Cercasi lager in affitto

Più si ricompone, più si scompone il quadro delle relazioni con i partner europei sui migranti. Dalla decisione italiana di interrompere gli accordi di Schengen con la Spagna, a seguito dell’assalto a Ceuta, neppure sulla gestione dei richiedenti asilo si trova pace. Ancora in attesa di risolvere le questioni tra Roma e Madrid, arriva dalla Germania lo stop al trasferimento della ragazza somala di 22 anni che sarebbe dovuta rientrare oggi nel nostro Paese, grazie alla Chiesa evangelica di Norimberga (in Baviera), che le ha offerto asilo. Ma subito si è aperto un nuovo fronte con la Svizzera, pronta a rispedire nel nostro Paese i richiedenti asilo passati dall’Italia.

Così dopo Berlino, anche la Confederazione elvetica decide di applicare il nuovo Patto sui migranti. E la tegola dei “dublinanti” si fa ancora più pesante per il Governo Meloni, dopo che per quasi quattro anni la Svizzera aveva interrotto i trasferimenti dei migranti sbarcati sulle nostre coste, per poi scavalcare le Alpi. Ma ora la pratica corre veloce. «I primi voli sono stati prenotati», conferma alla tv svizzera-tedesca Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem). Precisamente per la fine di agosto. «È nell’interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato», continua la portavoce della Sem.

Ma in pratica, dall’insediamento dell’esecutivo di destra, la premier Meloni aveva bloccato tutte le riammissioni dei richiedenti asilo. L’adesione al nuovo Patto europeo sulla migrazione, però, riapre la strada ai trasferimenti. Anche se la risposta di Roma alla Svizzera è la stessa data alla Germania, ovvero che saranno riammessi solo i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, quando il patto è entrato in vigore. Baker però non concorda: «Le nuove procedure devono essere dapprima testate sulla base di casi attuali», spiega, sottolineando di non aver concluso con l’Italia alcun accordo che escluda dal rimpatrio i richiedenti asilo arrivati prima del 12 giugno. E secondo le autorità elvetiche potrebbero essere rimandate 652 persone. (“Avvenire” – Roberta D’Angelo)

Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo è entrato in vigore a tutti gli effetti il 12 giugno 2026, dopo l’adozione formale dell’Unione Europea. La riforma introduce norme più rigide e uniformi per la gestione delle frontiere esterne, procedure d’asilo accelerate, un nuovo meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri e regole mirate a prevenire i movimenti secondari non autorizzati.

Vengono spontanee due considerazioni. La prima riguarda l’incapacità da parte della UE di affrontare seriamente il problema migratorio al di là di velleitarie e scriteriate norme scaricabarile: un palleggio da uno Stato all’altro dei disgraziati che sostanzialmente nessuno vuole accogliere. È la vergognosa e incivile situazione: non si collabora per accogliere umanamente e integrare razionalmente, ma si litiga per respingere pregiudizialmente. Patti oscuri ed inumani, inimicizia e confusione certe.

La seconda riguarda il governo italiano che semina zizzania e raccoglie tempesta: i contenziosi sulla pelle dei migranti si susseguono, prima la Spagna, poi la Germania, adesso persino la Svizzera. Chi la fa l’aspetti. E i migranti? Nessuno li vuole, comunque arrivano, tutti li scansano e li sballottano di qua e di là, come se fossero dei rifiuti da far sparire. “Cme i rosp al sasädi”.

Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri che introduce ufficialmente i return hubs, ovvero centri di rimpatrio in Paesi terzi extra-UE. Sostenuta fortemente dall’Italia sul modello del protocollo Italia-Albania, questa linea comune punta ad accelerare le espulsioni dei migranti irregolari.

Sembra che il punto strategico unificante sia quello di collocare i migranti fuori dai confini europei in lager concordati coi i Paesi di origine e/o provenienza: un’assurda pantomima con cui l’Europa scarica gli ospiti sgraditi e di troppo considerati irregolari (è regolare morire di fame, di torture e di guerre?), ma soprattutto tacita e scarica la propria coscienza.

Ricordo cosa combinava un mio conoscente impegnato in un’assurda gara contro l’invasione dei topi: riusciva faticosamente a intrappolarne alcuni, ma non aveva il coraggio di ucciderli e li portava in campagna…Tornato a casa restava con un palmo di naso alla presenza di altri topi e nella sua ingenuità pensava che si trattasse di quelli appena allontanati e in rapido rientro dalla campagna in città. “Ien stè pu svelt che mi…” concludeva con goffa rassegnazione.