei cittadini il totem politico e l’argomento fondamentale per ottenere il consenso a livello elettorale.

L’invito alla riflessione proveniente da una fonte autorevole e competente cambia il taglio sbrigativo con cui si affronta questo delicato argomento, beffeggiando spesso chi tenta di contestualizzarlo nel discorso della giustizia sociale. È buonista chi osa far presente che la delinquenza e la criminalità dipendono anche e soprattutto da come è impostata, strutturata e gestita la società.

I cittadini hanno diritto a vivere serenamente, ma ciò non dipende dal pugno di ferro del legislatore, delle forze dell’ordine, dei magistrati, dei carcerieri, dalla filiera punitiva, ma anche da chi a tutti i livelli deve migliorare gli assetti societari per quanto riguarda la giustizia sociale, l’educazione scolastica, le possibilità e le condizioni di lavoro, l’equità fiscale, etc. etc.

Non si può infatti pensare che il carcere sia lo strumento fondamentale per combattere la delinquenza e rasserenare quanti vivono furi dal carcere. Se chi scomoda la sociologia è considerato buonista, chi brandisce il codice penale a furor di popolo è cattivista. Se il dibattito si chiude in questo manicheismo da strapazzo, non ci sto o meglio mi schiero, se è necessario, dalla parte dei buonisti, perché sono sicuro che, anche socialmente parlando, è meglio prevenire che combattere e che la giustizia penale viene dopo quella sociale.