È più importante la rappresentanza o la stabilità? Il mondo cattolico si interroga sulla legge elettorale. Tre voci con sfumature diverse: le Acli ritengono che il testo possa aggravare la crisi democratica, l’Ac invita a un supplemento di dialogo, Mcl vede i benefici di governi meno precari. Rappresentanza o governabilità? Anche il mondo cattolico, attraverso i leader delle associazioni e dei movimenti, si interroga sul quesito che fa da sfondo al dibattito sulla nuova legge elettorale, che a settembre vivrà il suo test decisivo al Senato, quando la maggioranza farà un secondo tentativo per reintrodurre le preferenze e in qualche modo “riequilibrare” il testo, che oggi prevede un ampio premio di maggioranza, listini bloccati e indicazione del premier. (“Avvenire” pubblica i diversi pareri provenienti dal mondo cattolico)
Che l’associazionismo esca dal buco dell’irrilevanza in cui i cattolici si sono infilati per affrontare le problematiche politiche ed impegnarsi su di esse è cosa buona, giusta, equa e salutare. Un po’ meno ammirevole è il partire dal fondo, vale a dire dalla legge elettorale, impantanandosi in teoriche disquisizioni per verificare se nasce prima l’uovo della rappresentatività o la gallina della stabilità.
Mi aspetterei uno sforzo molto più invasivo e produttivo che affronti i problemi reali elaborando proposte concrete sui temi e sugli schieramenti fondamentali della politica. A tale scopo non credo che servano molto le passerelle onnicomprensive del pur interessante meeting di Rimini…
In estrema ed esagerata sintesi, il mondo cattolico, basandosi sulla sua ispirazione, è rassegnato a fare da qualunquistica gamba alla destra o è interessato a provocare un pur problematico ed arduo confronto a sinistra? Non vorrei che il timore di anacronistici collateralismi finisse col portare nella notte della politica dove tutti i gatti sono bigi.
Don Andrea Gallo diceva: «Non mi curo di certe sottigliezze dogmatiche perché mi importa solo una cosa: che Dio sia antifascista!».
Siamo convinti che Dio sia antifascista? Siamo altrettanto consapevoli che la politica di destra punti ad una riedizione riveduta e (s)corretta del fascismo camuffata magari da “Dio, patria e famiglia”? Un frate bigotto disse una volta che Gesù siede alla destra del Padre, quindi… Guardiamo a cosa sta succedendo in Germania/Sassonia. Non so cosa stiano votando i cattolici da quelle parti. Temo che stiano sbandando: già votare per la CDU/CSU era piuttosto discutibile, figuriamoci votare per Alternative für Deutschland, un partito politico tedesco di estrema destra, considerato un partito nazionalista tedesco, nazional-conservatore, euroscettico e anti-immigrazione.
«L’AfD è palesemente di orientamento nazionalista ed etno-nazionalista. Per questa ideologia non c’è posto né dentro né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo, né nell’ebraismo, né nell’islam». Il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo Heiner Wilmer si è soffermato sul risultato elettorale in Sassonia-Anhalt. Il presidente dei vescovi tedeschi si è detto inizialmente senza parole: «Tuttavia, sono determinato nel mio agire futuro». Il presidente della Conferenza episcopale tedesca è intervenuto davanti a circa 600 ospiti del mondo politico, ecclesiale e civile in occasione del ricevimento annuale di San Michele a Berlino. Wilmer ha prima di tutto sottolineato: «Ci opponiamo quando la paura viene contrapposta alla solidarietà. Ci opponiamo quando le persone vengono messe le une contro le altre. Ci opponiamo quando le istituzioni democratiche vengono indebolite». Non si tratta, ha precisato, di politica di partito: «Il nostro metro di riferimento non è né la politica di partito né l’ideologia, bensì il Vangelo e l’inalienabile dignità di ogni essere umano che ne deriva. E sì, in questo senso possiamo e dobbiamo anche, talvolta, andare controcorrente». (“Avvenire” – Vincenzo Savognano, Berlino)
I cattolici di tutte le latitudini vogliono provare a lasciarsi mettere in discussione dalle provocatorie premesse evangeliche, senza puzza sotto il naso (mia sorella li chiamava “cattolici di merda”), rimboccandosi le maniche senza paura di schierarsi criticamente dalla parte dei poveri e di chi bene o male dovrebbe difenderli, evitando il rischio di essere progressisti sul piano della carità cristiana (solidarietà) e conservatori o addirittura reazionari sul piano delle scelte politiche (sicurezza a tutti i costi)?
