Un po’ di Lauro, un po’ di Trump

Quali sono “i casi straordinari di necessità e urgenza”, previsti dalla Costituzione all’articolo 77, che giustificano l’adozione di un decreto legge sul bollo auto, quello varato mercoledì dal Governo? Il provvedimento prevede per il 2027 l’esenzione dalla tassa di circolazione per le autovetture fino a 80 kW e per tutti i motocicli, con il limite di un solo veicolo per contribuente. È difficile non leggere soprattutto in chiave di comunicazione politica la scelta di anticipare proprio ora l’intervento. Il 2027 sarà l’anno delle elezioni e il Governo si trova oggi a fronteggiare il problema del caro carburanti, mentre il beneficio del taglio delle accise viene progressivamente ridotto. Nello stesso decreto, dunque, finiscono insieme il sempre più lieve sollievo alla pompa di benzina e quello, futuro, sul bollo auto. Qui, però, non vogliamo perderci in uno sterile dibattito se la tassa di circolazione dell’auto sia un’imposta giusta o sbagliata. Certo, a milioni di automobilisti farà sicuramente piacere non doverla più pagare, almeno per le utilitarie. La vera domanda da porsi è un’altra: quali sono, oggi, le necessità sociali che meritano la corsia dell’urgenza e una dotazione consistente di fondi?

Perché l’Italia ne ha alcune davanti agli occhi da anni: l’assistenza agli anziani non autosufficienti e la condizione dei familiari caregiver di persone con disabilità. Il paradosso è che di queste necessità ci accorgiamo davvero quasi solo quando esplodono nelle forme più drammatiche: una donna che uccide la madre malata di Alzheimer, una coppia che precipita nella disperazione davanti alla disabilità gravissima della figlia. Solo allora la parola «urgenza» torna nel dibattito pubblico. Certo, «liberare gli italiani da una tassa odiata» è una formula assai più semplice e accattivante di «rafforzare l’assistenza alla non autosufficienza». Lo slogan è molto più efficace. Il compito della politica, però, non dovrebbe essere soltanto quello di scegliere ciò che è più facile da comunicare o fa maggior presa sugli elettori. Ma riconoscere ciò che, nella vita concreta delle persone, non può più essere rinviato. E allora le vere domande per la legge di Bilancio diventano: quali necessità considereremo davvero urgenti? E quanto siamo disposti a investirci?
L’auspicio è che lo sguardo del Governo si alzi un po’ più in alto delle pompe di benzina. Per vedere fin dentro le case, dove ogni giorno milioni di famiglie si prendono cura dei loro anziani e dei figli con bisogni complessi. Perché non siano più lasciate sole. (“Avvenire” – Francesco Riccardi)

La qualità di una democrazia non si giudica soltanto nel giorno del voto, ma da come il potere viene gestito e dai diritti garantiti nei giorni successivi alle elezioni. Non so chi lo abbia affermato, ma il discorso non fa una grinza e può essere allargato anche ai pochi giorni prima del voto.

Se un governo spera di conquistare consensi varando in extremis provvedimenti propagandistici come l’eliminazione della tassa di circolazione degli autoveicoli vuol dire che ammette di essere alla frutta. È questa la riforma fiscale? Non azzardo pronostici, ma la reazione dell’elettore medio dovrebbe essere estremamente negativa: non ci vuole molto a capire di essere presi in giro.

Evidentemente la premier reagisce alle difficoltà rispondendo alla demagogia vannacciana con quella meloniana. Siamo solo agli inizi della campagna elettorale, anzi non vi siamo ancora nemmeno entrati, e, se la giornata si giudica dal mattino, prepariamoci al peggio. D’altra parte tutta la politica del centro-destra è stata improntata alla comunicazione: se togliamo quella non ci resta niente. È il caso di dire: sotto il vestito (della propaganda) niente.

La campagna elettorale di Achille Lauro (noto come “il Comandante”), armatore e leader monarchico candidato a sindaco di Napoli negli anni ’50, consisteva nel regalare una scarpa sinistra prima del voto e promettere quella destra solo a elezione avvenuta.

Donald Trump promette 5.000 dollari a ogni adulto statunitense se i repubblicani riusciranno a mantenere il controllo di Camera e Senato alle elezioni di metà mandato di novembre. Il presidente ha lanciato la proposta durante una convention repubblicana a Dallas, in Texas, dove ha cercato di rilanciare la sua base in vista del voto.

Ebbene la logica è sempre la stessa: quella di Giorgia Meloni è riveduta e ammodernata rispetto a quella pittoresca di Lauro, più sobria e realistica di quella trumpiana.

Auspico che il centro-sinistra, non potendo basare la propria campagna elettorale su marchette governative, non ripieghi sul fumo delle passerelle primarie, dimenticando la sostanza dei bisogni primari, secondari e terziari dei cittadini.