L’Italia partecipa alla Baltic Air Policing (Bap), un’attività di monitoraggio dei cieli dei Paesi Baltici compiuta dalla Nato. La Bap è attiva dal 2004 e, spiega il ministero della Difesa italiano, ha «lo scopo di dimostrare la determinazione collettiva degli Alleati nel mantenere una postura di natura difensiva, solida e compatta, a deterrenza di potenziali minacce alla sicurezza dell’area regionale di competenza». Il centro di comando è a Uedem, in Germania, a sua volta sotto la supervisione della base di Ramstein, sempre in Germania. Dal 31 luglio, con la task force Baltic Thunder III, l’Italia ha poi preso la guida della missione. Per quattro mesi, proprio dalla base aerea di Šiauliai, l’Aeronautica Militare si è impegnata a garantire la sorveglianza dello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Lituania. Questo perché i tre Paesi baltici non sono in grado di garantire da sé la sorveglianza e la difesa del proprio spazio aereo, che rappresenta peraltro parte del fianco Est della Nato. Dal 2026, l’impegno è aumentato: l’Air Policing è diventato una vera e propria Air Defence, in risposta alle crescenti minacce percepite dalla Russia.
L’Italia è peraltro la prima “contribuente” alla Bap, in quanto dal 2015 conta 10 dispiegamenti: oltre ai decolli rapidi in caso di pericolo (gli scramble), si occupa anche dell’addestramento degli equipaggi, mantenendoli così pronti all’azione rapida. Oltre ai Baltici, gli aerei militari italiani sono impegnati anche a difendere lo spazio Nato in Islanda, Romania, Bulgaria, Polonia, Albania, Slovenia e Montenegro.
E perché in Arabia
Da marzo di quest’anno, la Difesa italiana ha schierato anche l’Aeronautica Militare a Tàif (Task Force Air Arabia). La base si trova a circa 70 chilometri dalla Mecca, città santa per i musulmani: l’impegno italiano in questo caso serve ad aiutare Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Riad in particolare è tra i nostri principali fornitori di petrolio. Pensata in ottica anti-Iran, negli ultimi giorni la base è stata più volte al centro di allarmi e attacchi legati alla nuova escalation tra Arabia Saudita e Houthi, movimento sciita filo-iraniano che agisce in Yemen. Sulla base sono presenti quattro caccia Eurofighter italiani, coordinati da un sistema di analisi dati gestito dall’Intelligenza artificiale (Gulfstream Caew). Il contingente italiano nell’area è costituito invece da 400 militari dell’Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Secondo alcuni quotidiani (Il Giornale e Repubblica) in Arabia l’Italia schiererebbe anche una batteria Samp-T, progettata per abbattere i missili balistici fino a 150 chilometri.
L’impegno nel mar Rosso
L’Italia è anche impegnata con la sua marina militare anche nella missione Aspides (Scudi in greco) istituita dall’Unione europea per garantire la libera navigazione tra mar Rosso, golfo di Aden e golfo Persico. Giovedì, il ministro Crosetto ha spiegato che l’Italia è pronta a decidere autonomamente di scortare i mercantili del nostro Paese nello stretto di Bab el-Mandeb (in Mar Rosso), di nuovo nel mirino delle milizie yemenite Houthi. Tutto questo, ha proseguito Crosetto, d’accordo con il capo di Stato maggiore e senza «aspettare che sia Aspides a stabilire se le navi possono passare o meno». L’Italia è l’unico Paese assieme alla Grecia ad aver impiegato una propria fregata (la Bergamini) nella missione: attualmente è ferma nel porto di Gibuti mentre una decina i mercantili con bandiera o armatore italiano chiedono la scorta per poter passare da Bab el Mandeb, come del resto fanno dall’inizio dell’estate oltre 1.200 navi al mese (+28% rispetto all’estate 2025 ma con volumi di traffico inferiori del 39% rispetto ai livelli precrisi). Senza la bandiera Ue di Aspides, la fregata italiana potrebbe così sfilarsi temporaneamente da ogni direttiva. (“Avvenire” – Gianluca Carini)
Al termine della lettura di questo articolo devo ammettere di non averci capito niente. Non m’intendo di questioni militari, sono allergico ai teatri bellici, ma vorrei avere la certezza che l’Italia non stia correndo il rischio di essere coinvolta nella guerra a pezzi. Ho soltanto l’impressione che si stia scherzando col fuoco: è un attimo finire nella bolgia bellica pur con tutti i distinguo diplomatici e geopolitici.
Non mi sento tranquillo nonostante le rassicurazioni governative. Innanzitutto occorrerebbe fare un po’ di chiarezza nelle sedi istituzionali competenti, in particolare mi permetto di fidarmi soltanto del Presidente Mattarella e quindi desidererei che fosse lui a rassicurare gli italiani.
Capisco che esistano i segreti militari, la ragion di Stato, lo spionaggio a livello internazionale, le alleanze da onorare, però alla fine dei conti mi pongo una domanda: l’Italia si sta muovendo nel solco del dettato costituzionale o sta aggirandolo per inconfessabili motivi?
Da cittadino italiano credo di avere diritto a risposte precise: non mi bastano le “pesciolate” in barile di Crosetto e Tajani. A livello mediorientale la politica estera italiana si è sempre distinta per sano pragmatismo incarnato dai partiti al governo nella prima repubblica e ciò fino ad ora ci ha risparmiato seri guai terroristici. Il recente segnale distensivo degli Houthi all’Italia credo ne sia la riprova. È ancora così o ci stiamo impegolando nel labirinto più totale?
La situazione è di una delicatezza estrema e temo che il governo italiano possa comportarsi come l’elefante nel negozio di cristalleria: vedo troppi personaggi inadeguati, inesperti e inaffidabili. Sul terreno bellico non si scherza, mentre forse troppa gente ci sta scherzando sopra. Non mi fido delle Forze Armate, non mi fido del Governo, non mi fido nemmeno del Parlamento: ho fiducia in Mattarella! Occorrerebbe che dicesse almeno di avere la situazione sotto controllo e che lo dimostrasse nei fatti. Chiedo troppo?
