Pressapochismo razzista o razzismo pressapochista

Il governo guidato da Giorgia Meloni sta definendo un decreto-legge volto a introdurre un tetto massimo del 30% per gli studenti stranieri in ogni classe, con l’obiettivo dichiarato di evitare la formazione di quelle che la maggioranza definisce “classi ghetto”. Secondo l’agenzia ANSA e le dichiarazioni dei membri del governo, la misura serve a garantire che la popolazione scolastica straniera non si isoli, favorendo contesti in cui sia possibile una reale e inclusiva integrazione basata sulla conoscenza della lingua italiana.

Sarò prevenuto contro l’attuale governo, ma questa disposizione non mi convince affatto: i ghetti non si evitano predicando bene e razzolando male. Innanzitutto non credo che il pericolo dei ghetti si possa evitare imponendo dei limiti alla presenza in classe degli studenti stranieri. Se i ghetti si formano è perché le famiglie dei bambini bianchi e ricchi scappano verso scuole chic, lasciando alle famiglie dei ragazzi neri e poveri le scuole di periferia sociale.

In secondo luogo non vedo come possa essere raggiunto l’obiettivo previsto dalla legge del 30% se non ledendo i diritti di scelta scolastica delle famiglie, spostando i bambini come bussolotti da assortire al meglio.

Due gaffe che si sovrappongono: una etica e una organizzativa. Alla discriminazione razziale malcelata da volontà anti-ghetto si aggiunge un consolidato pressapochismo etico ed organizzativo. Le reazioni non si sono fatte attendere.

La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – ‘è aperta a tutti’: così dispone l’art. 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”. Queste le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, presso l’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, costruito nella frazione di San Cipriano dopo che il sisma aveva distrutto lo storico plesso Romolo Capranica.

 

Sono intervenuti anche la Chiesa cattolica e gli operatori impegnati nel mondo della scuola, come puntualmente registrato dal quotidiano “Avvenire”.

 

Un ruolo decisivo viene svolto dalla scuola che il cardinale Zuppi definisce «un cantiere decisivo del nostro futuro comune» e una comunità a «generare fiducia, passione e responsabilità». Una sfida è quella delle «disuguaglianze educative». «Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace», sottolinea il cardinale arcivescovo di Bologna mentre una parte della politica propone classi separate o “contingentamenti” in base alla nazionalità.

 

«A Milano il rischio delle “classi ghetto” esiste. Ma è un problema che nasce più dalla “fuga dei bianchi” più ricchi, che lasciano le scuole di periferia sole e povere», spiega Marta Berti, responsabile del progetto SCooP, che opera contro la segregazione scolastica.

 

Ma la propaganda non finisce con le classi ghetto, prosegue col divieto di burqa e niqab in classe, aggiunto al decreto-legge proposto da Meloni (la ciliegina sulla torta): le perplessità di chi opera nelle scuole al momento sono poche. Il velo integrale, secondo una rilevazione di Tecnica della scuola, è indossato da una studentessa su 660 in Italia. Il problema non esiste e serve soltanto a lisciare il pelo a salviniani e vannacciani.

In teoria mancherebbe un anno alle prossime elezioni politiche. Saremo costretti per un anno ad assistere a queste vergognose manfrine propagandistiche? Molto meglio andare al voto subito: il caos programmatico che regna negli schieramenti politici sta compromettendo ulteriormente la situazione del Paese.

La scadenza naturale della XIX legislatura è fissata per il 13 ottobre 2027, ma l’orizzonte politico è legato al 14 aprile 2027, data in cui i parlamentari al primo mandato matureranno il diritto alla pensione. Fino alla prossima primavera inoltrata non andremo quindi al voto, eventuali imboscate parlamentari sono rinviate. Tutto il mal non vien per nuocere: l’egoistica soddisfazione dei parlamentari consentirebbe almeno di accorciare il tratto finale di una legislatura da dimenticare.